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venerdì 26 maggio 2023

DIALOGO ITINERANTE
di Girolamo Dell’Olio

 
Ritorno alle amate scuole.  
 
Sveglia di buonissima ora. Prima dell’appuntamento, all’ingresso dei ragazzi del turistico ‘Marco Polo’ e dell’alberghiero ‘Buontalenti’, mi attendono al Caffè Surace 400 copie del volantino: l’amica cartolaia di San Frediano me le ha lasciate lì perché possa recuperarle prima dell’inizio delle lezioni. Nello zainetto ho arrotolato i due cartelli. Uno richiama a titoli più cubitali il messaggio del giorno. L’altro l’ho già usato alla ‘sagra della bistecca’ (!), e invita a firmare contro le armi e la sciagurata cobelligeranza allegramente presidiata dal nuovo (?) governo. Così, per non far tardi, ho fatto anche troppo presto: sono ancora le 7 e 10 quando porgo il primo volantino a questa ragazza, mattiniera come me, che attraversa il piazzale e mi gratifica di un bel sorriso e di un graditissimo ‘grazie’. Dunque, si comincia bene. Alla fine, ne avrò dati almeno un cencinquanta.
Sì, ci sono anche ragazze e ragazzi che, mentre mi divincolo fra le macchinone, le macchinine e i motorini rombanti che dalla stradicciola sterzano sul cancello del giardino comune delle sue scuole, mentre provo a porgere il messaggio agli ‘auto e moto-muniti’, mi vengono a cercare, e mi chiedono espressamente una copia. Evviva!
Con un gruppetto di vispe promesse alberghiere riesco anche a imbastire un ragionamento scherzoso, e a ricevere cenni di empatia, di condivisione. Per cascano dalle nuvole quando gli parlo di ‘scuola quattro punto zero’. Ho un sospetto. Se davvero si fa educazione civica trasversale, forse vige però il secondo comandamento: non nominare il nome del trucco invano. Una buona metà degli allievi mi osservano incuriositi, e poi subito dopo distolgono lo sguardo, fingendosi impegnati con l’aggeggio-alibi, pratico sistema di salvataggio dalla relazione. Ben robotizzati, ormai, si direbbe. Gli altri, accettano la provocazione. Alcuni la leggono strada facendo verso la prima ora di lezione. Speriamo di aver seminato bene. Quanto meno, ho notato un solo esemplare aeroplaninato.



Una giovane mamma in motorino mi racconta, solidale, le strategie sperimentate in famiglia per disintossicare il figlio. E gli altri adulti? I prof? Il personale? Rari i finestrini che si abbassano dalle autovetture. Piuttosto, facce arcigne, disturbate, della serie ‘che ci fa questo qui?’. O veri e propri ‘non mi interessa’. Insomma, gli educatori… 
Uno però lo conosco, e arriva a piedi, ed è festa a vederlo: un campione della nuova resistenza, uno con un bel fiato lungo. La prima volta l’ho incontrato davanti alla facciata più dolce del mondo, il capolavoro dell’Alberti: quel giorno piazza Santa Maria Novella ribolliva di indignazione, indovinate perché. È lui fu il primo prof che vidi prendere il microfono e raccontarla, quell’indignazione civile, lato scuola. Naturalmente diventammo amici, e ai suoi ragazzi volli dedicare, un anno fa, una puntata di dissenso stradale col messaggio “Scuola, giù la maschera!”. La accompagnai con una lettera al suo preside (dirigente!), nella quale proponevo la lettura di un articolo pubblicato sul sito dell’associazione: si dava conto di quell’esperienza, anche gradevole, e si chiedeva la cortesia di un colloquio sui temi indicati nei testi proposti ai ragazzi e agli insegnanti. Quella lettera non ha mai ricevuto una risposta.
Allora mi sono permesso di riscrivergli, al dirigente scolastico, allegando il nuovo volantino e le foto dei cartelli che indossavo: “Dispiace rilevare che, a distanza di 51 settimane dalla lettera a Lei indirizzata lo scorso 30 maggio 2022 (qui sotto riprodotta), non sia pervenuto all’Associazione neppure un minimo riscontro formale. Viene da domandarsi se davvero l’educazione civica trasversale sia diventata una componente vitale della comunità scolastica. Chi Le scrive ha lavorato molti anni nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, ed è personalmente assai preoccupato per ciò che attende i nostri ragazzi - sotto le insegne del ‘Piano Scuola 4. 0’ - all’indomani della già infelice esperienza del confinamento sociale e delle deprivazioni psichiche dettate dalla gestione dell’‘emergenza sanitaria Covid’ e dalla conseguente imposizione di una forzosa ‘certificazione verde’. Confido di poter ricevere quanto meno un cortese attestato di avvenuta ricezione del messaggio proposto”.
Questa volta la risposta è arrivata, e meno di mezz’ora dopo!
Buongiorno, le comunico che ho preso visione della sua comunicazione e che non sono disponibile a un colloquio. Cordiali saluti”.
Non ho potuto trattenermi. A stretto giro di posta: “Buongiorno, dott. Arte. La ringrazio del cortese riscontro. Mi limito a osservare, se è lecito, che - restando in territorio di educazione civica - forse il supporto di una motivazione aggiungerebbe garbo, interesse e senso al messaggio. Così, giusto fra adulti, fra educatori... Rispettosi saluti”.
È finita qui. È evidente che era chiedere troppo.
Domani è un altro giorno. Domani, liceo classico Galileo.  Qui è iniziata la mia turbolenta carriera alle superiori. Là davanti, penserò d’istinto a un altro classico, il Pilo Albertelli di Roma, caso nazionale di cui la grande stampa naturalmente non parla. PNRR & scuola digitale? No, grazie!