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sabato 23 dicembre 2023

LUNGO LA LINEA BLU
di Angelo Gaccione

La villetta primi Novecento come era

Il comportamento del Comune di Milano (e quello della “Sottoincompetenza ai Beni Culturali”) è colpevole e schizoide nello stesso tempo. Con una mano lascia che si possano abbattere splendidi edifici primi-Novecento facendoli sparire dalla nostra vista e dalla nostra memoria, come è avvenuto a Piazza Trento a due passi da Porta Romana e come sta avvenendo col genocidio urbanistico delle villette in stile neo-medievale “tanto di moda nel romantico periodo che va dalla metà dell’Ottocento ai primi due decenni del Novecento, spesso decorato in stile liberty” come scrive Roberto Arsuffi su “La voce delle città” di Urbanfile, nella zona del quartiere dei giornalisti alla Maggiolina. Parlo di genocidio urbanistico a ragion veduta e dovremmo chiedere l’arresto dei responsabili e poi un processo come quello intentato ai nazisti a Norimberga.


La villetta come era

Quella posta all’angolo tra Via Tullo Morgagni (civico 19) e via Arbe non esiste più perché in questa città, chi amministra o possiede denaro, può fare e disfare a piacimento senza vincoli e senza scrupoli. Avevo giusto magnificato le belle villette del “Villaggio Pirelli” nel capitoletto “Bicocca” del mio nuovo libro: La mia Milano (Editrice Meravigli 2023), e non mi aspettavo questo ennesimo colpo di mano. Purtroppo sono decenni che fra amministrazioni di destra e di sinistra (lo so che a leggere questa definizione vi viene da ridere, ma a me no) non esiste differenza alcuna sul piano della pratica concreta, dei famosi fatti

 

La villetta come era

Con l’altra mano, invece, il Comune sta facendo un lavoro ammirevole risistemando parti di città e restituendo ai cittadini piazze, viali, marciapiedi, sottraendoli al dominio ossessivo del traffico. Sono andato a verificare di persona il riassetto lungo la linea Quattro della Metropolitana, la Blu, quella che da San Babila arriva all’aeroporto di Linate. Da piazza Risorgimento (ora anche la statua del poverello di Assisi ha trovato la sua centralità) ho proseguito a piedi fino a viale Argonne da dove il cavalcavia Buccari vi conduce al quartiere dell’Ortica e da cui si vedono i treni della Stazione di Lambrate. 


La villetta massacrata

Tutto il percorso: corso Indipendenza, piazzale Dateo, corso Plebisciti, piazzale Susa, fino all’Acquabella, è diventato un magnifico rettifilo di piste ciclabili attrezzato di verde, di giochi per bambini e per adulti. Ci sono campetti per il calcetto, per le bocce, il ping pong, la palla canestro; spazi per il gioco delle carte, le altalene, e persino per saltare e fare capriole su una molleggiante gigantesca rete. Ai lati, il percorso pedonale è allietato da piante e aiuole intervallato da aree protette per fare ginnastica; da oasi per mamme, papà e bambini, spazi cintati riservati ai cani, da panchine per poter leggere e riposare in tranquillità, da sedute per il pic nic, e così via. 


La villetta massacrata

La cosa magnifica, in questo raccordo fra una stazione e l’altra del Metrò, è che le piazze sono state allargate e i marciapiedi hanno sottratto spazio alle carreggiate in modo che alle auto e al traffico è stato concesso solo quanto gliene occorre. I veri fruitori sono diventati gli alberi, la vegetazione, le persone. Sono stati loro ad essere messi al centro di un pezzo di città vivibile, com’è giusto che sia. Anche attraversare è divenuto più semplice e più sicuro per i pedoni, e il grazioso monumento a Pinocchio attorniato dal gatto e dalla volpe con la fontana ai suoi piedi, fa tutto un altro effetto. 


La villetta massacrata

Sosta doverosa per me in piazzale Dateo per una visita alla libreria Centofiori; davanti al palazzo di Corso Plebisciti al numero 9 dove abitò fino alla morte lo scrittore Vincenzo Consolo e dove andavo a fargli visita; e sosta nei pressi dell’edificio di viale Argonne dove vive tuttora il filosofo Carlo Sini. Qui il mio pensiero è corso alla sua salute e alla mia.


 
Nella gigantesca Basilica dei martiri Nereo e Achilleo non vi entravo da anni: da quando la casa editrice Gitti Europa con cui collaboravo, e che aveva la sua sede in una traversa nei pressi, ha chiuso la sua attività. Era stato un periodo di fatiche quello, ma anche di esaltante creatività letteraria e culturale. Nonostante la vastità e i mattoni in cotto dei suoi muri, faceva caldo in questa basilica. 



La cappella laterale dedicata alla Madonna di Fatima (gliel’hanno dedicata perché le bombe della Seconda guerra mondiale su Milano l’avevano miracolosamente risparmiata) era aperta, e così ho potuto ammirare gli affreschi moderni del pittore Vanni Rossi. Di lui leggevo su “Artecultura” al tempo dell’Università. Li ha realizzati fra il 1946 e il 1950 e coprono sia alcune pareti frontali che l’intero soffitto. Vi consiglio di andarli a vedere, la linea Blu della Metropolitana vi ci porta in un soffio.


Gli Affreschi di Vanni Rossi