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sabato 26 febbraio 2022

GUERRA E MESTATORI
di Franco Continolo
 


Qualche appunto necessario.
 
Forse è necessario che ripeta; anzi non ripeto io, perché meglio di me lo fa un bravo economista americano, Thomas Palley, che ritrovo con piacere grazie a Giancarlo de Vivo. Putin si è deciso a stare al gioco americano, perché la Russia è ormai alle corde. Ciò che varia, rispetto al copione americano, è la consapevolezza del presidente che l’intervento in Ucraina, se non fermato dalla disponibilità occidentale – o anche solo europea – a negoziare la fine dell’assedio militare ed economico alla Russia, porta dritto alla guerra mondiale. Un modo rapido per arrivarci è il via libera dato dall’organizzazione criminale, la NATO, ai picciotti orientali di continuare a fornire armi all’Ucraina. Palley condivide l’idea che l’obiettivo egemonico americano, dei "neocon liberal” che sono l’élite vincente, è non tanto di umiliare la Russia, ma di impedire che si riunisca, nell’interesse di tutti i membri, alla grande famiglia europea. Alle considerazioni di Palley si possono aggiungere quelle di Nicholas Mulder che ha scritto una storia delle sanzioni – l’articolo è un estratto dal suo libro. La nozione che si è persa per strada – le sanzioni in tempo di pace sono state concepite nella famigerata Versailles, scrive l’autore – è che le sanzioni sono un’arma, ossia un atto di guerra, e lo sono tanto più quando non hanno il sigillo della legge internazionale. Anche con tale sigillo, della Società delle Nazioni, esse hanno tuttavia contribuito allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Infine ai nostri vari smemorati – i Draghi e i Mattarella in primis – Branko Milanovic ricorda che una guerra europea c’è già stata 23 anni fa, e che il bombardamento della sua Belgrado è durato 78 giorni.