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martedì 5 dicembre 2023

I. A. E INSEGNAMENTO
di Romano Rinaldi



Insegnare nell’era della Intelligenza Artificiale.


Il mio articolo, tra il serio e il faceto, su “La parola nell’era della IA” (https://libertariam.blogspot.com/2023/10/la-parola-di-romano-rinaldi-decadenza-o.html), mi ha suscitato ulteriori riflessioni, soprattutto in merito all’osservazione della necessità, da parte degli educatori, di dotarsi e in gran fretta, di strumenti adatti a svolgere il loro compito servendosi delle immense potenzialità offerte da questa nuova tecnologia, piuttosto che subirne le conseguenze, facilmente immaginabili, connesse con l’uso proditorio che i discenti possano farne per ottenere risultati accademici falsati dalla loro capacità di sfruttarne i prodotti (Chat-GPT, Co-pilot e simili). La proibizione, come inizialmente e molto goffamente proposto da taluni nostri “illuminati” decisori, non è chiaramente proponibile a fronte di una rivoluzione che ha visto il più elevato incremento di utenti per un singolo avanzamento tecnologico dall’inizio dell’era dell’informatica diffusa (gli ultimi 30-35 anni). Del resto non è la prima volta che, soprattutto per la matematica, strumenti quali il calcolatore tascabile oppure andando più indietro nel tempo, il regolo calcolatore o addirittura il pallottoliere, aiutano i giovani nell’apprendimento di una materia sollevandoli dall’incombenza del calcolo mnemonico. D’altra parte, chi non conosce la barzelletta del matematico che va dal medico e si sente dire: “lei ha i calcoli?” Già, prima ancora di mettere le palline in un pallottoliere, i calcoli venivano fatti con l’ausilio di sassolini di piccole dimensioni… il primo calcolatore tascabile in assoluto! Ma col regolo calcolatore già si doveva aver compreso il significato del calcolo logaritmico per farne un uso consapevole. Teniamo dunque a mente questo paragone. 


Ecco che, partendo da questa premessa, penso che il modo migliore per affrontare il problema sia quello di coinvolgere il più possibile, nella ricerca di strategie didattiche nell’era della IA, coloro che si occupano dell’insegnamento della matematica. Infatti i matematici sono da sempre stati portati a rivedere le loro strategia didattiche in funzione dell’avvento di strumenti sempre più evoluti per consentire a chiunque di affrontare la prima difficoltà della loro materia, il semplice fare di conto e a seguire tutte le altre operazioni matematiche che oggigiorno un elaboratore portatile può affrontare rapidamente e senza errori, rispetto ad una mente umana normalmente dotata. Non è certo proibendo questi strumenti che un professore di matematica otterrà risultati migliori dai suoi studenti. Dunque anche la IA non è destinata a sostituire l’insegnamento tradizionale ma sicuramente contribuirà a cambiarlo radicalmente e questa volta non solo per quanto riguarda la matematica o le discipline scientifiche ma tutto lo scibile umano. Siamo solo ad un anno o poco più dalla introduzione gratuita sui nostri motori di ricerca di un potentissimo strumento qual è Chat-GPT (“Generative Pre-trained Transformer” ovvero “Trasformatore Generativo Pre-addestrato”) ora ampiamente nella disponibilità soprattutto delle nuove generazioni, già nella sua versione N. 4. Dunque un modo efficace da parte dell’insegnante per affrontare il problema dell’apprendimento della propria materia, è quello di sfruttare proprio il meccanismo di questa innovativa invenzione per farne uno strumento didattico.


 

Come indica l’acronimo, il sistema è basato su un meccanismo di affinamento della risposta attraverso un addestramento preventivo (pre-training) ovvero la capacità di generare risposte sulla base dell’analisi di grandi quantitativi di informazioni che vengono costantemente aggiornate e sviluppate anche in funzione delle richieste fatte al sistema. L’insegnante può agevolmente inserirsi in questo procedimento utilizzando a suo vantaggio, a vantaggio degli studenti ed anche del sistema, le possibilità che ha di fronte. I giovani studenti sono già assidui frequentatori ed esperti nell’uso dello strumento quindi all’insegnante spetta il compito di utilizzare le loro capacità e dirigerle sulla base della sua esperienza e conoscenza della materia per aiutarli nell’apprendimento e soprattutto per sviluppare le loro capacità analitiche e il senso critico. Data la natura dello strumento non sarà inusuale la scoperta degli arcani misteri che un tempo richiedevano ore di biblioteca ai migliori studenti e che viceversa saranno a disposizione di tutti ed in brevissimo tempo. Inoltre dato che lo strumento stesso ha la capacità di apprendere dalle domande fatte, i discenti saranno a loro volta insegnanti del sistema.



A questo punto, il passo successivo sarà quello di affrontare l’argomento del perché si debba chiedere agli studenti di apprendere contenuti e concetti di una materia quando uno strumento artificiale può fornire questi contenuti tanto agevolmente. Questa è una nuova tecnologia, molto più di una novità tecnico-strumentale e porta ad interrogarci sulle questioni fondamentali dell’insegnamento e dell’apprendimento e cosa questo significhi per l’intelletto umano. In pratica il concetto di cultura. Le risposte a questi interrogativi, in tutti i campi del sapere, non sono banali ma è necessario che gli educatori almeno si pongano tali domande. Inoltre, l’aspetto normativo dei programmi di insegnamento nell’era dei Chat-bot e di tutto il relativo armamentario fornito dalla IA, pone una sfida non indifferente che in ogni caso non può essere risolta con la proibizione, come accennavo poc’anzi, né con la totale e incontrollata liceità come ho appena cercato di argomentare.



Personalmente penso e auspico che l’uso della IA possa portare, quasi paradossalmente, ad una rivoluzione positiva e molto necessaria nell’educazione in Italia. Assodato che tutti possano raggiungere un elevato livello di apparente competenza, seppure falsa, sarà opportuno andare, una volta per tutte, alla radice del problema. Quello della mancanza di scrupoli nel perseguire un risultato scolastico o accademico attraverso la copiatura, il plagio, quando non addirittura la sostituzione di persona! Un fenomeno che ho riscontrato soprattutto nel nostro Paese, dei tanti che ho visitato nella mia carriera di docente, sia in Europa che oltre oceano. Volendo generalizzare, direi che una “morale protestante” è normalmente il miglior antidoto per costruire nei giovani, fin dai primissimi anni della loro vita di relazione, l’etica della lealtà nei confronti del prossimo, del sistema: scuola, famiglia, lavoro, ecc., in ultima analisi della società. Tuttavia, volendo utilizzare l’adagio “non è mai troppo tardi” penso che l’uso degli strumenti offerti dalla IA nell’insegnamento, possa offrire l’opportunità di scoprire, agli occhi di tutti, i motivi che spingono lo studente e poi l’adulto a imbrogliare il sistema (e sé stesso!) anziché sentirsi appagato, se non felice, quando riesce a raggiungere il risultato atteso con le proprie forze o meglio con le capacità intellettuali di cui dispone come individuo.



In anni passati, si è fatto un gran parlare della inutilità del nozionismo a scuola, ecco l’opportunità per superare questa idea di cultura e affacciarsi alla necessità di affermazione dell’intelligenza individuale, educata all’uso della conoscenza universale attraverso lo strumento dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima, pur se perfettamente in grado di offrire anche soluzioni logiche a problemi di tutti i tipi, almeno in prospettiva, dovrà essere non solo ben conosciuta e in fretta dagli umani cui sono delegate le capacità decisionali ma per quanto possibile, dovrà essere posta al servizio delle loro menti e non come protesi per funzioni altrimenti non eseguibili. Questa è a sua volta la sfida che la nostra intelligenza dovrà affrontare, sia a livello individuale che a livello istituzionale, nazionale ed internazionale. Come già si intravede e come dovrà essere intrapreso e consolidato in un prossimo vicinissimo futuro. Buon lavoro a tutti noi, a partire dagli educatori.