Pagine

domenica 4 dicembre 2022

LA SCOMPARSA DI FULVIO PAPI
di Angelo Gaccione
 
Fulvio Papi 
(foto di Gaccione luglio 2014)


Una perdita grande per la città di Milano e per la cultura italiana.

La notizia agghiacciante mi era arrivata alle 22,01 da Elena Iannuzzi e subito dopo dalla moglie Marisa. Agghiacciante perché venerdì sera al telefono mi aveva detto che da un consulto medico erano stati esclusi problemi di cuore e dunque si sentiva sereno perché non correva pericoli immediati. Quando gli chiesi da che cosa derivassero i dolori di cui si lamentava, mi rispose che di sicuro si trattava di dolori artritici dovuti all’età. “Ti devo confessare che sto vivendo una seconda giovinezza” aggiunse, “grazie a Odissea, ad un’amicizia fraterna come la tua, alla stima dei miei allievi che mi telefonano, ad una ritrovata facilità di scrittura. Sto scrivendo un nuovo libro e facendo delle importanti letture”. Lo sentivo carico di energie e molto motivato, e gli dissi che la sua salute stava a cuore a tutti noi e che avremmo dovuto festeggiare un ventennale di Odissea come il giornale meritava, con tutti gli amici e collaboratori. Mercoledì 16 mi aveva, come avveniva ormai da qualche tempo, dettato la riflessione sulla guerra russo-ucraina e che battei al computer e pubblicai il giorno seguente in prima pagina col titolo “Quando finirà la guerra?”. Come sempre i suoi più affezionati amici ed estimatori gli avevano telefonato numerosi ed era contento che ci fosse tanta attenzione ai suoi scritti. Anche io ricevevo tanti messaggi ad ogni pubblicazione su “Odissea”, e tanti mi chiedevano della sua salute e si informavano del suo lavoro. Fulvio ne era compiaciuto ed era contento che non lo avessero dimenticato. Il Covid e l’isolamento avevano diradato i nostri incontri fisici, ma più volte con prudenza ero andato a trovarlo, a ritirare suoi lavori e libri, ora che uscire gli era diventato impossibile per via delle difficoltà deambulatorie. Ma al telefono ci raccontavamo di tutto e le nostre telefonate erano lunghissime. Lo aggiornavo su alcuni luoghi della città e su certi mutamenti, gli raccontavo delle tante iniziative, ma voleva sapere soprattutto di Odissea. Capiva quanto questo strumento povero, ma libero, fosse indispensabile e mi esortava di continuo a non esagerare con la fatica, a riguardare la mia salute. Ad ogni telefonata io imparavo qualcosa da lui e ci scambiavamo giudizi su gli argomenti più vari. 


Lettera autografa di Papi a Gaccione
per ringraziare gli amici degli auguri
fattigli da "Odissea" per i suoi novant'anni

Negli ultimi tempi concordavamo su tutto, soprattutto su questa mostruosità della guerra in Ucraina, di cui scrivevamo quasi ogni giorno. Della degenerazione della politica e dei partiti, del degrado morale, della deriva dell’etica pubblica ha scritto tante volte e ne era disgustato, ma sentivo che il mio entusiasmo gli faceva bene e si convinceva che non potevamo mollare, cedere allo sconforto. Fosse stato più giovane e in salute, l’avremmo avuto accanto fisicamente per l’antifascismo, il clima, la difesa dei beni pubblici, come ci era accanto attraverso la riflessione e la scrittura. Nei miei confronti nutriva una stima e un affetto esagerati. Nel suo studio nella libreria alle sue spalle teneva in evidenza un mio libro di racconti, ed entrando non potevi fare a meno di notarlo. Ho ancora negli orecchi alcune delle frasi che mi rivolgeva con un affetto paterno. Un paio le avevo annotate: una su un foglietto volante e una sul bordo di una busta da lettera. Questa è del 19 marzo 2016 e recita: “Capace di donare sé stesso alle piaghe del mondo. L’uomo più ammirabile che io conosca”. Non so se davvero io meritassi una stima così esagerata. Il secondo giudizio è del 27 giugno del 2021, quello scritto sul dorso della busta da lettera. Mi definisce “sentinella del buon gusto, dell’intelligenza e della sensibilità”, e rileggendole ora queste parole, il pianto mi serra la gola. 


Papi a con Gaccione ed Esposito
Stresa 2012

Fulvio era un uomo anche gioviale, serio ma gioviale, e spesso ci facevamo delle sonore risate. Io voglio ricordarmelo spensierato e sereno come appare nelle tante foto che mia moglie ci ha scattato a Stresa davanti al Gigi Bar assieme a Franco Esposito direttore della rivista Microprovincia, o in piedi in cui la sua imponente figura ci sovrasta mentre tiene in mano uno dei numeri della edizione cartacea di “Odissea”. Eravamo lieti e felici in quella luce mattutina, con il lago luccicante di riflessi, in un luogo tanto importante per lui e per la sua maturazione di adolescente antifascista. L’amarezza maggiore che mi rimane è di non essere riuscito a portargli i testi poetici di Poesie per un giorno solo in cui scrivo di lui, e che non potrà vedere Una gioiosa fatica di cui ha scritto una magnifica post-fazione. Ho però la consolazione di avergli a suo tempo portato Spore e mostrato i testi poetici ispirati apertamente alla sua persona in quel volume.