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giovedì 12 ottobre 2023

LA POESIA DELL’ASCOLTO  
di Federico Migliorati



Il testamento spirituale del compianto Angelo Andreotti è racchiuso nella silloge Pietre di passo, edita da Puntoacapo, in cui si riverbera tutta la propria ampia, complessa Weltanschauung. Il poeta e intellettuale ferrarese ha accesso ai singulti del cuore, ai tremebondi pensieri poiché vige in lui una perenne, sensibilissima capacità di ascolto. “L’opera è soglia” è l’explicit del libro: soglia tra una dimensione e l’altra, tra il creatore della medesima e il fruitore, tra più linguaggi spesso discordanti e viaggianti su rette parallele. Non c’è un singolo verso in Andreotti che non sia meditato con ponderazione e acribia, che non si ponga quale tessera ideale di un mosaico di vita che punta a quella “giusta distanza” tra sé e gli altri segnatamente di fronte a “parole mendaci”, a luci che “oscurano” la verità. Nel difficile tempo odierno è elemento salvifico solo il ricordo, se esso non giunga a perire tra i marosi del futuro. Una sapienza antica permea la scrittura della silloge, tra gentilezza e severità, sguardo sincero e lancinanti epifanie: occorre disimparare la vita se vogliamo suggere il nettare più puro della concordia, dell’amicizia, in ultima analisi dell’umanità. L’insofferenza verso la corsa tecnologica senza freni, aliena a ogni compassione verso l’altro, risalta nei passaggi di un dire sempre pulito ed efficace in cui la prosa-poesia si percepisce come “ferita”, metafora di un dolore personale e insieme collettivo pressoché espunto da ogni nostra preoccupazione. Così, solo la hybris diventa l’elemento dominante del genere umano, la forza preponderante sull’intelligenza, ma leopardianamente Andreotti ci ricorda che l’uomo nulla sa di sé, sdimentico “della giusta proporzione tra noi e il mondo”. Nulla, neppure la parola può essere di conforto se non dopo aver percepito, introiettato altri linguaggi di “tutti i mondi abitanti terrestri”: una babele cosmica che richiede sforzo e assiduità.