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lunedì 27 settembre 2021

SERGIO CARLACCHIANI
di Donato Di Poce

Carlacchiani con Di Poce
 
La febbre creativa.
 
Anche se tutta la sua attività si muove tra recupero della memoria e costruzione di sogni, Sergio Carlacchiani (pseudonimi: Karl Esse - Sergio Pitti - Macerata, 1959) è attore, doppiatore, pittore, poeta e performer italiano. Direttore artistico di varie rassegne teatrali, si è occupato di poesia lineare, visiva, concreta, sonora e di mail art. Si è formato come attore presso la scuola del Minimo Teatro di Macerata.
Dunque sogno, visione, apparizioni, miraggi e memorie caratterizzano il suo operare artistico, con alternarsi di aggressioni e graffi alla materia e al colore, e carezze oniriche d’inchiostro, dandoci una lezione di come i copisti riproducono la realtà, mentre gli artisti come lui la interpretano e la cambiano, fosse pure per una visione biblica delle croci e dei volti di cristo, emaciati, corrosi e scavati alla Bacon.
Ombre, fluttuazioni, velieri ed impronte angeliche richiamano gli Angeli di Licini, ma con una rarefazione e impronta onirica ancor più simbolica e straniante, da farne quasi un feticcio astratto, un’icona indefinita, e allora Madri celesti si ergono dal nulla e Ombre Cristologiche abitano gli abissi della memoria e della visione.


Opera di Carlacchiani

Taglioscritture, pagine di zinco, ceppi e altro che i critici Mariano Apa e Lucio del Gobbo avevano puntualmente evidenziato e sottolineato, caratterizzano questa produzione che va dagli anni 80 alla metà degli anni 90 e forte anche più stilisticamente innovativa e sperimentale, dove gioca un ruolo fondamentale l’ossido di zinco, l’abrasione e corrosione del tempo interiore e del tempo reale in una danza di segni e sogni che lascia incantati.
Carlacchiani è anche pittore di ombre e dissolvenze di apparizioni e miraggi, in rapporto con la parola e la poesia, non si può non citare la bellissima cartella realizzata insieme ad Alda Merini con suoi disegni e poesie della grande poetessa “Donna Modello 2000 – Donna In /contro”.
Ma l’elemento caratterizzante della poetica del suo lavoro credo siano da una parte, il dolore e l’umanità che prorompono dalle sue crocifissioni e apparizioni di madonne, e dall’altra il senso e bisogno di rinascita, la travolgente voglia di vita che esprime nel colore, in poesia o come negli ultimi lavori sciamanici e le bellissime donne Afghane.
Esemplare anche il catalogo della mostra, realizzato dal Comune di Civitanova Marche, che documenta oltre all’ imponente apparato fotografico, anche le sue esperienze poetiche e di poesia visiva, con splendidi scritti critici oltre che del sottoscritto, di Lucio del Gobbo, Claudio Nalli, Stefano Papetti, Alvaro Valentini.