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martedì 11 gennaio 2022

LA MEMORIA E L’OPPORTUNISMO  
di Sergio Azzolari

 
Berlusconi presidente della Repubblica?
La legge è uguale per… lui.
 
Domenica 9 gennaio 2022, Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia intervistato dal Corriere della Sera dice: “Silvio ha le carte in regola”. E sempre sul Corriere di martedì 12 gennaio. Tajani: “È un candidato vero... Sarebbe la conclusione di un percorso di concordia nazionale”. Il che sarebbe come dire: se una papy girl, dopo intervento chirurgico, si ripresentasse ad Arcore come verginella lui ci crederebbe?
E noi sì? Ma perché ci facciamo prendere per i fondelli? In questi giorni in Inghilterra milioni si si mobilitano affinché venga ritirata a Blair la più alta onorificenza conferita in Gran Gretagna perché portò l’Inghilterra nel 2003 ad appoggiare gli USA nell’intervento militare in Iraq con le drammatiche conseguenze e strascichi di quella guerra adducendo (ci vuole sempre un pretesto) quelle false motivazioni sulla (in)esistenza di armi di distruzione di massa.

Ci ricordiamo che nel 2003 l’Italia con Berlusconi a capo del governo, per non essere da meno, si aggrega alla coalizione ed entriamo anche noi italiani in Iraq? Abbiamo forse migliorato la vita della popolazione ed esportato la democrazia in Iraq? Le stime dei morti iracheni variano tra le 70.000 e le 700.000 a seconda di chi fornisce le cifre. E ricordiamoci anche di Nassiria.
Occorre indignarsi per il solo fatto che si possa solo poter pensare di proporre Silvio l’intoccabile, come presidente non tanto dell’Italia (riducendola a mera entità fisica) ma di tutti gli italiani. E quale italianità rappresenterebbe agli occhi del mondo un personaggio che ha subìto una condanna definitiva ridotta per indulto, 12 processi in cui è uscito “intoccato” solo perché 8 caduti in prescrizione, 2 per amnistia e 2 perché il fatto non costituiva più reato.
Dato che le parole sono importanti, è opportuno precisare che: prescrizione significa che il reato sussiste, ma dato il protrarsi dei tempi di giudizio, lo Stato interrompe d’autorità l’iter processuale.
Amnistia: significa che il Reato che ha dato origine all’incriminazione sussiste ma lo Stato rinuncia a perseguirlo e lo estingue come se non fosse successo.        Il fatto non costituisce più reato. Era un reato, ma nel corso dell’iter processuale viene depenalizzato in forza di nuove leggi (guarda un po’). Nello specifico: Depenalizzazione del reato di falso in bilancio (legge emanata durante il governo Berlusconi II) e quindi non più perseguibile per i reati di cui era originariamente accusato.
Indulto: L’indulto è un provvedimento ad hoc del Parlamento che causa l’estinzione (totale o parziale) della pena a tutti i soggetti incriminati del reato oggetto dell’indulto. L’indulto è sostanzialmente adottato per ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale, infatti, non può essere soggetto a referendum abrogativo. Che detto tra le righe significa: il popolo non metta il naso in certe decisioni.
Sono esclusi dal computo dei processi tutti quelli archiviati o in cui Berlusconi è stato assolto o perché il fatto non costituiva reato. Su molte motivazioni delle sentenze è bene stendere un velo pietoso, soprattutto sulle scappatoie procedurali e interpretazioni legislative addotte.



La sentenza definitiva lo ha visto colpevole nel processo Mediaset del 2013 per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita e condannato a 4 anni di reclusione di cui 3 condonati con indulto e uno scontato non in carcere ma in affido ai servizi sociali (un solo giorno alla settimana per quattro ore!). In seguito alla condanna Silvio decade da senatore (legge Severino) e perde alcuni diritti civili (ad esempio quello di potersi candidare al parlamento). Ma nel 2018 Berlusconi chiede (e ottiene) la ‘riabilitazione’, che per il Codice penale estingue le pene accessorie e gli effetti penali della condanna, compresa l’incandidabilità e l’interdizione dai pubblici uffici. Insomma con la riabilitazione si ritorna vergini come se niente fosse successo. Che potrebbe essere giustificabile forse e solo per certi reati.
Precisiamo che Silvio aveva subito presentato presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) un “ricorso” circa la validità della condanna. Ricorso basato esclusivamente sugli aspetti procedurali e non sostanziali, confermando il detto che il “diavolo si nasconde nei dettagli” e, guarda caso, se ne approfitta. Sul ricorso ricevuto, la CEDU ha chiesto all’Italia di rispondere a 10 quesiti sul modo in cui si svolse il processo. Il tutto è ancora in corso.
La situazione attuale. Per Berlusconi sono ancora in corso i dibattimenti di altri due filoni, quello principale a Milano e un altro a Roma. Altri guai giudiziari pendenti per il Cavaliere sono il processo a Bari per la vicenda ‘escort-Tarantini’ e l’inchiesta a Firenze per le stragi di mafia.
In definitiva è provato che ci sono stati sempre versamenti a favore di personaggi coinvolti nei processi, ma che questi fossero motivati per “far tacere o dire altro” non si può dimostrare. Purtroppo mai come in questi casi vale il teorema del matematico Kurt Godel: La verità lapalissiana di certi teoremi è indimostrabile. 
Solo da un punto di vista della correttezza di comportamento e imparzialità che si dovrebbe richiedere ad un presidente di tutti gli italiani, come candidare un personaggio che pur avendo “oggi” la fedina penale pulita, ha avuto la spudoratezza (quando era capo del governo) di intervenire personalmente con il questore di Milano per “far rilasciare” una minorenne (17 anni all’epoca dei fatti) con la quale aveva avuto direttamente o indirettamente delle “frequentazioni” e che era stata colta in fragranza di reato per furto? Ricordiamo le motivazioni dell’assoluzione nel Ruby II: Pur ritenendo vero e provato di quanto succedeva nella villa, i giudici hanno ritenuto che Silvio: “non sapeva che Ruby fosse minorenne e non si può provare che lo sapesse”, inoltre, “riteneva veramente che fosse la nipote di Mubarak e che il suo intervento presso il Questore di Milano per il rilascio della Ruby e il suo affido” alla signora Minetti fosse dovuto per evitare conseguenze diplomatiche con l’Egitto e pertanto non si può provare che ci fu concussione”.
Ultima riflessione: fosse stato anche vero che la ragazza fosse parente di Mubarak, può un simile soggetto permettersi di usare della sua influenza (non dei poteri perché nel merito non li avrebbe avuti) per avvantaggiare qualcuno di sua (intima) conoscenza? E se un simile soggetto diventasse nientemeno che presidente dello Stato che cosa non potrebbe ardire di imbastire a vantaggio suo e degli amici?