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sabato 27 maggio 2023

ELOGIO DEI PRIMINI
di Girolamo Dell’Olio

Firenze. Liceo Classico Galileo

Sono ancora vivi. Poi la scuola li pialla. Ne ero convinto già molti anni fa, quando ho continuato a scegliere le classi dei piccolini appena sfornati dalle medie: più problematiche, ma vive, ricettive, coi sogni ancora dentro gli occhi.
Un po’ la stessa scena stamattina. I grandicelli accampati in piccoli gruppi sul marciapiede sull’altro lato della strada, o nella vicina via dei Biffi dirimpetto al liceo. Lampi di malcelata curiosità, ma sovrana indifferenza! Il gruppetto che sosta accanto al portone d’ingresso già da un buon quarto d’ora prima della campanella, quarta ginnasio, e cioè prima classe del quinquennio, è fatto invece di ragazze e ragazzi coi quali è possibile scherzare, ragionare, spiegare.
Vedono me che porgo ai prof quello stesso volantino che loro si son letti con apparente attenzione.
‘Prego…’
Ma il prof va a diritto. Manco ti guarda. L’aria un po’ schifata. ‘Naturalmente è un prof, quindi lui non può leggere, non può leggere!’, commento. ‘I professori non leggono, non devono leggere! I professori devono avere gli occhi foderati di sano prosciutto!’. Mi guardano. Capiscono. ‘E meno male che dovrebbero essere gli educatori, loro’, aggiungo. ‘Se c’è una persona che distribuisce qualcosa fuori dalla vostra scuola, loro dovrebbero proteggervi, dovrebbero voler vedere cosa c’è scritto. E invece, visto? scappano!’. Perché è proprio questo che fa specie: vedere gli adulti che abdicano al ruolo di adulti, gli educatori che abdicano al ruolo di educatori. Tutti, eseguono: eseguono gli ordini impartiti dai piani superiori. Sono diventati una sola cosa con gli ordini! Abbiamo visto ieri come si atteggia un preside di un prestigioso istituto fiorentino. E così si procede lungo tutta la catena di comando, su su fino a Palazzo Chigi, e all’Europa, e a chi le detta l’agenda. Ma tutti pronti, beninteso, a sfilare compatti alla prima occasione di manifestazione antifascista!

Il corridoio del liceo

Mi son rimesso a ‘disturbare’ la bonaccia conformistica delle scuole spinto dalle parole di una donna che trovo un gigante, Elisabetta Frezza: quelle che ha pronunciato a un recente convegno che tutti dovremmo riascoltare, penso: https://www.facebook.com/9MQWEBTV/videos/225422540116023.
E mi son detto che, insomma, davanti alla catastrofe educativa minuziosamente descritta dalla Frezza bisogna fare qualcosa! Non si può solo rimuginare indignazione! E il volantino che distribuisco, pur sempre pieno di punti interrogativi nelle premesse e nelle conclusioni, vuole provocare, vuole toccare, vuole smuovere. Ma anche l’esperienza di stamani davanti al classico Galileo conferma quanto sia acuta e grave la patologia da cui è affetto il nostro mondo formativo. E quanto sia pericoloso per le sorti emotive e cognitive dei nostri ragazzi.
Ho detto dell’aria spocchiosa con cui la maggior parte degli adulti mi schiva.
Pochissimi accettano. Meno ancora sorridono. Nessuno si ferma a scambiare due parole. Anzi sì: è successo due volte, ma per pochi secondi. Il primo scambio.
‘Ma, sono un’insegnante!’, si schermisce la collega a cui ho consegnato il messaggio.
‘Ma gli insegnanti sono protagonisti in questa storia, purtroppo!’, le segnalo. ‘Per lo meno la maggior parte all’insegna del credere, obbedire, combattere!’.
Qualcosa mi replica, il tono sembra cordiale, ma il rumore di fondo non mi permette di comprendere: si allontana verso la porta d’ingresso in fondo al corridoio.
 Il secondo.
‘Lei per chi parla?’
Sento aleggiare una leggera aura di sospetto nella domanda di questa giovanissima donna sulla soglia del corridoio d’ingresso del liceo.
‘Per un’associazione fiorentina’, e le indico i riferimenti in fondo al volantino. ‘Lei è un’insegnante?’
‘No, sono il direttore amministrativo’.
‘Ah…! Manifestazione autorizzata, comunque!’, la rassicuro.
‘Va bene!’
E qui finisce anche l’interlocuzione.
Dei politici sapevamo. Dei giornalisti, pure. Ma una caduta così verticale di qualità delle due categorie-missione-della-vita, medici e insegnanti, avevamo diritto di non aspettarcela. E invece…