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lunedì 13 luglio 2020

PANDEMIA E ISOLAMENTO
di Vinicio Verzieri

Vinicio Verzieri
"Irrealismo"

Cari, oggi 5 maggio, mi decido di scrivervi da casa mia, dopo un isolamento che dura da oltre due mesi. Questa solitudine forzata non mi affrange, anzi mi ha rimesso in piena comunione con me stesso. Coltivo le mie letture, anche se ho una gamma ristretta di scelta, la migliore risulta la rivista dove collaboro, crea evasione di pensiero e ricrea lo spirito allargando l’intelletto. 
Gli altri libri sono un poco deprimenti, tra questi “Drammi” della russa Irina Denekina, che descrive il disfacimento dei giovani; di Fiodor Dostoevskij con “La storia di una donna” dove la miseria e il dolore scendono a pioggia di lacrime, anche se è scritto in modo impeccabile; la mia scrittrice preferita Sylvie Germain, con “Il libro delle notti”, tra fantasia e realtà descrive una ecatombe. Trovo repulsione al negativo, ho sempre amato il bello e il buono, ma per amore per la letteratura e il saper, mi sforzo di leggerli a rilento.
Non mi manca la forza che ho represso per molti anni per la creatività e, anche se lo spazio e mezzi sono scarsi, mi sono cimentato a realizzare una piccola scultura con materiali miseri, ma ciò che conta è il contenuto.
Nei momenti in cui sono a letto e l’imprevisto della spinta interiore mi induce a scrivere, la penna spesso va in bianco, perché usata in orizzontale. Sono soddisfatto della scorrevolezza di essa che pare non sia io a guidarla per quello che traduce proveniente dalla mano Divina. Alcuni versi poetici li ho pubblicati su Facebook, con buon esito di consensi, anche inaspettati. Anche in prosa sono riuscito a estrinsecare due racconti non legati ai fatti, bensì al mondo dei valori letterari, dove a parlare è prevalentemente lo spirito. Non è che mi è mancata molto la natura, dal mio balcone ho visto il ritorno di un cigno bianco che chiede l’elemosina, delle rondini, di una nutria e i soliti piccioni e anatre germaniche anche con gli anatroccoli. Il Naviglio ha alternato acque basse e stagnanti ad alte a pieno bacino, tra il torbido e il limpido da consentire la vista di numerosi pesci. Ho pensato ad Alda merini, che se fosse vissuta con la mia veduta dal balcone, da San Eustorgio a est e San Cristofaro all’altro estremo, avrebbe condotta una vita di certo migliore. Il suono delle campane della chiesa dirimpettaia, che ammiro per la sua cupola con lucernaio, il campanile e la facciata mai completata, ma col fascino della semplicità del mattone nudo, scandisce il tempo e riempie, con la finestra aperta la stanza, con ampio gradimento.
Vinicio Verzieri
"Senza dubbio"

Non so quanto vi possa interessare quanto sto scrivendo, ma i fatti esterni sono vietati e circondati da silenzio e solitudine. Il maggior tempo lo dedico al lavoro al computer col quale riordino e trascrivo i miei numerosi scritti accumulati nei contenitori con foglio sparsi, blocchetti notes e quaderni.
Ho avuto la forza inaspettata di riscrivere un testo teatrale smarrito e raggruppato tutta la produzione teatrale, pronta per la rilegatura.
Ho dipinto un quadro astratto ad alio e acrilico su cartone pressato e un altro su cartoncino e poi li ho pubblicati su Facebook per sondare il gradimento e anche per educare alla lettura del mio linguaggio fuori da ogni scuola o corrente. Quasi ottimo il risultato d’apprezzamento.
Mi manca la musica esaltante da sottofondo e compagnia, mi debbo accontentare di quella classica emessa dalla mia gracchiante e vecchia radiosveglia. Mi faccio i miei quattro passi del dopo cena da una stanza all’altra, guardando l’orologio, almeno per un’ora.
A letto conto e riconto gli spigoli delle pareti e dell’arredo, ridisegno il lampadario innumerevoli volte ammirando il bianco e le sue ombre. Faccio delle considerazioni e analisi d’ogni genere al mio quadro poggiato su un pensile sopra il computer, a fianco vi è la mia bottiglia di ceramica da collezione circondata da sassi di varie forme, dimensioni e colori.
Ricuso i notiziari assillanti dei mezzi di comunicazione, i quali propinano contraddittori notizie degli esperti con immagini deprimenti. Non parlo del vomitevole rigurgito dei comportamenti dei politici. Aborro le falsità, le ingiustizie, la violenza anche verbale per l’accaparramento del potere e l’arricchimento ai danni del popolo. Il peggior disgusto umano proviene da questi amministratori del mondo.
I pochi passanti distraggono e fra essi provo piacere nel vedere le armonie formali di alcune donne.
Certamente voi avete di meglio da dirmi, io ho un mondo limitato. Respiro profumi primaverili e aria non inquinata, silenzio di rispetto è diffuso nella città e godo la luce solare che riscalda anche lo spirito, prima del tramonto.
Sui balconi e finestre alcune bandiere e striscioni con scritti d’ottimismo e arcobaleni e affacciati giovani coppie coi figli che, alle ricorrenze di qualche evento, cantano e battono le mani.


Ogni tanto interrompo il pesante lavoro al computer e fotografo prevalentemente la veduta dove c’è il ponte, che di recente hanno dedicato alla Merini, per cogliere quelle luci che di solito mi sono negate. Ho fatto due riprese con la mia mini cinepresa con un giro di 180°, una delle quali l’ho pubblicata sempre su Facebook e mi hanno detto che l’hanno visto su una tivù nazionale. Un poco per muovermi e riscaldarmi, mi alzo dalla sedia di lavoro e mi affaccio al balcone per respirare aria all’aperto e, in un paio di circostanze, mi hanno intervistato per dei documentari televisivi.
Ovviamente non vi riferisco i miei pensieri e sentimenti, perché suppongo non siano di vostro interesse e, inoltre, vi annoierei.
Al risveglio della pennichella pomeridiana, consulto le email e altro col tablet e mi soffermo per fare considerazioni. Tra i pochi passati, il via vai dei distributori di cibo con biciclette e atri mezzi, infaticabili, che si fermano per consultare i telefonini.
Ho fatto telefonate a parenti e a tutti i conoscenti soprattutto bisognosi, ma non ne ho ricevute. Lo strumento diabolico, come lo definiva il mio amico, mi ha fatto dei capricci che mi hanno raddoppiato il lavoro e, quanto sto riordinando degli scritti, più li smaltisco e più ricrescono.
Dei sintomi di malessere a volte mi spaventano e per fortuna scompaiono presto. Non mi dilungo oltre, vi saluto con grande affetto e mi scuso per la pesantezza. Oggi non si spediscono più le lettere, ci sono mezzi di comunicazione con tutte le parti del mondo in tempo reale, pertanto questo scritto lo relego nel cassetto, perché a molti amici scomparsi non lo posso inviare.