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lunedì 30 gennaio 2023

L’ITALIA È IN GUERRA
di Luigi Mazzella

 
In un Paese in cui la dipendenza dagli Stati Uniti d’America, padroni del sistema mass-mediatico e della finanza occidentali, rende difficile l’individuazione di partiti politici veramente liberi, è quasi impossibile distinguere il grano dal loglio nelle prese di posizione pubblicamente assunte.
C’è chi ha avanzato il dubbio che il Movimento 5Stelle apparentemente contrario al PD, destinatario di “Vaffa” clamorosi di Beppe Grillo, fosse sostenuto proprio dai nuovi “padroni” dei Democratici italiani (id est gli Statunitensi) per sopperire alla debàcle dei post-comunisti… ritenuti non più duri e puri e neppure capaci di reggere all’urto di forze contrarie. Questa osservazione è utile per metterci sull’avviso che l’anti-bellicismo del Movimento 5Stelle potrebbe essere strumentale rispetto al fine di raccogliere in un “ambito” sicuro la protesta anti-americana. Quest’ultima, però, non può essere taciuta o contenuta con il “warning”: attenti a Conte! 
Ciò che dev’essere detto non può essere coperto dal silenzio, anche se non vi è alcun ’altra forza politica che abbia il coraggio (o che non possa per altre meno commendevoli e palesabili ragioni) di rappresentare la contrarietà degli Italiani alla guerra (e ai connessi sacrifici economici) per Zelensky potrà avere solo l’effetto di aumentare a dismisura il numero degli astensionisti. Veniamo, allora, al “dunque”. La frase del Ministro della Difesa Italiana, il cuneese Guido Crosetto, secondo cui “con i tank russi a Kiev scoppierebbe la terza guerra mondiale” pronunciata in connessione con l’annuncio dell’invio di altre armi da parte dell’Italia a Zelensky, d’intesa con la Francia (che invece ha smentito ogni accordo) può essere interpretata, per la sua ambiguità, o come una previsione o come una minaccia. Essa costituisce, comunque, per il quisque de populo, un segnale di “attenzione”, oltre che equivoco. potenzialmente irritante per il suo (ancora) inattuale catastrofismo.



Il russo Medvedev lo ha interpretato nel suo secondo significato e ha rivolto al nostro Ministro l’epiteto ingiurioso di “sciocco”, insolito nel linguaggio diplomatico (anche se Biden ha fatto di peggio con Putin, chiamando “macellaio” il capo di uno Stato estero europeo, con grazia tipicamente yankee. C’è chi ha rilevato che si è trattato, comunque, di un segnale “fuori posto” nella bocca di un Ministro che, comunque, in base alle norme italiane vigenti, non è tenuto a sovrintendere al coordinamento delle forze armate italiane per la guerra tout court o per l’uso di ordigni bellici quali che siano le circostanze che ne possano giustificare l’impiego, ma soltanto per l’apprestamento dei mezzi necessari alla “difesa” del territorio nazionale.
A essere pignoli, Crosetto potrebbe rivendicare le competenze del suo collega Piantedosi, ministro dell’Interno, per potere schierare le forze militari a difesa dei confini marittimi della Penisola, ma non quelle di utilizzare, come i suoi predecessori Ministri della Guerra, le italiche truppe per la distruzione di chicchessia che non aggredisca e invada il nostro territorio. Il dispiegamento delle sue armate a Lampedusa impedirebbe, oltretutto, alle nostre donne, se e quando giungeranno all’esasperazione per l’inettitudine dei governi europei e la malafede di chi ci vuole in brache di tela, di fare ciò che facevano in anni lontani del passato le loro antenate con l’olio bollente versato dalle finestre di casa su turchi e saraceni. Forse è anche utile ricordare che l’ultimo Ministro della Guerra italiano è stato Benito Mussolini (sia pure solo ad interim) e che persino il Duce del Fascismo, rendendosi conto che non poteva istituire a Salò un Ministero della Guerra (persa) aveva creato, per la Repubblica Sociale Italiana, un Ministero della Difesa nazionale. Ora è pur vero che con l’adesione alla Nato, alleanza tra i Paesi dell’Europa e dell’America del Nord (firmatari del patto), l’Italia si è impegnata a contribuire alla “sicurezza” dell’area nord-atlantica, anche con operazioni multinazionali di gestione delle crisi, ma quel patto ha, in pratica, solo esteso il concetto di “difesa” territoriale degli Stati membri (e, di certo, non terzi). Stante, però, la frenetica attività del nostro Ministro, in vista di una temuta Terza guerra mondiale, non si può escludere che l’uomo politico cuneese si proponga di richiedere il cambiamento di nome del suo dicastero, ponendosi sulla linea dei suoi predecessori a Palazzo Baracchini. Né che, il medesimo  solleciti un’iniziativa del Governo Meloni (di cui fa parte) per promuovere una modifica dell’articolo 11 della Costituzione. Questa norma parla di “ripudio” della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e di possibile adesione dell’Italia a organizzazioni internazionali rivolte a raggiungere lo scopo di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Ora, essendo il “ripudio” della guerra  incompatibile con l’invio di armi e altri congegni di distruzione di vite umane, come missili, carri armati e aerei da bombardamento, ed essendo, altresì, la giustizia, concetto che potrebbe diventare evanescente se applicato non da “giudici in toga super partes” ma da militari con multiformi mostrine, la sua iniziativa avrebbe il meritorio effetto di eliminare, dalla Carta Fondamentale, una colossale “ipocrisia”, contribuendo a dare a ogni cosa il suo nome vero.