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venerdì 22 gennaio 2021

Memoria
COMUNISTI
di Franco Astengo


Opera di
Giuseppe Denti

La lista elettorale riprodotta in questo suo articolo da Astengo, è oltremodo significativa. La degenerazione dei partiti di sinistra, nel corso del tempo, è che a dirigerne le sorti sono vieppiù intervenuti ceti sociali, che con le aspirazioni dei lavoratori e della loro emancipazione, non hanno nulla a che vedere. 
I professionisti della politica hanno fatto il resto. Mi viene in mente quel verso di Brecht che dice: “(…) molti non sanno che i nemici marciano alla loro testa”.  [A. G.]
 
Nell'occasione dei 100 anni della scissione di Livorno, con l'intento di non cadere nella trappola del "aveva ragione questo" o "aveva ragione quello" e della semplicistica retorica della "dannazione" delle scissioni della sinistra mi limito a pubblicare un elenco, quello dei candidati del Partito Socialista alle elezioni comunali di Savona del 1920.
Il Partito Socialista conquistò il Comune e, nel gennaio del 1921, il Sindaco Mario Accomasso (già spartachista a Berlino e consiliarista in Baviera) assieme alla gran parte della giunta e dei consiglieri aderì all'appena costituito Partito Comunista d'Italia. La lista del 1920 era composta pressoché integralmente da operai: compagni che compivano un duro lavoro e cercavano di studiare in condizioni che è impossibile descrivere dalla nostra situazione di assoluta comodità di vita.
Studiavano, soprattutto studiavano da autodidatti nelle Università Popolari (scriveva Gramsci: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”). e lottavano per migliorare la condizione della propria classe: mentre cominciava a farsi strada la violenza fascista.
Oggi a cent'anni di distanza quasi tutta la cospicua produzione giornalistica e letteraria che è stata generata per ricordare l'evento di Livorno di un secolo fa, è incentrata sulle logiche di vertice e la descrizione delle mosse dei grandi capi del socialismo e del comunismo da Mosca a Milano e a Roma.
Invece non si può e non si deve dimenticare come, concretamente, era composto, in carne e ossa, il partito socialista e - di conseguenza - come andasse socialmente formandosi il partito comunista.
La fatica del lavoro, la vita difficile, la violenza politica non costituivano in allora mere rappresentazioni di facciata: le donne e gli uomini lottavano per il riscatto della loro condizione sociale, per accrescere la loro cultura, per fare in modo di conoscere una parola in più del padrone, e stavano subendo la tremenda reazione dell'avversario.
Come ho cercato di ricordare anche qualche giorno fa rammentando l'esito del plebiscito fascista del 1929 con i 135.000 voti contrari per la metà concentrati nel triangolo industriale, ci troviamo di fronte alle storie delle prove di coraggio e di abnegazione del proletariato: poi verrà tutto il resto, il congresso di Lione, l'antifascismo, la svolta di Salerno, la Resistenza, il grande partito di massa, l'inopinato scioglimento, la quasi cancellazione della sinistra dal sistema politico italiano e dalla stessa coscienza del Paese.
Un Paese, l'Italia di oggi, nel quale le idee di solidarietà e di uguaglianza sembrano essere quasi scomparse e la politica ridotta al trasformismo individualista e alla volgare immediatezza dell'egoismo populista.
In origine però ci stavano la fatica del lavoro e della conoscenza; senza alcun richiamo, beninteso, al romanticismo deamicisiano ma con la piena consapevolezza di cosa rappresentasse in allora la durezza della lotta di classe:


Il 25 Aprile a Savona

Accomasso Mario, fucinatore
Andrea Aglietto, aggiustatore
Nicolò Aschero, tubista
Andrea Astengo, operaio chimico
Pietro Baldessari, calderaio
Luigi Bertolotto, elettricista
Giuseppe Crotta, macchinista ferroviario
Nicolò De Benedetti, fuochista
Giovanni Edro, operaio chimico
Giuseppe Gabrielli, montatore elettricista
Antonio Gamalero, organizzatore
Umberto Gazzaniga, trapanista
Cesare Ivaldi, piastrellista
Giuseppe Maffei, portuale
Giulio Maggetti, operaio ferroviario
Giovanni Battista Olivieri, meccanico
Gaetano Odera, fonditore
Giovanni Pio, magazziniere
Arturo Poggioli, conduttore capo
Giovanni Battista Ratti, tranviere
Bartolomeo Repetto, aggiustatore
Giuseppe Robutti, macchinista ferroviario
Giovanni Rossello, elettricista
Ferrante Scarabelli, cameriere
Francesco Schiappapietra, dipendente comunale
Giuseppe Scotti, ex-segretario della Camera del Lavoro
Giuseppe Scotto contadino, presidente della Cooperativa Contadini
Francesco Sivori, tracciatore
Carlo Sugherini, fonditore
Filippo Tessitore, calzolaio
Angelo Vercelli, operaio ferroviario
Rinaldo Villa, motorista