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giovedì 29 dicembre 2022

MILANO IN AMICIZIA
di Federico Migliorati

Migliorati e Gaccione
(Foto di Marzia Borzi)
Milano 27 dicembre 2022 


Queste strade che salgono alle mura
non hanno orizzonte, vedi: urtano un cielo
bianco e netto, senz’alberi, come un fiume che volta.
Dei signori e dei cani
…”.
Giovanni Raboni [versi di “Città dall’alto”, da Tutte le poesie]
 
 
La Biblioteca Ambrosiana


La Milano che colgo e già rattengo nella mente, in questo mattino di fine anno, tra torme inverosimili di turisti a sciamare lungo le vie dello shopping, riluce dalle finestre d’antichi palazzi frementi ancora di storia e di prestigio, da basiliche rinate alla conoscenza, simboli diuturni di possente gloria cristiana, oltre i muri di quartieri dimessi eppur ancora carichi di vita. È città orizzontale e verticale insieme, quella che fu capitale morale d’Italia, costellata da lunghi rettifili, da ariose rotonde, da costruzioni edilizie imponenti a svettare sempre più in alto, quasi una gara senza sosta per superarsi. I vari livelli di stratificazione della storia abbisognano di una calma di vento che non disperda in me la mole di date, cifre, luoghi, protagonisti fagocitata or qui or là lungo il percorso da flaneur improvvisato. Hemingway, Sant’Ambrogio, Gadda, la strage di Piazza Fontana, il Giornale, una lapide partigiana, la casa natale di Gadda, Piazza degli Affari, il Dito/L.O.V.E., i caffè letterari, le stanze plumbee in cui il duce arringò la folla, delizie alle vetrine d’una centenaria pasticceria, i tram che sferragliano su pavimentazioni promiscue… Milano gentile e superba invita ad assaporare ogni andito, foss’anche il più anonimo all’apparenza, in una bellezza che qua s’impone e là s’allenta, a guisa del nostro sapere in continuo tumulto.


Interno della Basilica di S. Ambrogio

Eppure, se si abbandona un poco la metropoli frenetica punteggiata dagli instancabili movimenti delle formiche umane, ecco il modo di godere di silenzi sinceri, da riempire di docili sguardi sulla vegetazione che permane su case di ringhiera, nei giardini interni di sontuose dimore, in atri appartati tra i condomìni, sui Navigli cantati da Alda Merini che racchiudono mestieri ormai scomparsi e vedute su orti dimenticati. Qui, allora, si respira un poco quiete e tranquillità, rifugio dal tedio di paese per chi come lo scrivente proviene dalla nebbiosa provincia bresciana o dalla folla cittadina che alla distanza crea disagio, per scoprire un poco di sé e dell’altro: si riscopre quanto sia gradevole condividere con cari amici un pranzo al desco familiare assaporando cultura e diletto e passandosi il testimone di questo o quel ricordo, tra viaggi ideali per l’Italia, come in giuoco che a Milano, grazie alla sua forza centripeta, è sempre gradevole fare. Un accordo, una corrispondenza di amorosi sensi tra vite differenti, accomunate tuttavia dalla passione per le “lettere”, che di tanto in tanto s’incrociano in terra meneghina. Un doveroso, sentito grazie pertanto ad Angelo Gaccione e alla moglie Mirella, calabresi trapiantati in città, ma milanesi ben più di molti nativi, e all’ormai salda presenza dell’amica Marzia per la compagnia fraterna e colta di questo spicchio d’anno che ormai volge al termine.


Palazzo liberty tra via Piacenza
e via Passeroni definito da
Gaccione Il Titanic