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mercoledì 30 marzo 2022

SCIOPERO CONTRO LA GUERRA



Sciopero generale e sociale contro la guerra e contro l’economia di guerra. 
 
“Odissea” sin dalle prime avvisaglie di un possibile conflitto, ha indicato nello sciopero generale e nella mobilitazione delle masse popolari, dei lavoratori, delle donne, delle mamme, degli studenti, della società civile nel suo complesso, la risposta degli italiani contro la guerra. Contro un Governo irresponsabile e un Parlamento avventurista, estremista, guerrafondaio che si sono messi sotto i piedi la Costituzione ed hanno esposto il nostro Paese alla rappresaglia nucleare mandando armi e gettando benzina sul fuoco. Contro i mercati di armi che si stanno arricchendo sul sangue dei loro popoli, contro gli speculatori che stanno alzando il prezzo delle merci condannando all’impoverimento settori già in difficoltà, contro i capi di partito (quasi nessuno escluso) dobbiamo scendere in piazza e far sentir loro tutta la nostra indignazione. Gridargli in faccia che li riteniamo responsabili di quanto accadrà al nostro Paese, ai nostri figli e nipoti, a noi stessi.
 
Assemblea Nazionale sabato 9 aprile 2022 a Milano dalle ore 10 alle ore 16 al Circolo Arci di via Bellezza n.16/a, vicino al Parco Ravizza. A due passi dal Viale Bligny e dalla via Ripamonti.
 
La guerra in Ucraina sta seminando morte, distruzione e miseria. Ad oggi non sembra essere imminente un cessate il fuoco duraturo tra le parti contendenti e il conflitto sta rischiando di espandersi a macchia d’olio. L’invasione dell’Ucraina ha messo a nudo le mire egemoniche di Putin e altrettanto quelle falsamente democratiche degli USA e dei loro alleati UE (Italia inclusa), e della Gran Bretagna, nascoste dietro la massiccia presenza militare della Nato nei territori dell’Europa orientale nell’ex sfera di influenza russa, una cintura composta da missili, aerei e navi capaci di colpire le città russe. Siamo di fronte ad una catastrofe umanitaria con migliaia di morti e 6 milioni di persone in fuga dalle aree di guerra (compreso il Donbass), cosa inedita dal 1945. È giusto fornire assistenza medica ed umanitaria a tutte le popolazioni civili colpite, altra cosa è invece diventare parte in causa nel conflitto con la fornitura di armi: la pace si favorisce col dialogo e la responsabilità, non tramite strumenti di morte. Le ragioni del contendere sono il controllo economico del mercato delle risorse energetiche in nome dello sfruttamento e del profitto e nei mesi scorsi il loro effetto era già stato tangibile in parte anche nel nostro paese con l’aumento delle tariffe di gas ed energia elettrica, oggi salite alle stelle. Le sanzioni paiono un boomerang che colpisce l’Europa, ed in particolare l’economia italiana e quella tedesca, a tutto vantaggio degli interessi Usa persino relativamente alle forniture di gas. Il riarmo tedesco, altro effetto della crisi, peraltro mai auspicato dal 1945, con 200 miliardi investiti in 5 anni, cancellerà il welfare più avanzato della Ue, trascinando con sé alla rovina anche ciò che rimane del welfare in Italia e nel resto del continente. Un obiettivo fondamentale del neo-liberismo. Nel nostro paese, a fronte di una forte crisi economica causata dalla pandemia ancora in corso già devastante per le condizioni di vita dei ceti popolari in termini di licenziamenti e aumento della disoccupazione è stato raggiunto il record dei 25 miliardi per le spese militari nei primi mesi del 2022 di cui 78 milioni per l’impresa bellica in Ucraina a discapito delle urgenti necessità sociali quali sanità, istruzione, trasporti, casa. A questo si aggiungono i fermi di molte filiere produttive a causa della scarsità delle materie prime, del levitare dei loro costi e di quelli dell’energia, dei processi di delocalizzazione di questi ultimi decenni e non per ultime delle immani privatizzazioni dei settori strategici per l’economia del paese. Come se non bastasse il governo si appresta a varare un piano di vera e propria economia di guerra con l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento, passando dai circa 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). Pertanto facciamo appello a tutti i sindacati di base e conflittuali, alle realtà sociali, alle associazioni, ai comitati impegnati nelle mobilitazioni contro il conflitto bellico in Ucraina e l’economia di guerra imposta a lavoratori/lavoratrici e ai ceti popolari a partecipare al percorso di costruzione verso lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati che intendiamo mettere in campo nel mese di Maggio con i seguenti obbiettivi : L’immediato cessate il fuoco in quei territori, la loro smilitarizzazione con il ritiro immediato di tutti gli eserciti e dei posizionamenti militari. Lo stop all’invio di armi in Ucraina e di soldati dall’Italia ai siti Nato. Il ritiro di tutte le missioni militari all’estero. Decreto-legge per il congelamento immediato dei prezzi di tutti i beni ed i servizi primari (generi alimentari di prima necessità a partire dal pane e della pasta, utenze energetiche, carburante, assicurazioni etc). Non è ammissibile, soprattutto in questa fase di guerra, lasciare libertà di aumenti esponenziali dei prezzi alle imprese fornitrici e agli speculatori intermediari. Sblocco dei contratti e aumenti salariali. Reintroduzione immediata della scala mobile con adeguamento automatico dei salari all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Contro le politiche di privatizzazione in atto. Per il controllo pubblico e democratico da parte degli stessi lavoratori e lavoratrici, di tutte le aziende energetiche e strategiche nazionali. Questo al fine dell’abbattimento delle tariffe e per avviare realmente un processo di riconversione ecologica attraverso l’utilizzo di risorse naturali impiegate per fini pacifici, per fermare il peggioramento delle condizioni climatiche, per migliorare la qualità della vita. In poche settimane, complice l’economia di guerra imboccata dal governo Draghi, siamo passati in Italia da una fantomatica transizione energetica “green” alla restaurazione delle centrali a carbone e alla minaccia del ritorno al nucleare. Contro tutte le spese militari dirette, indirette e indotte. Per destinare tali risorse economiche alla scuola, alla sanità pubblica, ai trasporti nonché al salario garantito per disoccupati e sottoccupati. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Le conseguenze degli effetti combinati della pandemia, della guerra guerreggiata e delle sanzioni alla Russia colpiranno esclusivamente lavoratori, lavoratrici e disoccupati distruggendo posti di lavoro in Italia. Solo con la riduzione della giornata lavorativa si potranno salvare centinaia di migliaia di nuclei famigliari da una nuova ondata di povertà e disperazione. A sostegno di un nuovo piano strutturale di edilizia residenziale pubblica che preveda anche l’utilizzo del patrimonio pubblico in disuso.
 
INVITIAMO TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE, LE REALTÀ SOCIALI, LE ASSOCIAZIONI E I COMITATI AL CONFRONTO, PARTECIPANDO ALL’ ASSEMBLEA NAZIONALE
 
ADL Varese - COBAS Sardegna
CUB - SGB - UNICOBAS - USI cit