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sabato 8 agosto 2020

AGOSTO
Grafica di Giuseppe Denti

“Odissea” pubblica tutto su militarismo, guerra, armi e politiche di devastazione degli Stati, non sta a sottilizzare. Ci piacerebbe però, magari ogni tanto, leggere anche del militarismo russo, cinese e via di seguito. Per evitare di essere strabici.

È un Agosto, questo del 2020, davvero particolare con la pandemia ancora attiva nel mondo anche se assai meno aggressiva e letale. Il coronavirus non smette di ricordarci che la libertà di ciascuno non può e non deve danneggiare quella del prossimo. La si dovrebbe esercitare in equilibrio “con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri” (Presidente Sergio Mattarella, 31 luglio 2020).
Quando una parte della rappresentanza politica, assieme ad alcuni virologi e giuristi e intellettuali, esibisce in Senato teorie strampalate sulla pandemia, negazioniste e complottiste, si usa il diritto di libertà ad libitum e si finisce per   disorientare e confondere l’opinione pubblica. Tra gli obiettivi di tali comportamenti c’è quello di puntare al consenso di cittadini sprovveduti stressati e impauriti. È un atto di grave irresponsabilità che sa non solo di grottesco, ma inquieta e preoccupa anche per la sede istituzionale in cui si è svolto.
Agosto, il mese principe delle vacanze e del meritato riposo e del desiderato svago, è purtroppo diventato il periodo in cui si sono concentrati eventi drammatici e di violenza inaudita nel corso degli ultimi settantasei anni di storia contemporanea, in particolare di quella italiana.


Il 2 Agosto 1944, 3000 zingari di etnia rom e sinti, tra i quali moltissimi bambini, vengono eliminati nei forni crematori di Auschwitz Birkenau. Perciò il 2 Agosto è il Giorno della Memoria dei rom e dei sinti. Non dimentichiamo che più di 500.000 zingari furono sterminati nei campi di concentramento nazisti.


Il 10 Agosto 1944, Milano, Piazzale Loreto. I fascisti della famigerata legione Muti, al servizio dell’esercito tedesco e della sicurezza nazista, compiono l’ennesimo eccidio: 15 partigiani e militanti antifascisti vengono prelevati dal carcere di San Vittore e fucilati a Piazzale Loreto. I loro corpi vengono esposti al ludibrio pubblico come monito a desistere dalla lotta partigiana e resistenziale, che invece si intensifica e si generalizza fino alla liberazione dal nazifascismo e alla conquista della libertà.
Al Monumento di Piazzale Loreto ogni anno, il 10 Agosto, si commemorano i 15 martiri della libertà in due momenti: al mattino la cerimonia ufficiale, a sera la manifestazione antifascista.

Questa è Hiroshima, meditate

Il 6 e il 9 Agosto 1945, l’Aereonautica militare statunitense sgancia bombe nucleari su Hiroshima e su Nagasaki. Le due città vengono letteralmente bruciate in un lampo: 300.000 morti ed effetti devastanti sulle persone sopravvissute e sul territorio. Finale terribile della Seconda guerra mondiale che poteva essere evitato. Infatti la Germania nazista era stata sconfitta e il Giappone, suo alleato, poteva essere piegato senza usare la nuova arma: quella nucleare, che ha aperto scenari apocalittici sul destino dell’umanità.


Oggi le maggiori potenze nucleari (USA, Russia, Cina, Francia) detengono la stragrande quantità dei 13.400 ordigni nucleari censiti, spada di Damocle sul mondo intero, minaccia annientatrice alla vita umana sul pianeta.
Gli USA continuano ancora oggi a tenere circa 150 testate nucleari in Europa, di cui una quarantina in Italia nelle basi di Ghedi e di Aviano.
Quando i Paesi europei, e l’Italia in primis, si libereranno dalla subalternità agli USA? Quando l’Italia e l’Europa conquisteranno piena libertà, indipendenza, unità politica e autonomia democratica?
Per il futuro dell’umanità è necessario e urgente favorire con tutti gli strumenti pacifici possibili il processo, che si è avviato, di denuclearizzazione. Occorre consolidare ed estendere lo sviluppo di un’opinione pubblica mondiale consapevole e impegnata in un esteso movimento pacifista di democrazia partecipata.


Al primo posto vanno messe due condizioni preliminari.
1). La denuclearizzazione, a partire dal Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN) firmato all’ONU il 7 luglio 2017 da 40 Stati. Esso non ha ancora valore giuridico perché mancano all’appello molti Paesi e, cosa gravissima, non hanno firmato le maggiori potenze. Purtroppo anche l’Italia, violando l’art. 11 della nostra Costituzione, non ha aderito, nonostante i numerosi appelli di comitati e reti per la pace.
2). La riconversione ecologica dell’economia mondiale contestualmente alla politica di giustizia sociale. Lo sfruttamento insensato delle risorse naturali e quello spesso disumano dei lavoratori e delle persone portano al degrado ambientale, ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze insostenibili e all’impoverimento sempre più diffuso e impongono il superamento del capitalismo neoliberista e una netta ripresa del ruolo degli Stati e della cittadinanza attiva e consapevole e degli Organismi internazionali a partecipazione democratica.


Agosto è il mese della strage di Bologna. L’orologio della stazione si ferma alle ore 10.25 del 2 Agosto 1980: una bomba nella sala d’aspetto della seconda classe esplode e distrugge un’intera ala della stazione. 85 morti e 200 feriti. A 40 anni di distanza ancora si cercano i veri responsabili e i mandanti. È certo da subito, ed è ormai accertato, che la strage è di matrice fascista. Ed è eterodiretta da settori dello Stato e dall’organizzazione massonica P2, con intrecci mafiosi e collegamenti con i servizi segreti statunitensi e della NATO.
L’Italia, con la Grecia che subisce la dittatura dei colonnelli, è nell’occhio del ciclone sotto il controllo degli USA e della NATO. È Paese di confine ed è strategico nel Mediterraneo e nell’area sud dello scacchiere della divisione del mondo in due blocchi. Ai comunisti e alle sinistre deve essere impedito, costi quello che costi, l’accesso al governo del Paese.
La strage di Bologna segue e precede altre orrende stragi. L’elenco è tremendamente lungo e fa del nostro Paese un caso unico in Europa. Si comincia con Portella della Ginestra (1° maggio 1947) mentre si scrive la Costituzione, si riprende alla grande con Piazza Fontana (1969) e si continua con Gioia Tauro (1970), Peteano (1972), Questura di Milano (1973), Brescia, Piazza della Loggia (1974), Ustica (1980), treno rapido 804 (1984). Il quadro si fa ancora più fosco se si aggiungono le stragi di mafia, in cui, e anche in queste, si intrecciano responsabilità politiche non solo fasciste, ma anche di destra in combutta con pezzi dello Stato.
Basta e avanza per tenere viva la memoria e coltivare la ricerca continua di verità e giustizia. Per rafforzare la consapevolezza che non si sono fatti i conti col nostro passato fascista e che il neofascismo è vivo in mezzo a noi, col sostegno di forze di destra retriva e di gruppi delle classi dominanti politiche ed economiche mischiati con settori degli apparati statali e della criminalità mafiosa organizzata. Questa continuità, non ancora rotta, contribuisce fortemente a rallentare e anche a bloccare lo sviluppo democratico del Paese e a violare con ogni mezzo la Costituzione antifascista della Repubblica Italiana.


Beirut esplode.
4 Agosto 2020 Beirut esplode. Salta in aria, al porto, un deposito di 2750 tonnellate di nitrato di ammonio. La città, già colpita gravemente dalla pandemia, è distrutta e sconvolta. I dati provvisori dicono 137 morti, 5.000 feriti, 300.000 sfollati. L’Italia, presente in Libano con un contingente di 1.500 militari sotto il comando ONU, dà un contributo importante a mantenere una certa stabilità nel Paese dei cedri. Con questo eccidio la situazione diventa ancora più complicata e letteralmente esplosiva. Un altro tassello del puzzle mediorientale è saltato. L’intero Mediterraneo brucia. È ormai l’area più colpita da guerre e da scontri di interessi globali, dalle crisi economico-sociali e dall’esodo di profughi e migranti.
Sono evidenti le responsabilità delle grandi potenze, a cominciare dagli USA che innescarono nel 2003, con la guerra all’Iraq, una permanente destabilizzazione dell’area. Purtroppo l’Europa non riesce e non sa trovare una linea politica che dia un contributo autonomo per uno sviluppo pacifico del mediterraneo. L’Italia è la più esposta, una specie di ponte nel mare nostrum. Per questo dovrebbe darsi una “missione” alta, cioè quella di definire una politica attiva da protagonista sia nelle relazioni diplomatiche che in quelle economiche sociali e culturali. E distinguersi positivamente negli aiuti e nelle iniziative di accoglienza dei migranti e dei profughi, e nelle relazioni che favoriscano i processi di democratizzazione dei paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo, ed ostacolino le involuzioni liberticide e dittatoriali. Queste mie ultime considerazioni rimangono purtroppo più un auspicio che una possibilità concreta, nell’attuale condizione assai critica e precaria in cui si trovano l’Italia e l’Europa.
Giuseppe Natale
Presidente Anpi Crescenzago