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domenica 17 settembre 2023

IL NUOVO LIBRO POSTUMO DI ALDO BONOMO
di Giovanni Bonomo



A
nche in questa raccolta che segue Il balcone fiorito l’Autore guarda con delusione ad ogni aspetto del visibile, ma si tratta di un pessimismo della ragione perché mio padre era un uomo, pur nella passione, estremamente razionale. E l’esperienza del deluso è in qualche modo già segnata da una posterità, perché è di un uomo postumo alle proprie esperienze. Per questo abbiamo deciso di pubblicare questa seconda silloge che dà voce ad Aldo Bonomo poeta, non solo giurista di fama e brillante avvocato. Non inganni il sottotitolo, l’Autore soleva ripudiare ogni propria creazione con la modestia dell’artista che ritiene le proprie opere incompiute in un orizzonte chiuso agli infiniti spazi a cui anelava. Dei disegni e dei ritratti, ritrovati insieme a queste poesie che risalgono all’anno 2000 ma che sono esercizi di pittura di anni precedenti, abbiamo scelto per la copertina del libro questo mio ritratto, di quando avevo otto anni. Abbiamo poi accompagnato alcune poesie dai corrispondenti ritrovati manoscritti, che mostrano la tipica calligrafia delle persone geniali, e che io già ben conoscevo per la redazione degli atti e memorie difensive, che mio padre scriveva su fogli a carta velina. Non era ancora il tempo della digitalizzazione e della conservazione degli scritti che ora, sottratti alla deperibile carta, sfidano l’usura del tempo. A mio padre avevo già dedicato il ritratto che si trova in Internet oltre alla scarna pagina su Wikipedia, che andrebbe arricchita. “Un uomo giusto con una dirittura morale severa unita ad una grande umanità tracciò i primi solchi della legittimazione della televisione privata in Italia” è la frase introduttiva del ritratto. Anima sensibile letteraria, oltre che speculativa e filosofica, vedeva il diritto come strumento di riflessione e di ragionamento, con una resa stilistica, prima che retorica, tale da condurre il lettore (l’assistito, il giudice e finanche l’avversario) in una lettura scorrevole e avvincente, e alla fine pienamente convincente della tesi di difesa. Non rari furono i casi di copia-incolla nelle motivazioni delle sentenze, delle frasi tratte dalle sue memorie giudiziali e dagli atti del processo. Nella mia lettera aperta del 1° settembre 2005, il giorno dopo la sua scomparsa, traspare il mio sincero pentimento di non aver colto e applicato prima i suoi insegnamenti, che ora sono la strada maestra, non solo per me ma per molti altri giuristi, di uno stile espositivo e di una capacità di argomentazione più uniche che rare. Guardandosi allo specchio, queste parole mio padre diceva, in una traduzione dell’epigramma 54 del poeta greco Pallada fatta scherzosamente per omaggiare la sua consorte e traduttrice Lorenza Franco dei lirici greci: “Impietoso specchio, / l’immagine mi rendi / di un rassegnato vecchio, / l’immagine sdrucita / di chi, mentre t’accendi, / rifugge dalla vita”. Ne esce una splendida anacreontica che esprime l’epistème del disincanto, o della delusione, per la finitezza (l’orizzonte chiuso) della nostra esistenza terrena, con versi che sono destinati invece a diventare eterni. Avrebbe meritato di vivere più a lungo e meglio, senza sacrificare nell’abnegazione del lavoro la sua salute per nobili ideali e per meno nobili persone. A me ha insegnato, con il suo pensiero limpido e cristallino, che la forza della ragione, e della sana argomentazione senza orpelli, vince sempre. Ma bisogna riconoscergli anche il merito di essere stato prima di tutto un poeta.



Aldo Bonomo
L’orizzonte chiuso
Poesie ripudiate
Biblioteca di Odissea 2023
Pagg. 60 € 10