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venerdì 6 gennaio 2023

LE FACCE DI TOLLA
di Cataldo Russo

 
Ma da che pulpito viene la predica! Tutti a sparare panzane sul reddito di cittadinanza. Tutti, sia i pro per fair play o atteggiamento radical chic sia i contro per partito preso, perché i poveri hanno sempre torto, a prescindere. Ma perché si deve sputare veleno sulla categoria dei disperati, di coloro che vanno a letto e non sanno se domani avranno un lavoro e un compenso, quando a percepire le fette più grosse del reddito di cittadinanza sono proprio direttori, vicedirettori dei giornali, giornalisti prezzolati dell’etere, opinionisti, ecc. Calma, calma, non ho detto che questi signori godono del reddito di cittadinanza standosene seduti sul divano di casa. No, no! Quello che voglio dire è che i loro stipendi possono essere così generosi perché contengono elargizioni di reddito da parte dello Stato sotto forma di contributi alla stampa. Pensiamo veramente che senza il finanziamento pubblico ai giornali, che nel 2021 è passato da 175, 6 milioni a 386,6 per i cosiddetti sostegni diretti e a 64,5 milioni di euro per contributi indiretti dati alle scuole e altri enti per l’acquisto di giornali, molti giornalisti potrebbero spassarsela così come fanno? E cosa dire di trasmissioni di poca o nessuna utilità eccetto quella di fare da cassa di risonanza alle panzane di politici, show men, sportivi, opinionisti, direttori e vicedirettori che fanno moralismo vomitando il ciarpame dei loro pensieri su quelle persone che da sempre sono neglette dalla politica. Siamo sicuri che giornalisti prezzolati come Vittorio Feltri possano guadagnare più di quindicimila euro netti al mese se non ci fossero i contributi dello stato? Naturalmente so che non tutti i giornali percepiscono le stesse somme e che a molti toccano solo briciole, così come so bene che vi sono direttori di testate locali che sono alla canna del gas con i loro stipendi di poco superiore ai 1.000 euro al mese netti e giornalisti che quando va bene percepiscono 10 o 20 euro per i loro articoli. Ma non sono solo i contributi diretti o indiretti che lo stato elargisce a quotidiani e periodici a fare scandalo, vi sono numerosi altri rivoli di finanziamenti che disperdono un fiume di denaro pubblico. Per esempio, come la mettiamo con i 232,9 milioni di euro dati sotto forma di credito d’imposta? Questo ha significato per i grossi gruppi come Cairo, Gedi e Mondadori (fatturato di 2 miliardi nel 2020), un risparmio di 360 milioni sul loro fatturato.
Ecco alcuni percettori del reddito di cittadinanza nel 2020 per risarcimento danni da Covid: Il Foglio (933 mila euro l’anno), Libero (2,7 milioni), l’Opinione (481 mila euro) o il Secolo d’Italia (467 mila euro), l’Avvenire (2,5 milioni), Famiglia Cristiana (3 milioni) per finire con cooperative come Il manifesto con circa 1,5 milioni.


Sciur Vittorio Feltri, giuro che non ce l’ho con lei, ma sa cosa le direbbero al mio paese, che non è Bergamo Alta, ma un paesino della fascia ionica calabrese? Semplicemente: “Ma mi faccia il piacere!” o, in forma ancora più diretta, “Ma si metta una patata in bocca”, prima si sputare sentenza non conoscendo spesso la realtà di cui si parla.
Ecco invece cosa ha pubblicato un po’ di tempo fa Il Fatto Quotidiano circa i compensi percepiti da chi partecipa ai talk show del servizio pubblico e no.
Per il programma di Bianca Berlinguer Cartabianca c’è la fauna dei commentatori a contratto fra cui spiccano Andrea Scanzi, di cui si ignora il compenso, mentre sappiamo che Mauro Corona percepisce un gettone a puntata di circa 800 euro. Un gettone di 500 euro a puntata percepisce Antonio Polito per le sue ospitate a Porta a Porta. Ma ad essere retribuiti sarebbero anche Alberto Matano a La Vita in Diretta, Ferruccio De Bortoli, Massimo Giannini, Claudio Cerasa nel programma Che tempo che fa di Fabio Fazio. Compensi generosi in questo programma hanno ricevuto Roberto Burioni (5 mila euro a puntata) e Roberto Saviano.
 


Gli opinionisti di Mediaset usufruiscono di gettoni di presenza a puntata che vanno da un massimo di 1.500 euro a un minimo di 500. Naturalmente i beneficiari sono geni e professoroni come Daniele Capezzone, Hoara Borselli, Vittorio Sgarbi, Alessandro Sallusti, Francesco Borgonovo, Maurizio Belpietro, Giuseppe Cruciani, Alessandro Cecchi Paone e altri. Ma perché ci si scandalizza di fronte a un reddito che è mediamente meno di 500 euro al mese dato a gente che, per quanto possa spremersi, non riesce a trovare un lavoro, perché si fa poco o niente per crearlo, e non si fa una grinza rispetto al reddito di persone come Bonolis, Gerry Scotti, Maria De Filippi, Fabio Fazio, Ezio Greggio, Bruno Vespa, Antonella Clerici, e migliaia di altri, compreso calciatori, attori e cantanti, che hanno redditi da capogiro? È di questi giorni la notizia di un contratto super milionario per Ronaldo, 200 milioni di euro per due stagioni nella squadra degli Emirati arabi Al-Nassr. Una cifra che è una vera offesa alla povertà in ogni latitudine. Ora io dico, lasciamo pure un reddito di un milione di euro l’anno al povero Bonolis degli oltre dieci milioni che guadagna e diamo gli altri nove ai poveri. Come? Vi sembra poco un milione per il tenore di vita che conduce?

Diamogliene anche due e non ditemi che con due milioni è uno stringere la cinghia! Bene, dicevo, sapete quanti redditi di cittadinanza si riescono a pagare con otto milioni di euro l’anno risparmiati? Oltre mille. Il reddito di cittadinanza, signori, costa certamente allo Stato, ma costa meno delle ruberie e dei generosi compensi che vengono elargiti alle migliaia di persone che hanno introiti di gran lunga superiore ai 2 milioni di reddito all’anno. Io non sono per la difesa ad oltranza del reddito di cittadinanza. Avrei preferito un impegno maggiore a favore del lavoro vero, dell’ambiente, della messa in sicurezza del territorio, della tenuta dei siti archeologici, della pulizia delle spiagge, del rinnovamento della rete idrica e fognante, che è un vero colabrodo, del sistema di trasporto pubblico, della sanità, della scuola, delle strade e via di seguito. Si dice sia saggezza prevenire piuttosto che dover curare, ma allora perché aspettare cinicamente disastri e tragedie e fare interventi riparatori in stato di emergenza e a costi che sfuggono a qualsiasi controllo piuttosto che programmare gli interventi in modo da prevenire calamità e danni, creando stabilmente centinaia di migliaia di posti di lavoro veri. Mi pare che i tempi siano maturi perché si torni ad assumere operai e tecnici che si prendano cura di strade, ferrovie, boschi, fiumi, monti, laghi, siti archeologici, musei, scuole, ospedali, eccetera. E lo si faccia non con spirito clientelare per creare consenso politico, perché non funzionerebbe come non ha funzionato in passato, ma con lo spirito di dare risposte ai bisogni dei territori sempre più sottoposti ai disastri e alle emergenze climatiche.