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giovedì 19 agosto 2021

LA STORIA E I SE
di Angelo Gaccione


 
 
Si dice che la storia non si fa con i se, e tutti gli storici di professione unanimemente concordano. Ma chi la storia l’ha subìta nel suo orrore, e tuttora la subisce nelle sue catastrofi e nelle sue possibilità di annientamento, ha una opinione ben diversa e più saggia di chi solo a posteriori va ad indagare le cause di quel che è stato e a domandarsi il perché. Si dice anche che la storia è maestra di vita, ma se davvero è maestra di vita come mai gli uomini e gli Stati fanno sempre gli stessi errori e sono giunti al punto di preparare la propria cancellazione dal pianeta su cui abitano? Non ha invece ragione Paul Morand quando afferma che la storia si ripete sempre come un idiota o lo scrittore Carlo Cassola quando asserisce che nel corso della storia non ha mai prevalso la ragione (come si illudevano gli illuministi) ma l’incoscienza collettiva? “Alla luce della storia” (l’espressione è aulica e ampollosa) forse è giunto il momento di ricorrere ai se per tentare (ma forse siamo già al punto di non ritorno ed il baratro è pronto ad inghiottirci) di correggere la linea perversa della storia, tanto più, e questo è bene che lo si sappia tutti ora, non ci sarà nessuno storico che potrà raccontarlo, nessun Annale che lo possa tramandare alla storia. Non userò alcun se per il passato (acqua passata non macina più, è un proverbio divenuto storico), ma ne allineerò una breve sequela, non foss’altro perché non si possa continuare a dire che la storia non è possibile farla con i se. E invece è arrivato il momento in cui o la facciamo con i se, e subito, o non ci sarà più storia.


Paul Morand

1) Se continueremo a devastare il clima, la siccità sarà inevitabile e le carestie investiranno miliardi di persone. L’acqua da bere scarseggerà e gli incendi saranno ancora più frequenti e devastatori. Le inondazioni sommergeranno molte terre emerse costringendo milioni di persone alla fuga, cancelleranno esseri viventi e cose, sfasceranno le città assieme alle meraviglie che il genio umano aveva realizzato. Le economie saranno fatte a pezzi e il denaro non riuscirà a salvare nessuno dalla ferocia che si abbatterà in ogni dove. L’adagio latino bellum omnium contra omnesdiverrà una certezza e nessuno potrà dire di non averlo saputo prima. 2) Se continueremo a sperperare ricchezza sociale in armamenti e in ordigni di sterminio di massa, sarà inevitabile che prima o poi tali ordigni verranno impiegati. Se verranno impiegati è assolutamente certo che l’uomo sarà definitivamente cancellato dall’ambiente terracqueo. Se continueremo a sperperare ricchezza sociale per spese militari, non potremo eliminare buona parte della povertà, mettere in sesto il servizio sanitario pubblico, garantire le pensioni, una vecchiaia meno crudele a tanti anziani. 3) Se continueremo a lasciare in mano ai privati lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dovremo mettere in conto che i capannoni di stoccaggio saranno incendiati, le discariche abusive prolifereranno, gli interramenti criminali non cesseranno e le falde acquifere ci restituiranno i veleni. Come ce li sta già restituendo il mare sulla tavola, la catena alimentare imbottita di antibiotici, i terreni e i loro prodotti stracarichi di pesticidi di ogni sorta. 


Carlo Cassola


4) Se non faremo nulla contro gli incendi, è certo che pezzi significativi di territorio franeranno, che intere comunità si impoveriranno e saranno costrette a spostarsi altrove. Se lasceremo l’esercito nelle caserme invece di dislocarlo sin da maggio dentro boschi, parchi, e patrimonio forestale, gli incendi non cesseranno. Se non gli daremo il supporto della protezione civile, delle guardie forestali da potenziare, di comitati di cittadini che si organizzino dal basso, non cesseranno. Se non useremo i droni per vigilare sorvolando, se sui droni non installeremo un sistema che permetta di paralizzare i criminali che appiccano il fuoco, se non si equiparerà questo crimine a strage, se non si confischeranno i beni a piromani condannandoli a mezzo secolo di carcere duro ed escludendoli a vita da ogni amnistia, condono, riduzione di pena, non cesseranno. 5) Se non ci doteremo di una squadriglia di Canadair pubblica togliendo l’industria del fuoco a mafiosi e privati, con personale specializzato di pronto intervento in tutte le zone montane e boschive, gli incendi non cesseranno. Queste squadriglie dovranno, nei mesi pre-estivi, scaricare tonnellate di acqua sulle aree dove la siccità risulterà più pervasiva, mentre squadre di guardie ecologiche dovranno provvedere alla pulizia e manutenzione dei manti boschivi. Abbiamo bisogno di questi strumenti e di questi uomini, non di cacciabombardieri, missili, bombe nucleari e portaerei. 6) Se non metteremo sotto controllo i telefoni di personaggi chiacchierati e di quanti hanno interesse ad incendiare (compreso i lavoratori del settore e gli stessi sindacalisti), se non li infiltreremo, se Comitati di cittadini dal basso non raccoglieranno notizie, non faranno opera di controinformazione come è avvenuto per la strage di Piazza Fontana, gli incendi non cesseranno. Sono i piromani e i criminali che devono sentire il fuoco sul loro collo se vogliamo metterli in condizioni di non nuocere. 



7) Se questo non avverrà, la responsabilità andrà equamente divisa fra uomini delle istituzioni al più alto livello e fra quella parte di pubblica opinione indifferente, quella che Gramsci ha chiamato “il peso morto della… storia”. 8) Se, com’è probabile, molti arricceranno il naso davanti a questo scritto, perché le cose scomode non le si vuole sentire, li informo che mai avevo ricevuto, dopo la pubblicazione di un mio scritto, come è avvenuto con “Infami”, tanti messaggi di persone che, seppure assolutamente pacifiche, di buon senso e per nulla forcaiole, si sono dichiarate disponibili alla pena di morte; ad impiccare pubblicamente i piromani sorpresi sul posto, a gettarli tra le fiamme che hanno procurato, a metterli pubblicamente alla gogna. Molte di esse sono persone che conosco e con cui intrattengo anche rapporti di amicizia. Ho dedicato un discreto pezzo della mia vita alla cancellazione della pena capitale dall’ordinamento del mio Paese; ho scritto articoli, ho curato libri, ho percorso la Penisola per conferenze e dibattiti. L’ho fatto con alcuni degli intellettuali più noti e autorevoli. Nonostante questo non mi sono stupito del desiderio di vendetta di tanti cittadini. L’impunità dei colpevoli trasforma la democrazia in tirannide, modifica il sentire delle persone, spinge ad invocare l’uomo forte. Un rimedio peggiore del danno come ho scritto fino alla noia. 9) Se non ne prendiamo coscienza, il risultato non potrà essere che questo: sono troppe le impunità che la democrazia sta concedendo al crimine.