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domenica 20 dicembre 2020

La parola ai Lettori
“LA FESTA DI NATALE E IL PERDONO”


 
Il Natale che è l’emblema della festa della bontà ci raccomanda di perdonare chi ci ha offeso, tradito o denigrato per vivere in pace con noi stessi e col mondo. A volte, si dicono frasi o si compiono dei gesti inopportuni senza la volontà di offendere. Ci dice, altresì, che avere sempre in mente un torto subito, come un chiodo fisso, è come portare un peso sullo stomaco, che ci annebbia la vista per la rabbia.
Il Natale offre anche l’occasione di fare pace con la scusa dello scambio di auguri e di doni; non si può rimanere indifferenti davanti un atto di remissione di colui che offre una ciambella di salvataggio morale per uscire dalle sabie mobili del rancore. L’amicizia vera è destinata a durare nel tempo solo se gli amici sono disposti a perdonarsi reciprocamente i propri errori e le malefatte non volontarie. Ho memorizzato un detto popolare che è di una grande efficacia; recita così: “Lo stolto perdona e dimentica; l’ignorante non perdona e non dimentica; il saggio perdona, ma non dimentica”. Però, se non si toglie quel “non” rimane la cicatrice.
In fondo, il Natale ci ricorda che il perdono è uno dei doni più grandi che abbiamo ricevuto con la nascita. Vuole rammentarci, anche, che perdonare ci consente di liberarci dell’odio, della sofferenza e della tristezza; se non lo facciamo rischiamo di perdere per sempre delle amicizie che si potrebbero recuperare con un gesto di buona volontà. Se si facesse di ogni erba un fascio, potrebbero finirci anche le persone care e innocenti. Quindi la festività natalizia consiglia di mettere da parte l’orgoglio e di valutare se ci sono i presupposti per dare un’altra possibilità.
Coloro che non vogliono perdonare non riescono a vivere il presente serenamente. La loro mente è saldamente legata al passato e rimugina sentimenti di rancore e di vendetta per un torto subìto e mai chiarito. Per essere felici solamente un istante, basterebbe vendicarsi e sbollire così la rabbia repressa ed accumulata nel tempo; però, se vogliono essere contenti per sempre c’è solo un modo: perdonare gli offensori. Se rispondessimo unicamente all’invito occhio per occhio e dente per dente, il mondo sarebbe pieno di uomini ciechi e sdentati.
Il Natale ci manda il messaggio esplicito che il perdono è un’arma molto potente in quanto libera l’anima dall’odio e scaccia la paura di ricadere nell’errore. Nella più grande preghiera di ogni tempo, il Padrenostro, c’è un richiamo molto importante rivolto al Signore nel verso che dice: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Si potrebbe aggiungere: Errare è umano, perdonare è divino. L’intelligenza è amica del perdono. A titolo di cronaca dico che è stata istituita la Giornata Internazionale del Perdono, che cade il 24 ottobre di ogni anno, per richiamare l’attenzione sui benefici e sugli effetti positivi che l’indulgenza produce nell’animo umano; tante divergenze si potrebbero sanare sul nascere prima che si trasformino in odio e azioni di vendetta; nel mondo ci sarebbero meno tristezza, dovuta alla rabbia covata dentro, meno litigi e soprattutto più amore per trascorrere un Natale nel segno della serenità.
Ognuno apra il proprio cuore all’amore per ascoltare una voce soave che inviti alla pace e debelli la guerra, che costruisce muri, distrugge ponti e sparge odio e morte.
Carmine Scavello