Pagine

martedì 10 agosto 2021

1892: OGGI IL CORAGGIO DI QUEI GIORNI
di Franco Astengo

 
Nel corso del primo ventennio del nuovo secolo si sono registrati alcuni passaggi fondamentali che hanno determinato un profondo mutamento nei rapporti economici, politici, sociali:
1) Gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno riportato la guerra come fattore essenziale di un’idea di democrazia da esportare attraverso l’operato del “solo gendarme del mondo”;
2) La crisi dei subprime (2007-2008) ha mostrato per intero la fragilità del meccanismo del capitalismo globalizzato e ormai esclusivamente finanziario;
3) Almeno dall’inizio degli anni ’10 si è aperto un nuovo livello di confronto globale protagonista la Cina avendo come posta possesso e dominio delle nuove tecnologie e delle risorse indispensabili per imporre al mondo un nuovo modello di "solitudine tecnologica";
4) L’inedita emergenza sanitaria globale principiata nel tardo inverno 2019 - 20 e assolutamente non ancora risolta ha sconvolto l’insieme dei rapporti economici e scompaginato il complesso degli assetti sociali. Un’emergenza che avrebbe dovuto ribaltare le priorità nella graduatoria delle contraddizioni proponendo l’idea di un diverso modello di economia, lavoro infine di vita fondato sull’idea del “limite” (il socialismo della finitudine). Invece l’emergenza sanitaria ha portato ad una concentrazione dei poteri sul piano politico e ad un allargamento a dismisura delle disuguaglianze tra i popoli e all’interno delle nazioni riportando il mondo sull’orlo di una possibile guerra totale.
Questi quattro punti (comunque in questa sede lacunosamente esposti) hanno inciso profondamente sulla fragilità complessiva del sistema politico italiano acuendone le contraddizioni che pure erano già state evidenti in precedenza. Hanno avuto origine fenomeni di antipolitica con rigurgiti di nazionalismo, razzismo, vocazione autoritaria, messa in discussione del ruolo del Parlamento e dei consessi elettivi locali in un quadro di modifica delle stesse coordinate costituzionali di fondo al riguardo della forma parlamentare di governo. Fenomeni molto pericolosi adesso apparentemente accantonati all’interno di un solco di evidente opportunismo collettivo.
Nell’Italia degli anni ‘20 il fenomeno più deteriore che si è potuto osservare, in un quadro di una prevalente cultura assistenziale e corporativa (fenomeni esasperati dalla crisi sanitaria) è stato quella della perdita della capacità di cogliere quella che è stata definita “l’energia sociale del lavoro”.
L’ansia di porre il profitto al centro di una non meglio precisata “ripartenza” ha di fatto cancellato qualsiasi logica di diritto, sicurezza, stabilità del lavoro all’interno di una società dominata dal l’individualismo competitivo.
Si è aperta la strada al via libera “contro” ogni regola e qualsiasi compatibilità: c’è chi ha scritto (ed è necessario confermarlo) che in nome dell’autonomia del capitale si è riproposto il “connotato di classe” (come se fosse stato logico illudersi della scomparsa della contraddizione di classe, come avrebbe preteso il pensiero mainstream). L’Italia è un paese socialmente abbruttito, soggetto ad un agire politico in larga parte fondato sulla “logica di scambio”, nel quale si è capaci di scendere in piazza contro il Green Pass ma si sta zitti davanti allo stillicidio di colpevoli e non casuali morti sul lavoro.
Sono assenti coloro che dovrebbero rappresentare assieme la democrazia costituzionale e l’energia sociale del lavoro. Una rappresentanza perduta ma che abbiamo il dovere di riproporre in una chiave non difensiva ma di forte proposizione dell’idea di un pieno rilancio delle idee di eguaglianza e solidarietà da comprendere in progetto di trasformazione sociale, politica, culturale. La sinistra dovrebbe prima di tutto ritrovare coraggio.
Quel coraggio che i nostri progenitori ebbero, proprio in questi giorni, 129 anni fa fondando il Partito dei Lavoratori Italiani poi diventato partito Socialista dei Lavoratori italiani. Queste poche e disordinate righe dovevano essere dedicate al ricordo di quei giorni ma chi scrive si è lasciato prendere la mano tentando di descrivere l’attuale situazione e cercando di collegarla a quanto avvenne in quel tempo. Mi pare il caso di ritornare sul ricordo di quella scadenza. Questo richiamo alla memoria si misura allora con l’idea di fondo della ricostruzione di una soggettività rappresentativa posta oltre le antiche separatezze rievocando l’importanza storica di quel momento fondativo. Un esempio di coraggio e di lungimiranza politica datato 1892 ma di grande attualità nella sua essenza di capacità nel progettare il futuro: forse quella capacità che a noi manca nel saper riproporre oggi l’essenza di una presenza della sinistra rivolta sempre coerentemente al riscatto dei ceti sociali sfruttati in modo diverso, ma forse sempre eguale, da un capitalismo sempre più tentacolare, arrogante, sfruttatore, ignaro non tanto dei diritti soggettivi ma del senso della vita intesa come lotta eterna per il riscatto sociale e il cambiamento dello “stato di cose presenti”.