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giovedì 23 luglio 2020

SALA DEL GRECHETTO. VINCE LA CITTÀ
di Vittoria Orlandi Balzari

Particolare dei dipinti 

Il Grechetto torna a casa: il lieto fine di una odissea
durata quasi 2 anni

L’altro ieri il giornalista Pierluigi Panza nel suo articolo sul Corriere della Sera ha annunciato ufficialmente che la Commissione di esperti incaricata dal Comune di Milano della destinazione delle tele che ornavano la sala conferenze chiamata “Sala del Grechetto” della Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani debba ritornare nella sua sede storica. Si è saputo inoltre che attualmente le tele si trovano all’Ansaldo per il necessario restauro.
Mi sono pubblicamente battuta in difesa del ritorno delle tele di Orfeo alla “loro” Sala del Grechetto, assieme ad altri illustri studiosi, primo tra tutti il professor Morandotti; alla fine il buonsenso ha prevalso su qualsiasi altra ragione.
Ciò che conta è che un bene della comunità cittadina sia restituito ad essa e ricollocato nell’unica sede possibile, cioè Palazzo Sormani, da più di mezzo secolo la biblioteca dei milanesi.

Veduta della Sala

Le tele seicentesche che narrano la favola di Orfeo (e non solo) appartengono a questo edificio storico di Porta Vittoria da ben prima che divenisse sede della Biblioteca centrale comunale, dove generazioni di studenti si sono preparati agli esami universitari, studiosi hanno fatto lunghe ricerche bibliografiche, semplici pensionati hanno letto riviste e quotidiani ecc. La Sala del Grechetto, ossia così chiamata in virtù della attribuzione storica del ciclo al pittore genovese Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, che si trova al primo piano della nostra biblioteca, accedendo da una monumentale scala, dove i più autorevoli autori hanno presentato i loro scritti e si sono tenute tante conferenze di alta cultura, è stata allestita con le tele suddette nel suo aspetto definitivo nel 1907, quando il palazzo apparteneva ancora alla nobile famiglia dei Sormani Andreani, al cui cognome avevano da poco associato quello dei Verri, altrimenti estinto con la morte dell’ultima discendente, loro madre. È proprio in virtù dell’allestimento di più di un secolo fa che non sarebbe stato possibile cambiare sede alle tele e metterle in una sequenza diversa. Le motivazioni sono essenzialmente tecniche e oggettive: le tele furono create a metà Seicento per ornare un palazzo sito nell’attuale via Monte Napoleone e distrutto dai bombardamenti del 1943 che allora apparteneva ai Visconti del ramo di Carbonara.

Uno scorcio della Sala

La sequenza originale delle tele non era questa che vediamo perché erano maggiori sia le dimensioni della sala per la quale furono dipinte sia il numero delle finestre rispetto a quelle di Palazzo Sormani. Quando Carolina Verri si trovò costretta a vendere il palazzo di famiglia in via Monte Napoleone, nel 1877, volle far trasferire le tele nell’attuale edificio, dove abitava col marito, Alessandro Sormani Andreani, e i loro figli. Per trent’anni però le tele non erano riuscite ad essere rimesse a muro proprio perché in Palazzo Sormani non c’era una sala identica a quella originaria. Solo dopo la morte di Carolina, nel 1904, i figli decisero di affidare le tele, conservate in uno sgabuzzino, all’architetto Mainoni e la sua équipe di restauratori-pittori affinché  adattasse le tele alle misure e alle aperture (finestre e porte) dell’unico salone che per capienza si avvicinava a quello di Palazzo Verri. Come in un grande collage, l’architetto si è trovato a far tagliare e riassemblare le tele, in parte stravolgendo la disposizione primitiva, riducendo le dimensioni di alcune, escludendone altre e soprattutto integrandole per dare un senso di uniformità all’insieme definitivo.

Il volume della Balzari
dedicato al Grechetto

Il tentativo, lodevole, di ricreare la sequenza esatta delle tele nella mostra dal titolo “Il meraviglioso mondo della natura” (2019), seguendo in parte la ricostruzione da me proposta nel mio libro “L’Incanto di Orfeo” (2018)  ha avuto il merito di mettere in evidenza le incongruenze e le misure discordanti dovute proprio agli interventi di taglio e integrazioni d’inizio Novecento. Anche con un restauro massivo che avrebbe cancellato le integrazioni novecentesche rischiava di aumentare, peggiorare anziché migliorare la percezione globale dell’opera rendendo le lacune dovute al “collage” di cento anni fa ancora più evidenti. Ammesso, parlando per ipotesi, che il restauro fosse stato eseguito con tali accorgimenti da non depauperare ulteriormente la superficie pittorica, già compromessa e che necessita invece di un serio restauro conservativo, rimaneva il problema della collocazione delle tele nella sequenza ricostruita, cioè una sala in tutto e per tutto identica a quella originaria di Palazzo Verri, che non esiste più.

Vittoria Orlandi Balzari
che si è battuta come noi in favore
del ritorno delle tele al Grechetto

Durante l’incontro pubblico a Palazzo Reale organizzato dall’assessorato alla cultura milanese sono state messe a confronto le varie opinioni degli esperti in materia, tra chi immaginava di creare un grande nuovo polo museale diffuso, trasferendo altrove sia l’Università Statale dalla Ca' Granda sia la biblioteca centrale da Palazzo Sormani e magari inserendo le nostre tele nella crocera dell'ex ospedale, chi sistemarle nel salone di palazzo Dugnani (non molto in sintonia con gli affreschi di Tiepolo sul soffitto) pur avendo anche questa sala maggiori dimensioni e aperture incompatibili con il ciclo di Orfeo, chi al Castello Sforzesco (in virtù del fatto che aveva ospitato le tele durante la Seconda Guerra Mondiale per salvarle dai bombardamenti), chi al Museo di Storia Naturale per evidenti motivazioni zoologiche e botaniche, chi addirittura prospettando un nuovo edificio (magari generosamente progettato pro bono da qualche archistar) per contenerle. Anche la sensatissima, ma non apprezzata proposta, arrivata dal pubblico di lasciare in modo permanente le tele nell’apparato effimero costruito per la mostra suddetta, si è rivelata inattuabile perché il salone delle Cariatidi costituisce lo spazio espositivo più utilizzato per le mostre di Palazzo Reale.
Finita la mostra e smontate le tele, per mesi ci si è domandati quale sarebbe stato il loro destino: l’unico dato certo emerso era che le tele avrebbero dovuto trovare una nuova sede, contro ogni logica e contro le petizioni cittadine che chiedevano il loro ritorno alla Sala del Grechetto.
Da un paio di mesi però giravano voci circa un ipotetico ritorno nella loro sede storica ma senza comunicazioni ufficiali da parte della Giunta. Ora finalmente la certezza tanto agognata, pur con qualche adattamento: la Sala del Grechetto (meglio dire di Orfeo) verrà convertita da sala conferenze a spazio musealizzato insieme allo scalone di accesso.
È con gran gioia, mia e di coloro che non hanno smesso di sperare, che presto potremo dire: bentornato a casa Orfeo.