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mercoledì 17 maggio 2023

SCRITTI INCIVILI
di Angelo Gaccione


Il dipinto di Camillo Procaccini
 
Papi e prelati
 
U
n amico mi ha girato il link di un articolo pubblicato sul “Faro di Roma”, un quotidiano di informazione della Capitale. Lo scritto è a firma di Andrea Puccio e parla della visita del presidente ucraino Zelensky in Italia e dei suoi incontri con Giorgia Meloni e il papa. Ci viene segnalato l’abbigliamento militare con l’ostentazione di simboli nazisti sulla maglietta del duce (nel senso di condottiero, si badi) di Kiev. Poco male, i guerrafondai, il militarismo e gli eserciti sono tutti reazionari e di destra, dovremmo averlo imparato da almeno un paio di secoli. Il giornale riporta poi due foto: una col papa, in cui oltre a Zelensky compare una delegazione ucraina nella quale sono presenti militari in tuta mimetica; e una con un alto prelato al cui fianco ci sono una guardia svizzera e un militare ucraino. Mi è subito venuto in mente il dipinto di Camillo Procaccini presente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano in cui la scena mostra il risoluto vescovo di Treviri che allunga la mano sul petto dell’imperatore Teodosio e gli impedisce di varcare la soglia della Basilica. C’era stato il massacro di Tessalonica e Ambrogio se l’era legata al dito. 



Intendiamoci, non vogliamo mettere sullo stesso piano papa Bergoglio e il vescovo milanese, ma poiché in tutti questi mesi di massacro russo-ucraino la sua voce si era distinta per ragionevolezza, realismo, senso di umanità e avversione ad armi e mercanti di morte, ci saremmo aspettati quantomeno un atto di proibizione. “Non voglio né militari né tute mimetiche né simboli di morte in Vaticano”, questo avrebbe dovuto dire. Non lo ha fatto ed è stato un grave errore. Ha cannato, come dicono i giovani nel loro gergo. E temo che anche il suo tentativo di mediazione diplomatica, tanto faticosamente avviato, da questo momento diventa meno credibile.


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