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sabato 28 maggio 2022

SCRITTI CONTRO LA GUERRA
di Giovanni Bonomo*

La copertina del libro
 
Ricordo che l’impegno di Angelo Gaccione per il disarmo dura da molti anni. Egli è stato una delle voci tra altri autorevoli intellettuali, come Carlo Cassola e David Maria Turoldo, che predicavano l’abolizione degli eserciti, che avevano cioè memoria, a differenza dei più, delle due guerre mondiali, di cosa avevano significato in termini di vite umane, anche di quelle dei sopravvissuti egualmente distrutte, e che avevano coscienza delle altre guerre nel mondo di cui poco o per niente si parla. Ma soprattutto perché avevano già capito, dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, quanto fosse disumanamente distruttiva l’arma nucleare e quanto sconsideratamente idiota fosse continuare a costruire armamenti bellici e armare gli Stati, sottraendo risorse per la ricerca scientifica, costruttiva per la salute e per l’ambiente, invece che distruttiva per l’uomo e per il creato. Erano istanze pacifiste che poi vennero in parte recepite anche in politica internazionale con il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari ratificato il 20 settembre 2017 da 53 Stati ma rimasto poi lettera morta e inattuato. Ovviamente in occasione di questa sciagurata guerra in corso, l’istanza pacifista si ripropone in tutta la sua drammatica e impellente urgenza, soprattutto perché è una guerra che viviamo quotidianamente, per ora e per fortuna, solo da telespettatori.



A fronte dei bombardamenti si pone allora il bombardamento buono di articoli sul disarmo che Angelo Gaccione edita ogni giorno tramite la sua rivista ODISSEA, parte dei quali sono stati raccolti in questo piccolo ma potente pamphlet, tanto agevole nella lettura quanto profondo nel propugnare il principio pacifista. Principio pacifista che per essere veramente tale non tollera né sema, non sopporta le deroghe e i tanti tradimenti, perché le norme delle Costituzioni degli Stati e dei trattati internazionali ad esso si ispirano solo nella forma e non nella sostanza. Anche l’art. 11 della nostra lungimirante Costituzione, che pure inizia con una espressione forte come “ripudia la guerra”, precisa di seguito che l’Italia acconsente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento internazionale stabilito con i trattati. Viene così in gioco, in particolare, l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede il “diritto naturale di autotutela individuale e collettiva nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Paese membro delle nazioni Unite” secondo le determinazioni del Consiglio di Sicurezza. Del resto a fare da contrappeso al principio pacifista formalmente espresso nell’art. 11 Cost., è l’art. 78, il quale prevede che le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. 



E allora, dice Gaccione, come si fa a non rendersi conto che è il concetto stesso di difesa armata, nell’attuale epoca nucleare, ad essere sbagliato, perché non garantisce la sicurezza di nessuno, né dello Stato aggredito né dello Stato aggressore, essendo la via più certa verso l’annientamento e la catastrofe totale. E fa anche una proposta de jure condendo che consiste, oltre che ovviamente nell’abrogazione dell’art. 78, nella riformulazione dell’art. 52 (trovate la sua proposta nel penultimo articolo del libretto): “Poiché l’epoca nucleare ha reso impossibile qualunque difesa [armata] per la salvaguardia e l’incolumità dei cittadini e dei beni della nazione, la Repubblica italiana vi rinuncia e la sostituisce con la negoziazione pacifica e l’arbitrato internazionale”.
Si tratta di 16 brevi articoli che stimolano la riflessione contro la guerra con pathos estremo, ognuno dei quali si potrebbe analizzare per trarne un insegnamento morale prima che politico. Ma il mio intervento non vuole essere una recensione quanto piuttosto un elogio alla passione civile dell’autore. Mi limito quindi a richiamare la frase che più mi sembra significativa e che forse ci incoraggia un po’ tutti nell’amor patrio, nonostante l’indignazione al pensiero su chi ci governa: “Mi auguro che sia la mia Patria a dare questo esempio luminoso al mondo. La nazione con la tradizione culturale più profonda e vasta e dalle mille bellezze. Se questo passo verso il disarmo lo facesse l’Italia, avrebbe un impatto straordinario e altri Paesi ci seguirebbero. La perversa catena della guerra si spezzerebbe
”.
 
*Avvocato, Centro Culturale Candide