Pagine

domenica 13 dicembre 2020

GERMANIA. IL COVID, IL CLIMA
E LA CATASTROFE ANNUNCIATA              
di Lisa Mazzi


Berlino. Mentre il Covid Sars 19 continua a mietere vittime e anche la Germania, che durante la prima ondata aveva registrato un numero relativamente esiguo di decessi, ha raggiunto ora quota 21.000, i letti di terapia intensiva stanno riempiendosi di pazienti e i contagi di venerdì 11 Dicembre sono arrivati a 30.000, il clima e le sue ripercussioni sul nostro habitat sembrano essere finiti nel dimenticatoio, presi come siamo da pericoli più imminenti e mortiferi come appunto il virus. Certo le limitazioni che ci impone il Corona sono notevoli e rinunciare ai contatti sociali, che potrebbero, in questo periodo di grigio e di freddo, riscaldare il cuore e allietare lo spirito, ci costa davvero tanto. La continua altalena di statistiche, i provvedimenti governativi, che mutano a seconda del colore delle regioni in virtù della loro incidenza di contagio, ci destabilizzano rendendoci spesso di pessimo umore, indipendentemente dal fatto che fuori imperi la nebbia umida, o si intraveda un anemico sole. 



Tra l’autunno e l’inverno siamo più disponibili ad accettare i capricci del tempo e se pur è palese che l’acqua alta a Venezia, le inondazioni in provincia di Modena o la grande e inaspettata coltre di neve sulle Dolomiti, non sono un fenomeno casuale, ci passiamo sopra, perché al momento siamo già amareggiati e preoccupati da quello che ci può colpire in modo subdolo e improvviso se non stiamo attentissimi quando andiamo fuori o anche se qualche fattorino o fornitore ci suona alla porta e ci trova impreparati senza mascherina.
In questa situazione, dove a scuola non si fa sempre lezione in presenza anche il movimento di protesta per il clima Friday for Future purtroppo non può far sentire la sua voce come nello scorso anno. E tra novembre e dicembre, quando già alle quattro del pomeriggio comincia l’imbrunire, dopo il lavoro, ci si rintana volentieri in casa cercando distrazioni varie, ognuno a seconda delle proprie abitudini.



Il 18 Novembre scorso la televisione tedesca di Stato, primo canale, ARD, ha mandato in onda un interessantissimo film dal titolo “Ökozid”, vale a dire Ecocidio, dunque un omicidio perpetrato contro l’ambiente, con la regia di Andres Veiel, regista esperto soprattutto in campo documentaristico. Il film è ambientato nel futuro 2034, quando ormai le conseguenze della catastrofe climatica sono drammatiche. Alluvioni e siccità distruggono le possibilità di sopravvivenza per milioni di persone. Anche il Tribunale internazionale dei diritti umani dell’Aja, causa l’aumento del livello del mare, è stato costretto a trasferire la sua sede temporaneamente a Berlino. E proprio nella capitale tedesca sta avendo luogo un processo che mette sotto accusa la Germania, per non aver contribuito in modo efficiente e tempestivo a bloccare le emissioni di Co2. L’accusa viene mossa da ben 31 Stati in tutto il mondo e avvallata dalle testimonianze di varie persone, come per esempio quella di un avvocato del Bangladesh. Il suo paese, infatti, è ormai da molti anni colpito da terribili inondazioni a causa del massiccio disboscamento commesso al fine di costruire nuove centrali a carbone, progetto finanziato dalla Banca tedesca KfW (Kredit für Wiederaufbau), cioè Istituto di Credito per la ricostruzione, che elargisce crediti come sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo soprattutto in Asia e in Africa. Sul banco d’accusa è la politica tedesca, che dopo la conferenza di Kyoto nel 1997, non si è impegnata abbastanza per ridurre le emissioni di CO2, sia tenendo ancor in funzione alcune delle proprie centrali a carbone, sia forzandone la costruzione di nuove a rischio ambientale, come appunto in Bangladesh. Ma non solo, la Repubblica Federale ha evitato di redigere norme severe per ridurre i gas di scarico delle auto, ha ritardato volutamente lo sviluppo della elettromobilità per poter intascare i soldi con la vendita dei SUV.



Si può davvero dire che la politica ambientale tedesca abbia fatto acqua da troppe parti e neanche il partito dei Verdi è riuscito a tener testa alla grande lobby automobilistica, che in Germania è davvero intoccabile. Del resto, neppure l’auto elettrica è priva di difetti dal punto di vista ecologico, visto che necessita di batterie al litio, elemento chimico, la cui messa a punto per l’uso è pur sempre un procedimento complesso e non del tutto pulito, inoltre l’energia elettrica per caricare le batterie è a impatto zero solo se proviene da fonti di energia pulita, ma se proviene da una centrale elettrica diventa già più problematica. Così come è problematica la presenza del cobalto, altro elemento indispensabile al funzionamento della batteria, per la cui estrazione sappiamo purtroppo che si sfrutta spesso il lavoro infantile. Il cobalto è anche un elemento fondamentale per la telefonia mobile e quindi fonte di grande guadagno per i paesi che dispongono della sua presenza nel suolo o per chi, da fuori, ne detiene il potere.
“Ecocidio” alle scene del processo ai politici tedeschi intercala filmati dal vivo che mostrano disastri ambientali, quali uragani, inondazioni, siccità, carestie, morie di animali, come già purtroppo se ne vedono nei notiziari. Anche la Germania nel 2034 non sarà risparmiata del tutto da questi fenomeni e ne subirà le dolorose conseguenze, anche se non in modo così eclatante come gli Stati che l’hanno messa sotto processo.



Il film è un monito che cerca di risvegliare le coscienze del pubblico sulla responsabilità che, in primis, sicuramente la classe politica, ma anche noi tutti cittadini dovremmo sentire e agire di conseguenza. A differenza del Covid che ci colpisce senza preavviso, inodore e insapore com’è, il CO2 lo si respira e lo si sente. L’aria inquinata spesso puzza e i nostri polmoni e la natura che ci circonda ne soffrono. Se la coscienza ecologica non si sviluppa all’interno delle famiglie, nella scuola, sui Social media, nei comuni, nelle regioni e nelle nazioni del mondo, saremo tutti noi, a breve, e le generazioni future per lungo tempo a portarne le tristi conseguenze. Saremo noi tutti ad essere sul banco degli accusati, ma c’è da temere che sarà davvero troppo tardi.