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domenica 10 settembre 2023

SPIGOLATURE
di Angelo Gaccione


La chiesa
 
Piazza San Babila.
 
Ora piazza San Babila è davvero una piazza e, con la fontana e la vasca che la adornano, può finalmente dare il meglio di sé. La risistemazione, la pedonalizzazione e la chiusura al traffico, le hanno conferito un carattere e una elegante fisionomia che non aveva mai avuto prima ai miei occhi. Gli edifici modernisti di impronta fascista che la circondano, a cominciare da quello che per i milanesi è sempre stato il Palazzo del Toro (1935-1939), dal palazzo della Snia Viscosa con la sua robusta Torre (1935-1937) – per inciso questo è stato il primo grattacielo edificato a Milano –, ai palazzi adibiti a negozi ed abitazioni con i bei portici, tutti realizzati tra il 1954 e il 1957 da un robusto gruppo di noti urbanisti, in questa nuova “veste” mi hanno riconciliato con questo luogo. Per decenni San Babila per me era stata l’omonima chiesetta con i suoi bei mattoni di cotto rosso e la colonna con sopra il leone simbolo del quartiere della Porta Orientale, un po’ mal ridotto dal tempo e dalle intemperie. Se potevo fare a meno di passarvi evitavo volentieri. Era un covo di mazzieri neri, neofascisti poco raccomandabili, e non solo per me, ma per tanti giovani della mia generazione era un territorio proibito. 


La fontana con la vasca

Poi le cose cambiarono e potei recarmi con tranquillità alla Casa della Cultura sotto i portici di via Borgona, e soprattutto nei due teatri (Il Nuovo e il San Babila), per scrivere le mie note critiche per giornali e riviste. Una volta ci andai vestito con esagerata eleganza e una splendida cravatta di seta, per incontrare un’attrice, e sarei potuto passare per uno dei borghesi che frequentavano i suoi bar. Un travestimento, perché in piazza Santo Stefano e in via Festa del Perdono, dove c’era la mia Università, mai mi sarei vestito così. Quelli erano luoghi “nostri”, di sinistra, frequentati da studenti o da lavoratori-studenti com’ero io, e ci distinguevamo anche nel vestire, non solo per le idee.

La piazza riqualificata

La linea Quattro della Metropolitana, quella di colore blu che raggiunge l’aeroporto di Linate, recentemente inaugurata, ha permesso di unire la piazza con lo slargo ora dedicato al grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini che ha avuto casa in via Durini, quasi di fronte allo slargo. Anche i marciapiedi sono stati ampliati, mentre l’inserimento di sedute in pietra e lo spazio arredato da gentilissimi alberelli e qualche aiuola, rendono il colpo d’occhio magnifico. Corso Europa ha ceduto anch’esso spazio ai pedoni per l’uscita e l’entrata del Metrò e tutta l’area ne ha enormemente guadagnato. Il fluire lungo i portici e le gallerie ora potrà svolgersi con meno affanno e oppressione di auto; sulla piazza e lo slargo si può sostare e infatti i cittadini se ne sono già impossessati per riposare, consumare un gelato o semplicemente per scambiare due chiacchiere. Ce ne siamo “impossessati” anche noi di recente, per chiedere la liberazione del giornalista australiano Julian Assange detenuto a Londra, a cui il mondo deve molto per le sue denunce sui crimini di guerra, e non solo, degli Stati.