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giovedì 11 maggio 2023

SCRITTI INCIVILI
di Angelo Gaccione
 


Mala tempora currunt sed peiora parantur.
 
Il cartello che vedete nella foto è stato affisso al palo di un lampione davanti all’Università Statale di Milano in via Festa del Perdono. L’ammasso di mozziconi di sigarette, e il resto, ha spinto alcuni degli abitanti di via Laghetto a stampare ed esporre il cartello. L’Università è (o almeno dovrebbe essere) un luogo in cui degli uomini e delle donne imparano e si formano. Il risultato dovrebbe essere una visione sgombra da pregiudizi, l’acquisizione di un solido bagaglio di sapere, un minimo di consapevolezza civica e, dunque, il rispetto per ciò che ti sta intorno, che appartiene a tutti. Soprattutto se si tratta di un luogo così affascinante per storia e per valore artistico. Gli autori del cartello si sono presi la briga di segnalare, a proposito dei mozziconi di sigarette, una serie di informazioni. Dieci anni di tempo impiega un mozzicone per decomporsi; cinquecento anni una lattina di alluminio; mille anni un bicchiere di plastica, una bottiglietta, una vaschetta usata per il cibo e abbandonata persino lungo il colonnato di questo straordinario edificio. Quand’ero giovane mi ero illuso che la cultura, il sapere, i libri e le discipline estetiche (la musica, l’architettura, l’arte in generale) avrebbero avuto sugli individui una sorta di potere magico: incantarli, renderli migliori, ingentilire il loro animo, spingere a provare orrore per la guerra, avere rispetto per l’ambiente in cui vivono e per quanto ci è stato tramandato. Mi ero illuso e la vecchiaia ti consegna impietosamente le prove di queste illusioni. Né la cultura, né l’istruzione rendono migliori gli uomini; non è un caso che le scelte peggiori, sia di governo che di amministrazione pubblica, sono opera di gente che ha frequentato le migliori università, e di certo non ignora il valore di arte, storia, decoro. L’indifferenza dei bipedi nei confronti del loro habitat, e nei confronti della vita stessa, non trova riscontro in nessun altro essere presente in natura.


La villa di via Crema

Quello che è avvenuto qualche giorno fa tra via Crema e piazza Trento (siamo a qualche centinaio di metri da Porta Romana) ha dell’incredibile e mostra a dismisura il degrado civico e morale prodotto da sete di guadagno e ignoranza. Un privato (o dei privati), ha potuto abbattere una villa del 1926 sopravvissuta al tiro a segno degli anglo-americani su obiettivi non militari a Milano durante la Seconda guerra mondiale, nell’indifferenza di Comune, Sovrintendenza, Assessorati dalle molteplici denominazioni. C’era stato un tempo in cui la casa, la bella casa, era un segno di distinzione: indicava buon gusto e rispetto civico, perché la bellezza (parola di cui la retorica italiana si nutre in astratto e a chiacchiere) si riverberava immediatamente dentro lo spazio pubblico e lo migliorava esteticamente. Altrettanto avveniva allo sguardo dei cittadini che ne provavano ammirazione, perché l’orrore ci disturba, il brutto lo si rifugge; ma l’armonia e la bellezza ci rassicurano, ci fanno stare esistenzialmente bene e dovremmo custodirle. Tutte le volte che ho portato amici provenienti da altri luoghi a vedere qualcosa che non conoscevano ne sono rimasti favorevolmente stupiti, ed io ero fiero che la mia città quei tesori li possedesse.


Mentre la sventrano

Davanti alla villa abbattuta di via Crema ci passavo di continuo. Ci sono altre case primi Novecento niente male, ma poiché affacciava anche su piazza Trento, la villa ingentiliva tutto il viale Isonzo e si distingueva perché era ampia e non soffocata da altri edifici. Pochi metri più in là c’è la casa dove abitò il pittore futurista Umberto Boccioni, sulla cui facciata da tempo c’è una lapide che la segnala. Per la sua posa credo di poter tributare qualche merito anche ai miei scritti. Quella villa e questa casa erano un buon motivo per sciamare in queste vie alla ricerca di angoli dignitosi, ma non è importato che ai pochi cittadini, i soli che si erano opposti all’abbattimento chiamando in causa il Comune della città. Ma è rimasto in silenzio. 


A futura memoria

Quando il palazzone moderno di una decina di piani si leverà sul suolo che ha maciullato la villa, frutterà una quantità di denaro agli artefici della speculazione immobiliare. Ne saranno contenti e appagati: è intorno agli interessi personali e al guadagno che ruota il mondo. Gli aspetti spirituali, la retorica della bellezza, la visione umana, ideale e armonica di chi l’aveva voluta, non conta più: è disgustosa paccottiglia. Quelli venuti dopo, magari con lauree in tasca, buoni studi e delicate maniere, hanno imparato che sola igiene del mondo è il guadagno. Tanto guadagno. E la bellezza un orpello inutile, di cui si può fare a meno.
 
[Milano 28 aprile 2023]