Pagine

venerdì 11 giugno 2021

UN BIP CI SALVERÀ
di Paolo Vincenti

 
Introdotto dalla manovra finanziaria del 2018, l’obbligo di legge del segnalatore acustico per i seggiolini in auto, ossia un allarme anti-abbandono a difesa dei bambini che vengono dimenticati nella macchina dai genitori. Di tutti i provvedimenti concepiti nella lunga e spesso ingloriosa storia della legislazione italiana, questo è uno dei più inquietanti. È drammatico infatti l’assunto da cui muove il legislatore: quello di una diffusa tendenza a scordarsi dei figli da parte dei Millennials, i quali, troppo stressati dalla frenetica vita di oggi, debbono essere affiancati, agevolati, coadiuvati nel loro improbo compito, non dico di curare i figli, crescerli, formarli, educarli, ma almeno di tenerli in vita. E se dello smartphone non si scorderebbero mai, anche perché perennemente connessi, potrebbero tuttavia, inavvertitamente, lasciar rosolare i loro marmocchi a 50 gradi dentro l’abitacolo. E un bip nell’auto servirà all’uopo. Ma deve essere bello forte, il segnale acustico, per non farsi coprire dal fastidioso ronzio dei pensieri che attanagliano la mente di questi indaffarati papini e mammine affetti da “amnesia dissociativa”. Al netto di ogni moralismo, questo provvedimento è emblematico e ci fa capire la nequizia dei tempi che viviamo. Inoltre, è davvero orripilante che l’ispiratore della legge sia stato Andrea Albanese, il papà del piccolo Luca, di Piacenza, morto in auto qualche anno fa. Una volta, c’erano gli intellettuali, docenti universitari e studiosi della materia, che scrivevano le leggi per conto dei politici presentatari; oggi, dietro alla proposta di legge sui sensori anti- abbandono, troviamo uno che ha lasciato il figlioletto arrostire in macchina. Inaccettabile. Dice Schopenhauer: “Se un Dio ha creato questo mondo, non vorrei essere quel dio. La miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore”.