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mercoledì 18 agosto 2021

INTERROGATIVI GEOPOLITICI
di Franco Astengo

 
L’oscillare del pendolo della tragedia afgana (talebani - invasori - talebani) costringe a una ulteriore riflessione sul quadro internazionale che provo a racchiudere in due interrogativi:
1). Gli USA chiudono in questo modo la fase post-Torri Gemelle interpretata come “gendarmi del mondo” dimostrando di essersi sempre mossi da semplici invasori (pensiamo al Libano, a Grenada a tante altre occasioni) senza mai riuscire a costruire nei paesi di volta in volta occupati una classe dirigente e semplicemente appoggiandosi e foraggiando (in Afghanistan come in Libia) corrotti “signori della guerra” sempre pronti a voltar gabbana nel momento del pericolo. Su questo punto i governi occidentali (e buona parte delle sinistre) hanno sempre seguito senza interrogarsi quasi come se la fase degli USA “poliziotto vendicatore” rappresentasse un semplice seguito della guerra fredda. Eppure, a suo tempo, ci si è sperticati nel definire la globalizzazione come la fine della “geopolitica”, riempendosi la bocca del “nulla sarà mai come prima”;
2). Gli USA proseguiranno nel tentativo di ricostruire una sorta di “neo-atlantismo” (in Italia così tante volte auspicato da giornali e riviste del gruppo GEDI, quelli che preparano la linea del PD) opposto a un nuovo “asse del male” Cina /Russia operante nell’ambito di una sorta di rinnovata guerra fredda? Uno schema che incontra difficoltà oggettive nella nuova mappa di ricerca delle risorse fondamentali per attuare il modello di sviluppo che serve alle grandi transizioni energetiche e tecnologiche (pensiamo ai percorsi dei gasdotti e alla ricerca delle “terre rare” che vede la Cina in grande vantaggio). Questo stato di cose richiama alla sinistra la necessità di dotarsi di una politica estera (materia latitante da molti anni) recuperando, nel proprio bagaglio teorico, la “questione europea”.
Penso sarebbe bene aprire un dibattito sia pur nel ristretto dei nostri ambiti politico-culturali perché sarà proprio questo tema (dell’assenza politica estera e non certo delle mie banali osservazioni) che si fonderà una proposta di possibile recupero di identità e di presenza della sinistra italiana.
Tenuto conto ancora che l’attuale governo sembra essere quello più propenso a tenere la politica all'interno di una visione egemonica dell'economia e delle convenienze che ne derivano.