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lunedì 7 febbraio 2022

Lutti nostri
LA MORTE DI TASSONE
di Rocco Altieri


Francesco Tassone
 
Irriducibile meridionalista calabrese.
  
Un grave lutto colpisce oggi la cultura e la politica calabrese con la morte dell’avvocato Francesco Tassone di Vibo Valentia, figura straordinaria di meridionalista, fondatore e ispiratore dei “Quaderni calabresi”, oggi “Quaderni del Sud-Quaderni calabresi”. È morto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, conservando fino alla fine la sua abituale lucidità di mente. Da qualche settimana era sofferente per una caduta che gli aveva procurato la frattura del femore e l’immobilità, ma continuava a fare progetti. Aveva telefonato di recente al prof. Raffaello Saffioti del Centro Gandhi di Palmi, annunciando la pubblicazione sull’ultimo numero della rivista di un ampio saggio del Saffioti dedicato alla “Costituente della Terra” e programmava la sua presentazione a Palmi.
A darci la triste notizia per telefono è stato questa mattina l’avv. Antonio Montagnese, suo collaboratore e amico. Nonostante avesse raggiunto un’età veneranda, Francesco Tassone ci appariva come un vegliardo biblico che sarebbe vissuto più di 950 anni.
Era nato a Spadola nel 1926. Laureatosi in giurisprudenza, entrato da giovane in magistratura era poi passato all’attività di avvocato per avere più libertà di denuncia dei soprusi e di organizzazione culturale e politica dal basso.
Nel 1968, dal sodalizio con Nicola Zitara, Mariano Meligrana, Lombardi Satriani, nell’ambito del Circolo Salvemini di Vibo Valentia, Tassone promosse la nascita dei “Quaderni calabresi” e nel 1971 della casa editrice Qualecultura, come strumento per la presa di coscienza delle classi popolari meridionali e contribuire ad affrettare la fine della loro subalternità.
Lo conoscemmo a Napoli negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1980, nel corso di incontri pubblici, quando con estrema preveggenza avvertì dei rischi di una ricostruzione che avrebbe ulteriormente favorito le imprese del Nord a danno del Sud. Predicava l’auto-costruzione e l’auto-organizzazione, così come in questi ultimi sosteneva lo sviluppo di un’economia locale fondata sulla ripresa dell’agricoltura biologica e la diffusione dei gruppi di acquisto solidali.
Amico da sempre di Nicola Zitara, condividendone la tesi dell’affermarsi del dominio coloniale del Sud a partire dall’Unità d’Italia, favorì la pubblicazione nel 2015 presso la Jaca Book del libro di Zitara: "L'invenzione del Mezzogiorno", che è la descrizione di come il capitale, gli affaristi e le banche toscane e piemontesi abbiano espropriato il Sud delle sue banche e delle sue risorse creditizie, presentando una storia finanziaria, ma anche un importante strumento di comprensione della storia generale del nostro Paese.
Fu anche grande amico ed editore di Danilo Dolci e lo sostenne nel suo periodo di azione educativa in Calabria, negli anni in cui si moltiplicarono nelle scuole di Lorica e di Palmi i laboratori maieutici che furono il laboratorio vivente da cui nacque il “Manifesto della comunicazione”.
Rigoroso, integerrimo, testardo, non si è mai voluto spostare dalla sua amata terra e ha lottato fino alla fine, con la parola e l’esempio, la deriva verso lo scoramento e la rassegnazione delle nuove generazioni, spinte dalla globalizzazione a una nuova inarrestabile fuga di intelligenze. Piangiamo oggi la perdita incolmabile di un amico sincero del Centro Gandhi e di ogni lotta contro la guerra e la devastazione ambientale.