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giovedì 27 agosto 2020

TIVÙ SPAZZATURA
di Cataldo Russo



Sono quasi le undici di sera e ho trascorso più di due ore a fare zapping da un canale all’altro alla ricerca di qualcosa di interessante. Niente! Solo spazzatura, pettegolezzo, telefilm che esaltano lo spirito yankee, giochi a quiz, nudità mozzafiato, falso pathos e false liti familiari e di vicinato retribuite con soldi pubblici. Alla fine, ripiego su Rai Uno e chi spunta dal cilindro del prestigiatore? Lui, Brunone nazionale, salariato fisso del video, ultrasettantenne, in Rai dal 1968 e con cachet da capogiro. È terribilmente di parte, amante delle verità preconfezionate e paladino del comune buonsenso e, perciò, inamovibile, con schiere di politici che fanno la fila per essere invitati alla sua trasmissione Porta a Porta, considerata da molti media la terza camera del Parlamento A me francamente la trasmissione non dice nulla: vecchia la formula, vecchio il modo di condurre le interviste, banali i pareri degli esperti e strumentali i propositi. Sono più di cinquant’anni che il tuttologo Vespa galleggia sul cadavere putrefatto del compromesso e del vogliamoci bene. Cinquant’anni che entra nelle nostre case con il suo fregar di mani e il sorriso che assicura tutti e non fa dormire sonni tranquilli a nessuno.


Cambio su Rai Due e chi si vede saldamente incollato sulla poltrona? Ma semplice…! Fabio Fazio, coniglio con la licenza di apparire un leone. Il “ragazzo” caro a dalemiani e veltroniani è in Rai dal 1982/83. Altro salariato fisso, altro lacchè della politica, scriteriatamente retribuito con soldi pubblici e con cifre in euro abbondantemente con sei zeri. Gli ospiti sono i soliti lottizzatori di salotti e programmi televisivi: attori, direttori di giornali e di testate televisive e radiofoniche, presentatori, politici, cabarettisti, comici. E poi l’ospite fissa, lei, la Lucianina, come la chiama trottolino amoroso facendole le coccole, il cui umorismo, se depurato dalla parolaccia, non farebbe ridere nessuno. Nella realtà gli ospiti di Fazio sono per lo più persone giunte al capolinea, che hanno poco o nulla da dire e che, perciò, si rifugiano nella banalità degli aneddoti o esaltano episodi di vita di cui, francamente, non dovrebbero fare mostra, per apparire brillanti.


Allora giro su Canale 5 e chi appare radiosa e serafica, spianata da chili di make-up? Ma lei, la Barbarella nazionale con il suo programma “Live: non è la D’Urso”, altro contenitore di spazzatura, altro vespaio di pettegolezzo, altri pareri strumentali che raramente superano il raggio del naso. La trasmissione è un defilé di falsità, nonsense e banalità, Anche lei è entrata prepotentemente nelle nostre case dagli anni ’70 in avanti e non ne è più uscita alternandosi fra reti Rai e reti private. Il tratto più saliente delle sue conduzioni è l’ipocrisia, ambito nel quale ha pochi rivali. Non è possibile che una donna priva di valori veri possa apparire alternativamente sbarbina e saggia, saccente e oca, tuttologa e svampita, furba e ingenua… Uno schifo!


Ancora zapping e finisco su Rete 4. Oh, dio! Paolo del Debbio! Più in basso di così non si può cadere. Del Debbio è terribilmente di parte. Fa politica apertamente, ma questo non sarebbe una colpa se la facesse come cittadino o politico, non come conduttore che, in quanto tale, gode dell’accreditamento dello schermo poiché, è risaputo, per molti ciò che dice la televisione è verità, oro colato. Gli ingredienti che usa sono ancora più abusati e stantii e proprio per questo più pericolosi. Le solite schermaglie dei pareri contrastanti, la solita presenza di politici che dicono bianco e altri che dicono nero. E i soliti “saggi” come la Santanché, Sallustio, Salvini, Vittorio Feltri, Bel Pietro, Senaldi, Sgarbi, ecc. che credono di dire cose interessanti ma che di fatto non fanno altro che vomitare improperi e dire bugie senza alcun ritegno. Il guaio è che quest’uomo senza qualità ha il potere di fare opinione pubblica e indirizzare il voto. Un’autentica iattura.


Schiaccio ancora tasto e finisco su “Non è l’Arena” con quell’autentico paladino di coraggio, ardimento e azzardo che è Massimo Giletti, altro coniglio con licenza di atteggiarsi a lupo, altro monumento di ipocrisia che ama accreditarsi come sincero e ardimentoso cavaliere di ventura, quando invece il tratto che meglio lo distingue è la falsità e la codardia. Anche lui promette verità strabilianti, testimonianze uniche, rivelazioni sensazionali, ma alla prova dei fatti solo banalità e annunci. A sentirlo blaterare devo riconoscere che riesce a catturare l’attenzione del pubblico, ma non appena il gioco si fa palese, il programma si rivela essere la fotocopia di altri programmi. Insomma, una minestra riscaldata. Lui poi è arrogante e maleducato, interrompendo chi non gli è gradito. Gli unici che lascia parlare a ruota libera sono Salvini, Meloni e fascisti e sovranisti vari. La maggior parte degli ospiti che invita sono faziosi, impegnati più a denigrare che ad informare. Insomma, Giletti, al di là di come se la tira, è un urlatore da mercato.


Sempre facendo zapping, finisco casualmente su “Stasera Italia” condotta da Veronica Gentile, precoce persino nel cambiarsi i pannolini da sola. Altra cuoca di minestre riscaldate, di format superati. Rimango un po’ perplesso perché la sera precedente la trasmissione era stata condotta da quell’autentico monumento di comune buonsenso che è Barbara Palombelli: sbarbina e casual di pomeriggio, truccata e vestiti classici di sera. Il dover andare per più volte al giorno da parrucchieri e truccatori non può non avere risvolti psicologici, tanto da apparire compunta laddove dovrebbe essere felice, e allegra quando bisognerebbe essere compunti. Anche questo programma più che informare disinforma e più che cercare la verità la altera e la trasforma ad uso proprio.


L’elenco dei programmi spazzatura è lungo, ma non vorrei omettere di citare “Quarta Repubblica” condotto da Nicola Porro, e “Fuori dal coro” affidato al demagogo per antonomasia, Mario Giordano, sempre pronto a sputare veleno in falsetto su tutto e tutti.  La verità è che la televisione oggi è venuta a connaturarsi come un vero e proprio polipo che con i suoi tentacoli tiene avvinti allo schermo milioni di persone. E ci riesce quanto più propone pettegolezzo, volgarità, slogan, giochi a premi e programmi privi di contenuto.


Ma la cosa più raccapricciante è che anche quelle trasmissioni tipo Piazza Pulita, Carta Bianca e Dimartedì che si sono accreditate come programmi di qualità o di approfondimento, si basano fortemente sulla tecnica dei pareri contrapposti di “altisonanti esperti” e usano gli stessi ingredienti stantii delle altre trasmissioni per tenere avvinti allo schermo milioni di spettatori, perché in fondo non conta quello che si dà e ciò che le persone capiscono e apprendono e come si relazionano con l’informazione, ma quante di esse rimangono incollate allo schermo per il tempo in cui dura il programma: il dio share!


La televisione, ancor più che la religione, oggi è l’oppio dei popoli, capace di ipnotizzare milioni di persone dicendo loro in che cosa credere, cosa fare, come votare, cosa vedere, cosa mangiare e indossare e via discorrendo. La televisione è una grande illusione, un sogno collettivo che fa credere alle persone di essere informate quanto più vivono nella cecità più profonda, espropriate come sono del diritto di pensare con la propria testa e di farsi un’opinione personale, giusta o sbagliata che sia.


Sarebbe sbagliato, però, dire che la colpa è solo di conduttori e giornalisti. Questa informazione nasce da un patto scellerato fra politica e media. In un momento in cui i politici non riescono più a mobilitare le masse con i comizi nelle piazze e la cui credibilità è fortemente in crisi per i comportamenti negativi e contraddittori che pongono in essere, l’unico modo che hanno per avere visibilità è la presenza in queste trasmissioni diventate ormai passerelle di società di mutuo soccorso, il cui scopo è quello di mantenere in auge persone le cui azioni non andrebbero oltre la punta del naso e i cui talenti sono inesistenti.