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sabato 2 dicembre 2023

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di Luigi Mazzella


Nel 2014 Stephen Hawking metteva in guardia l’umanità circa i pericoli dell’intelligenza artificiale, considerandola addirittura una minaccia per la sopravvivenza del genere umano. Da allora il dibattito tra scienziati dell’informatica, uomini politici, intellettuali è diventato particolarmente vivace. E ciò, per l’indubbia complessità dei problemi che dovrebbe risolvere la IA (o, all’inglese, l’AI, Artificial Intelligence) e che vanno dalla teoria alla pratica, dall’etica alla logica. Detto in soldoni, sistemi hardware adeguatamente progettati e sistemi di programma software dovrebbero essere in grado, a richiesta, di dare agli interlocutori risposte sul piano informativo, necessarie per l’operare in conseguenza, in luogo di quelle che potrebbero essere fornite dall’intelligenza umana. Non sono un esperto del settore e ciò non mi consente di padroneggiare il mondo del digitale e dell’elettronica con sufficiente disinvoltura, ma ho compiuto con serietà i miei studi classici e credo di avere ancora un ottimo rapporto con i procedimenti della logica.
Ragionandoci su, mi sembra che quello dell’intelligenza artificiale sia solo un problema che ne presuppone un altro che l’Occidente tenta di mascherare, nascondendo le responsabilità del caos cognitivo e della conseguente confusione operativa che informano la sua vita. Come tanta altra parte dell’Umanità, gli abitanti dell’Ovest del globo sono sempre più in preda di irrazionalismi religiosi e filosofico-politici, ormai vecchi di secoli che hanno profondamente inciso, distruggendola, la facoltà di raziocinio nella soluzione dei problemi. Ora, se a predisporre hardware e software, immagazzinando dati di ogni tipo (storici, religiosi, filosofici o comunque concettuali) desumendoli acriticamente dalla tradizione culturale dell’Occidente, saranno individui che hanno perso ogni contatto con la conoscenza della verità per avere creduto e per credere in presunte e pretese rivelazioni sfornite di ogni prova da santoni o argomentate, con discorsi paludati, da sedicenti maestri del pensiero (entrambi immaginifici e fantasiosi) non è solo verosimile ma assolutamente certo e indubbio che le risposte dell’intelligenza artificiale non potranno andare che nella direzione autodistruttiva già presa dall’intelligenza naturale. 



Il riferimento a Il Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler è d’obbligo, come quello ad Albert Einstein che vede immutabile una realtà se non cambia la mentalità che l’ha creata. La “(in)cultura” Occidentale trasfusa nei computer darà le consuete risposte che da duemila anni di storia alimentano, giustificandoli, dispotismi, genocidi, guerre definite sante, intrighi diabolici, ipocrisie clamorose; e sempre con l’ipocrita l’attestazione di pretesi valori desunti da esperienze passate e malamente superate (democrazia ateniese, rispetto della dignità e dei diritti umani). La domanda, quindi, da porsi è se si tratti solo di un falso problema o di una brillante trovata per scaricare su uno strumento digitale la responsabilità, altrimenti personale, di chi ha visto l’approssimarsi della catastrofe ma, da classe dirigente, non ha fatto nulla per evitarla. Il fatto che il naufragio della parte di mondo da noi abitata  possa essere attribuito a macchine (hardware) e a programmi (software) potrà costituire solo un pretestuoso alibi, un furbesco marchingegno  per chi, dopo secoli di guerre ideologiche (sante o profane), di massacri atroci, di stermini (per motivi etnici o di pensiero) ha continuato imperterrito a ripetere le medesime giaculatorie giustificative apprese in famiglia, a scuola, nei luoghi di culto; e ciò o per torpore mentale o per ignavia caratteriale. L’irrazionalità, trasfusa nei computer attraverso i dati immagazzinati, rappresenterà, in buona sostanza, solo un modo falso (come già avviene con le Fake news) per scrollarsi di dosso, addossandola alle macchine, la colpa dello stesso “male oscuro” che da duemila anni ci corrode.