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sabato 23 dicembre 2023

MI(NI)STERO DELL’INTERNO
di Gerolamo Dell’Olio


Girolamo sotto Palazzo Pegaso
 
Diario civile
 
Scusi, ma lei non era quello che tutte le sere, prima dell’alba, metteva in rete il raccontino della giornata? Oggi siamo a venerdì, non abbiamo visto ancora nulla! Eppure aveva annunciato per martedì la bellezza di due incontri-per-strada, davanti alla Prefettura e alla Regione, e persino un appuntamento importante col Comando dei Vigili del Fuoco di Firenze…!’
‘Appunto.’
‘Appunto cosa?’
‘Se ha pazienza, le spiego’.
 
Ecco, ho immaginato di partire così, questa volta. È vero, sono in ritardo, ma c’è un buon motivo. E ha a che fare proprio con quell’appuntamento del mattino di martedì coi Vigili del Fuoco. Nessuna delusione, anzi!  Un’accoglienza aperta, un’ora cordialissima di colloquio. Con me, anche un altro ‘idrante’, Marco, che poi è venuto a farmi compagnia il pomeriggio davanti alla Regione. E allora, perché non riferire subito i risultati di questo incontro? In ballo ci sono scenari rilevanti per la vita della nostra città… e fra le finalità della nostra associazione c’è proprio quella dell’informazione ambientale, e dell’informazione tout court. Tutto vero. Mi spiego. Quando ci càpita (succede raramente, e capite bene perché) di vedere accolta una richiesta di incontro con donne o uomini delle istituzioni, ecco, lì ci sembra particolarmente opportuno comportarci col massimo della correttezza, ed evitare anche il più piccolo errore di comunicazione. Per questo, prima di pubblicare, chiediamo sempre ai nostri interlocutori ‘ufficiali’ di leggere, correggere, integrare. Anche così ci siamo guadagnati una buona fama di fonte seria, attendibile. Ed è per questo motivo, credo, che tante ‘istituzioni’ assai poco istituzionali ci evitano come il diavolo l’acqua santa. Sanno che non facciamo ‘politica’, per come loro la praticano. Non corriamo per questa o quella cordata. Non partecipiamo al teatrino delle maggioranze e delle opposizioni. Quindi… siamo particolarmente pericolosi. Da evitare!
Ed ecco allora che un incontro come quello avuto martedì mattina al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco meritava - merita - il massimo dei riguardi. E siccome, complici le festività di questi giorni, la bozza di comunicato che abbiamo proposto non è ancora tornata indietro, pazienza, la teniamo qualche giorno in naftalina. Ma intanto due parole sui ‘dialoghi’ sotto i palazzi del Prefetto e del Consiglio regionale provo a scriverle.


 
Melma Tav sotto la Prefettura

Evocare impunemente e ripetutamente Kafka sotto Palazzo Medici Riccardi si può fare! Il ‘sistema’ ha i succhi gastrici per digerirlo. Non è una novità.
Però, c’è un però, credo. Alla lunga, piano piano, cadono i veli. E non è un caso, credo, se sempre più frequenti sono gli attestati di solidarietà, di comprensione, di condivisione. Anche perché qui davvero assurdo e paradosso si sposano. Succede che un’emanazione autorevole e indispensabile del Ministero dell’Interno interpella il massimo esponente locale di quel Ministro, il Prefetto, lo informa, lo allerta. E quel Prefetto lo ignora. Ministero o… Mistero dell’Interno?
‘Mistero!’, conferma sarcastica e risentita Anna. In bici, andava verso San Marco. Fermi tutti: fa inversione e viene a ridosso della mia ribalta in pietraforte. Ne ha anche di nuove. Prima che quella simpatica talpona passasse sotto il Ponte al Pino, a lei risulta che ci siano già altri danni. Ma nessuno le dà retta. ‘Scrivici, documentacelo’, le dico. ‘I giornali no, quelli fanno altri servizi: ma noi possiamo darti voce, se vuoi. Goccia dopo goccia… come ti chiami?’.
Non mi lesina nome e cognome. Mi presento anch’io: ‘Girolamo’.
‘Eh, lo so chi tu sei. Eh, se ti conosco! Tu ci sei venuto a noia…!’, con garbo tipicamente fiorentino. E mi racconta altri vecchi episodi in cui ci siamo incrociati, quando era segretaria di uno dei passati presidenti del Consiglio comunale.
 
‘Ricordiamocene a maggio, quando si vota!’, esclama un’altra passante. Non ha bisogno di altre notizie. Semmai di un calmante.
 
‘Son settant’anni che combatto. E ‘un serv’ a nulla!’, le fa eco al contrario questo anziano disilluso lavoratore dei trasporti.
 
E quante scolaresche francesi, anche oggi, a giro per Firenze.
Ritento l’accoppiata ‘Vive la France / À bas Macron’, che ieri ha avuto successo. Funziona anche oggi. Con un’arguta chiosa della prof che li accompagna: ‘Et Meloni?’. Scontata la replica: ‘Bien sûr, Meloni aussi!’


Bandiera della pace sgarrupata
su Palazzo Pegaso
 
Ultimo, si sofferma a leggere questo contegnoso signore, incuriosito. Gli porgo la lettera dei Vigili del Fuoco: ‘È tutto alla luce del sole. Se l’Arno ridà di fuori, magari si farà come a Gaza. Prendiamo i tunnel TAV e li inondiamo coi treni dentro. Stile Israele con Hamas’.
Guarda incupito il testo. Gli ribadisco l’indifferenza del Palazzo che ci sovrasta: ‘Il prefetto non vede, non sente, non parla’.
‘Ma salta!’, fa lui. E poi: ‘C’è un recapito di riferimento?’
‘Certamente: qui sotto, tutti i contatti.’
Stai a vedere che provoca una svolta…
 
Alla mimica delle tre scimmiette, nel pomeriggio, due pepate nonnette aggiungono una quarta mossa che ni fa schiantare. Il vecchio amico Giorgio ciondola da queste parti in attesa di un messaggio dalla dolce metà per ricongiungersi con lei e tornare a casa. Così, mi ha preso in prestito per un quarto d’ora: giù a rovesciarmi addosso tutta l’uggia che prova per il ‘nostro’ mondo del ‘dissenso’, incagliatosi in beghe, protagonismi e circoli viziosi. Come dargli torto? Ma poi, a ridare brio alla conversazione, arrivano queste sue due vecchie amiche. Mi presenta a loro con graziose parole di encomio, e mi lascia il compito di concludere. Allora, indicando il bugnato di Michelozzo là di fronte a noi, e l’Autorità che lo abita, ripropongo quel gesto alternatamente davanti agli occhi, agli orecchi e alla bocca. Ecco, tutto mi sarei aspettato da questa veneranda coppia meno che una delle due, senza pensarci sopra, li ripete uno dopo l’altro e ci aggiunge il carico, il quarto gesto: a sopracciglia inarcate e ghigno sardonico, la mano si infila lesta in tasca. Lungi da noi riferirlo al caso di specie, s’intende! Giusto un arricchimento semantico buono per altri casi…


Marco Mordini
Piombino non si dimentica
 
Intanto anche Marco si è trasformato in uomo-sandwich e perora a pochi metri da me, davanti all’altro ingresso del Consiglio, al civico 4, la causa mai tramontata di Piombino-rigassificata-a-forza. Con buoni risultati anche lui, mi conforta.
Due ultimi incontri mi piace menzionare, che mi ripiombano a venti-trent’anni addietro sull’incresciosa storia della TAV, quando si tentava di difendere con le unghie e con i denti le acque e il paesaggio del Mugello. E per lo meno hanno fatto meno danni di quelli che potevano regalarci.
 
A braccetto con la sua signora, come in un’elegante promenade impressionista fine Ottocento, mi riconosce e mi sorride con simpatica ironia Piero, esponente di primo piano dell’ARPAT ai tempi di quei guai.
Lo presento a Marco, che della TAV sta apprezzando tutte le gesta più recenti in salsa fiorentina. ‘Una colonna di quella battaglia. Lui, uno di quelli dell’ARPAT che lavorava sul serio!’
Si schermisce: ‘Tutto quello che mi avete richiesto, l’ho dato,’
‘E quante cose scomode ha scritto!’, aggiungo. ‘Ma venivano prese in considerazione?’
Non posso mancare di enfatizzargli quest’ultima mascalzonata denunciata dai Vigili del Fuoco. E di auspicarne gli esiti: ‘Vede? Questa è la prova del crimine.  Quindi, presto li andremo a trovare a Sollicciano. Perché finiranno tutti là dentro…’
Si accomiata con un dolce sorriso appena un po’ scettico.


 
L’altro, si chiama Giorgio anche lui. Militavamo niente meno che nelle due formazioni super-antagoniste, l’un contro l’altro armato. Lui, nella TAV Spa. Io, già allora, in Idra, che per qualche anno ancora si chiamò ‘coordinamento dei comitati e delle associazioni contro i progetti di Alta Velocità’ (prima di scoprire che quei comitati erano piccoli egoismi locali e che certe associazioni… lasciamo perdere).
Non ci vedevamo da lustri. Decenni. È stato gradevole scoprire in lui un moto di simpatia e di amicizia a dispetto di tutti i vecchi virulenti conflitti.
‘Il compagno Giorgio!’, lo omaggio scherzoso. ‘Guarda qui! La melma TAV! La TAV fa ancora miracoli: fa sbucare l’acqua (e il fango) da sottoterra!’
E poi, una carrellata sulle conoscenze comuni, dove sono, cosa sono a fare… E poi la sua passione per la montagna. Fino a scoprire che siamo nati lo stesso anno e lo sesso mese, a soli 18 giorni di distanza.
‘Son contento che ti vedo sempre in gamba’, mi fa prima di salutare.
‘Anch’io ti vedo bene’.
Suonano le campane del Duomo. Quelle delle 5.
Non me lo sarei aspettato. L’ultimo suo pensiero è per una storia che sta tanto a cuore a tutti coloro che lo hanno conosciuto, il coraggioso minatore calabrese insorto contro la mortificazione dei diritti della sua gente, i ‘dannati della Tav’. Abbastanza coraggioso e dissidente dal suo stesso sindacato da essersi meritato l’ostracismo e l’esilio. Quell’esilio in cui ha trovato anche la fine dei suoi giorni, sotto un masso nella galleria in costruzione del San Gottardo, in Svizzera, tredici anni fa.
‘Le campane di Natale!’, mi suggerisce Giorgio. ‘Facciamo un pensiero… sai? Io ero diventato molto amico di quell’operaio che protestava. Mi aveva invitato tante volte a andare giù da lui nella Piccola Sila. Ricordiamolo insieme!’
Sì. È bello, e fa bene, ricordare un uomo così intero: Pietro Mirabelli!