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giovedì 11 novembre 2021

CONFRONTI
di Romano Rinaldi

 
Reti Sociali, Polarizzazione, Complessità e Democrazia.
 
Gli articoli di Franco Astengo (Odissea, giovedì 14 ottobre 2021 (1)) sul significato della Democrazia e del Centro Tagarelli (Odissea, lunedì 1° novembre 2021 (2)) sul il capitalismo/imperialismo mi forniscono lo spunto per alcune riflessioni.
Franco Astengo ascrive il presente forte indebolimento della Democrazia costituzionale al “prevalere dell’individualismo competitivo sull’idea novecentesca dell’aggregazione collettiva. Individualismo come punto di fondo del riconoscimento dell’azione politica. Ognuno è richiamato a riconoscere la propria sorte e diventa sempre più difficile muoversi sul terreno dell’orizzonte comune e della trasformazione democratica”. Da queste considerazioni discende la constatazione che i partiti populisti hanno saputo far leva su questo individualismo, mentre i “politici della ragione” non hanno saputo come rispondere al fenomeno. Astengo prende lo spunto dai disordini dei gilet gialli in Francia e dalle manifestazioni No-Green-Pass di queste ultime settimane in Italia per supportare la sua analisi che a me pare sostanzialmente corretta.
Il quadro generale è dunque ben rappresentato nell’articolo di Astengo con riferimenti ai valori socio-politici e psicologici ispiratori di questi comportamenti. Tuttavia, i fenomeni descritti richiedono, a mio avviso, anche un’analisi delle attuali dinamiche sociali soprattutto alla luce delle possibilità e modalità di aggregazione offerte oggigiorno dalle reti sociali (i cosiddetti social networks o social media, solitamente abbreviati in “social”).
Al contrario di quanto succedeva in passato, a partire dalle piazze nelle città dove il tribuno di turno arringava le moltitudini, oggigiorno l’individualismo così bene descritto da Astengo, è quello che anima i cosiddetti “leoni da tastiera” che definirei piuttosto “onanisti digitali”, col loro seguito di contatti social i quali a loro volta diffondono il “verbo” ai loro contatti e così via in una sorta di reazione a catena in Rete, simile alla diffusione di un virus (vedi l’uso del termine “virale”!). Si tratta di individui o più spesso di organizzazioni ed anche partiti politici, che sfruttano questi canali di diffusione e “informazione” per raggiungere in breve tempo una gran moltitudine di persone, a volte persino da paesi diversi da quelli dove si vuole far arrivare il messaggio. Il comportamento emulativo suscitato nelle persone-bersaglio fa leva sulle reali frustrazioni e insoddisfazioni esistenziali ed economiche e comporta una coazione a ripetere che viene portata nelle strade e piazze, in risposta a slogan e parole d’ordine perlopiù infarcite di disinformazione (le cosiddette fake news), usati con tecniche oramai collaudate in tutti i paesi.
Un recente eclatante esempio di queste manipolazioni si è verificato il 6 gennaio di quest’anno con l’assalto al Campidoglio di Washington fomentato col tam-tam sui social dal deposto presidente, tutt’ora indisponibile a riconoscere il risultato del più significativo evento democratico del suo Paese, nelle votazioni del novembre di un anno fa (3).



Per quanto riguarda le modalità pratiche di attuazione di questa spinta ad agire, fomentata sui social, si tratta essenzialmente dello stesso meccanismo che dà luogo all’improvviso e “imprevedibile” raduno di decine di migliaia di individui in luoghi indicati da una o due persone per i cosiddetti rave parties, come successo di recente in un ex stabilimento Fiat alle porte di Torino.
Le stesse modalità attuative si applicano ai movimenti di “opinione” creati da apposite agenzie, spesso collegate a partiti politici, associazioni o anche aggregazioni estemporanee guidate da individui senza scrupoli in cerca di seguito e visibilità. I principi animatori del fenomeno non sono una novità, essendo alla base del successo degli stessi social media. In sostanza si tratta di favorire la diffusione di messaggi simil-veri o di interpretazioni plausibili ma scorrette, di fatti ed opinioni capaci di suscitare l’attenzione (polarizzazione) di un’ampia categoria di persone attratte da “rivelazioni” di cui non c’è traccia nei canali di informazione “ufficiali” e percepite dall’individuo quale depositario di una verità alternativa a quella del “sistema”. Da qui nascono le teorie del complotto, ordito da chiunque sia immaginato, in base alla disinformazione, come causa dello stato delle cose. Il negazionismo che solitamente si accompagna a queste convinzioni è frutto, almeno in parte, delle stesse dinamiche; la parte rimanente è riconducibile a cause psicologiche di nota origine (4). Le recenti dimostrazioni di protesta No-Vax e No-Green-Pass nelle piazze italiane (e nel resto d’Europa e nel Mondo) sono un evidente esempio di queste dinamiche e delle loro conseguenze (5).
Questo meccanismo di persuasione e aggregazione di molti individui merita dunque una corretta analisi, oltre che grande attenzione, perché è alla base del pericolo, ben individuato da Astengo, che corre la democrazia rappresentativa, sia essa “liberale” o “socialista”, nel nostro così come negli altri Paesi.
Si tratta in effetti di un metodo ben noto ai proprietari delle reti sociali e ai loro “system managers” e creatori di algoritmi che, in nome della libertà di opinione, o meglio nel libertarismo più sfrenato ed esasperato che non tiene in nessun conto l’assioma: “la mia libertà finisce dove comincia la tua”, promuovono, attraverso il sistema della partecipazione al consenso (i “like”), i contenuti più polarizzanti. È in questi che c’è più profitto in termini di raccolta pubblicitaria, amplificata dalla diffusione capillare e coinvolgente vasti strati della popolazione, soprattutto in tempi e luoghi di difficoltà socio-economica. I contenuti e i fini sono tipici dell’approccio populista alla politica, similmente al tifo da stadio che non consente di vedere nemmeno un briciolo di buono in un giocatore della squadra avversaria. Secondo il ben noto schema: o di qua o di là (tertium non datur); l’avversario è percepito come nemico assoluto. Queste sono alcune delle posizioni facilmente riconoscibili in quel genere di politica.
Il confronto politico è avvelenato da questi principi di esclusione delle sfumature e a vantaggio della polarizzazione, dell’estremizzazione; la negazione del confronto democratico delle idee. Grave è la perdita del principio della complessità e quindi dell’arte del possibile, tipica del confronto politico nella dialettica. Ecco, dunque, la sofferenza della Democrazia.




Zuckerberg e i suoi famosissimi e diffusissimi social, sono al momento sotto inchiesta dopo le rivelazioni portate all’attenzione della stampa e della magistratura da parte di una dirigente che, dimessasi, ne ha messo a nudo le strategie di mercato, dando finalmente la stura al riconoscimento dell’intrinseco pericolo per la democrazia che si cela nell’estensione alle masse della comunicazione digitale, nel suo libero mercato e soprattutto nella profilazione di miliardi di persone per mirati bersagli pubblicitari, di mercato e non solo!
Qui sta anche l’attualità dell’appello del Centro Tagarelli (2) contro il capitalismo/imperialismo ma con una opportuna precisazione. Non sono necessariamente i rappresentanti del G20 coloro che incarnano il peggior tipo di capitalismo/imperialismo. Infatti, negli Stati retti da sistemi con un buon tasso di democrazia, le storture del capitalismo descritte nell’articolo, sono fenomeni ben noti e trattandosi di regimi democratici, questi possono essere mitigati se non aboliti completamente, ad iniziare dalla consapevolezza. Viceversa, il capitalismo senza frontiere dei colossi della Rete, con le loro enormi banche dati contenenti le nostre vite private fino ai più piccoli dettagli, rappresenta la forma più temibile di imperialismo. In continuo conflitto con gli ordinamenti democratici più evoluti ma a proprio agio dove la democrazia si unisce a un alto tasso di inconsapevolezza nella popolazione (democrazie giovani o immature). Ecco dove l’analisi di Franco Astengo sul decadimento delle democrazie rappresentative trova un plausibile riscontro causale. Insomma è vero che il capitalismo ha portato e tuttora è in grado di portare le deviazioni descritte nell'articolo del Centro Tagarelli fino all’imperialismo, tuttavia la sua compatibilità con i sistemi democratici ne fanno un male necessario ancorché mitigabile e migliorabile, secondo la volontà del popolo, per poter mantenere altri principi irrinunciabili quali la libertà (personale, di pensiero, di parola, di impresa, ecc.), l’autoderminazione ed altri diritti costituzionali che non sto qui ad elencare, ai quali nessuno che ci pensi anche solo un attimo, è disposto più a rinunciare. Si tratterà dunque di porre mano alle storture e deviazioni insite nei sistemi democratici, piuttosto che buttare via il bambino con l'acqua sporca. La politica è l’arte del possibile; l’uomo è un essere imperfetto e tali sono le sue regole, anche in politica. L’importante è riconoscere i difetti e apportare miglioramenti che li superino, al mutare delle condizioni socioculturali e tecnologiche.
L’avanzamento della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico forniscono esempi incontrovertibili di questo principio. Basti pensare a quello che la medicina può fare oggi nel campo di molte malattie che solo una ventina di anni fa erano definite “mali incurabili”. Lo stesso vale per i vaccini a m-RNA, studiati per oltre due decenni per le cure contro il cancro e messi a punto in pochi mesi per combattere, con buone prospettive di vittoria, la peggior pandemia da cento anni a questa parte.



Le frasi di chiusura dell’articolo del Centro Tagarelli, si prestano ad una rilettura sulla base di quanto fin qui discusso anche in relazione all’articolo di Franco Astengo. Il miglioramento della condizione umana non può più passare, in epoca di armamenti nucleari capaci di distruggere l’intero ecosistema del pianeta Terra più volte, per una rivoluzione globale o addirittura una guerra mondiale. Prospettive che sembrerebbero adombrate nella frase: “Un altro mondo è possibile solo dopo aver distrutto dalle fondamenta questo sistema barbaro e inumano”. Viceversa, nella frase successiva viene indicato un obiettivo assolutamente condivisibile: Abbiamo bisogno di una società, dove si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto di pochi sfruttatori”. Ecco, dunque, per raggiungere tale obiettivo, siamo sicuri che si debba necessariamente passare per la totale distruzione delle attuali Istituzioni, soprattutto nei paesi democratici? Anche la frase finale: “Un altro mondo è possibile solo nel socialismo deve essere riletta alla luce della storia del secolo scorso. Non potremo certo ripercorrere la strada che ha portato al “socialismo reale” oppure ai “nazional-socialismi” a spese di tutta l’umanità. D’altra parte, il risultato di quelle esperienze è rappresentato dalle società di oggi, sia nei paesi “occidentali” sia in quelli “orientali”, dove purtroppo possono essere presenti quelle storture del capitalismo descritte nell’articolo che vanno riconosciute ovunque si manifestino ed avversate per quello che sono.
Trovo dunque che quanto sta emergendo in materia di social media e del loro effetto sulla società e sulla politica, rappresenti bene il tipo di mondo che non vogliamo. Soprattutto nelle democrazie, siano esse “liberali” o “socialiste”, come evidenziato nell’articolo di Astengo (1).
Le stesse considerazioni valgono per tutti i mezzi di informazione (i cosiddetti media, siano essi mass media o social media), basti pensare a Fox News negli USA, ma gli esempi non mancano nel resto del mondo, soprattutto per i canali Web delle emittenti private. Senza la consapevolezza delle persone e una opportuna normativa sulla diffusione, questa “mala-informazione” può arrecare gravi danni all’esercizio della ragione in democrazia. I governi democratici, se tali vorranno rimanere, dovranno attuare interventi normativi tali da garantire la libertà di espressione ma evitare al contempo la propagazione della disinformazione, uno strumento già ben individuato in epoche di imperanti totalitarismi per il controllo dell’opinione pubblica.



 
Riferimenti
 
1. Astengo (“Odissea” giovedì 14 ottobre 2021) Democrazia nel Post-Moderno.
https://libertariam.blogspot.com/2021/10/democrazia-nel-post-moderno-difranco.html
 
2. Centro G. Tagarelli (“Odissea” lunedì 1° novembre 2021) Il Vertice degli Sfruttatori.
https://libertariam.blogspot.com/2021/11/il-vertice-degli-sfruttatori-i-eri-31.html
 
3. Rinaldi (“Odissea” domenica 17 gennaio 2021) Democrazia, Populismo e Reti Sociali.
https://libertariam.blogspot.com/2021/01/democrazia-populismo-e-reti-sociali.html
 
4. Rinaldi (“Odissea” lunedì 26 marzo 2021) Reti Sociali e Pandemia. https://libertariam.blogspot.com/2021/03/reti-sociali-e-pandemia-diromano.html
 
5. Rinaldi (“Odissea” venerdì 15 ottobre 2021) A Proposito di Complotti. https://libertariam.blogspot.com/2021/10/a-proposito-di-complotti-diromano.html