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lunedì 14 settembre 2020

CARO MINISTRO


Lettera aperta al signor Ministro
Spett. Ministro della Salute Roberto Speranza

Quello che scriviamo a lei e al governo che rappresenta è un atto di accusa per l’ingiustizia che subiscono soprattutto i lavoratori e le lavoratrici del settore della sanità privata. Gli operatori della sanità, così esaltati dai media come eroici nel momento in cui hanno dovuto, malgrado le gravi difficoltà che sappiamo, affrontare la fase critica della pandemia nell’interesse generale, una volta calato il sipario si sono visti trattare come prima, cioè male, anzi molto peggio di prima. In diverse situazioni si è approfittato, ci riferiamo particolarmente nel settore della sanità privata, della pandemia che sospendeva i diritti di sciopero e di mobilitazione, per cambiare in modo peggiorativo il contratto di lavoro. È quanto è accaduto all’Istituto della Sacra Famiglia di Cesano Boscone (MI) che dei due contratti presenti in azienda, Aris e Uneba, è stato cancellato dalla Direzione aziendale quello più oneroso, con conseguenze nella riduzione del salario e dell’aumentando l’orario di lavoro da 36 a 38 ore settimanali.
Questo è avvenuto perché le vostre leggi lo permettono, dando il potere di arbitrio ai datori di lavoro, come avviene nel settore della sanità privata, di introdurre due o più contratti divisivi all’interno della stessa azienda, pur facendo le stesse mansioni, e di sostituire ai propri dipendenti i contratti di lavoro in modo peggiorativo.
L’intesa raggiunta successivamente in tale Istituto sottoscritta dai sindacati Confederali (Cgil, Cisl, Uil) con alcune integrazioni salariali, non compensano le perdite subite e il peggioramento delle condizioni di lavoro. La riduzione dei diritti e l’attacco alla dignità dei lavoratori, trattati come merce, ratifica l’ingiustizia subita.
Come Unione Sindacale Italiana, il sindacato con maggior numero di adesioni nell’Istituto, anche se non riconosciuto dall’Azienda (ne riconosce solo i delegati eletti nelle RSU) tale accordo non l’abbiamo accettato, opponendo mobilitazioni (pur penalizzati del Covid) ed anche ricorsi legali.
Ma quello che soprattutto vorremmo evidenziare ancora è l’enorme insopportabile ingiustizia delle vostre leggi che permettono scempi del genere, passando in modo arbitrario sopra le regole più elementari della stessa contrattazione.
È una enorme ingiustizia sociale che un datore di lavoro possa decidere quale contratto gli conviene applicare ai suoi dipendenti, perfino introdurre nella propria azienda più contratti per dividere e indebolire i propri dipendenti, per esercitare un vero e proprio ricatto su di loro.
È quello che permettono di fare le vostre leggi.
Quando nel 3 luglio 1993 le parti sociali (Governo, Associazioni datoriali e Sindacati Confederali) sottoscrissero l’intesa definita “Per la politica dei redditi” a spese dei lavoratori si garantiva almeno che ogni categoria doveva avere un unico contratto di lavoro. Come mai oggi assistiamo alla presenza di un arcipelago di contratti di lavoro, uno peggio dell’altro, presenti nella sanità privata? In tanti oggi parlano, perfino esponenti del governo, della necessità di riduzione delle disuguaglianze sociali, ma quello che avviene in pratica, come stiamo costatando, è l’esatto contrario: la riduzione dei diritti dei lavoratori e lavoratrici per parificarli con quelli che ne hanno meno e tutto con la complicità delle leggi in vigore.
Come è possibile che si permetta alle aziende della sanità privata la parificazione con la Sanità Pubblica, attraverso l’accreditamento con il Ssn (Servizio Sanitario Nazionale) senza porre condizioni che impediscano l’utilizzo di contratti di lavoro con costi inferiori a quello della Sanità Pubblica. Questo, oltre a determinare un grave danno per le condizioni di lavoro e di vita dei dipendenti nel settore della sanità privata, permette una concorrenza sleale a svantaggio delle strutture sanitarie pubbliche.
Ricordiamoci sempre che la salute non è una merce, né dovrebbe essere un ambito in cui fare profitto, altrimenti saremo sempre impreparati di fronte a nuove pandemie.
Finché le vostre leggi permetteranno tali scempi vostra e solo vostra è la responsabilità dei gravi danni ed ingiustizie che subiranno gli operatori sanitari e le disfunzioni gravi dell’intero settore della sanità.
Enrico Moroni   
Unione Sindacale Italiana (USI - CIT)