Pagine

martedì 19 dicembre 2023

SPIGOLATURE
di Angelo Gaccione


 
Vicolo della Felicità
 
Di luoghi curiosi se ne trovano in ogni sperduto angolo di mondo, figuriamoci in Italia e nelle nostre splendide città. A Lucca, per esempio, c’è un Vicolo della Felicità. Ci sono approdato, assieme allo studioso e docente universitario Giuseppe Langella, sciamando tra il Fillungo e il perimetro delle Torri. In genere i visitatori tirano dritto per salire sulla Torre Guinigi con la sua chioma alberata, ed è improbabile che vadano alla ricerca deliberata di un vicolo medievale privo di importanza come questo. Stretto e corto, troppo corto; e se non fosse per la mattonella di maiolica che lo indica, non ci badereste nemmeno. “La felicità è breve” ha detto Langella appena gliel’ho indicato, e non ha tutti i torti. Breve, troppo breve, come i pochi metri di questo vicolo.
Se li si interroga sulla felicità gli uomini e le donne hanno pronta la risposta: il denaro, la salute, l’amore. Di denaro e di salute in questo vicolo medievale doveva essercene ben poco; privo di luce e maleodorante come doveva presentarsi ai suoi abitanti, e allora non rimane che l’amore. Ma che tipo di amore? È molto probabile che il nome al vicolo glielo abbiano affibbiato gli uomini e forse qui venivano a cercare l’attimo effimero della loro felicità a pagamento. Chi l’amore era costretto a venderlo non doveva provare felicità, e il “mestiere” era dura sottomissione alla sopravvivenza. Lo so, è una ipotesi amara e poco romantica, e forse vi aspettavate una storia dal finale edificante dalla mia immaginazione di scrittore. Per non lasciarvi nella più totale delusione ricorrerò alla leggenda, questa sì dal finale edificante, riferita sul suo blog da Marco Vignolo Gargini. Siamo negli anni della peste, quella del Trecento, e la falce della Dama Nera miete vittime a gogò. Un aristocratico lucchese non meglio identificato, temendo per la sua sorte, promette di cambiare condotta di vita e si reca a pregare con ritrovata devozione (cosa non può la paura della morte…), nell’Oratorio di Santo Atanasio. Le preghiere e la fede salveranno l’uomo, e finita la peste, muterà sul serio il suo stile di vita. Comportamento morigerato, rinuncia all’avidità, buon cittadino e buon cristiano, prende persino moglie e mette al mondo dei figli. Ma veniamo al colpo di scena finale così come riportato da Gargini: “Una mattina improvvisamente, dopo il battesimo del suo primo figlio, una voce disse all’uomo: Vieni con me, porta la tua famiglia a vedere cosa può fare la fede. Un passaggio fatto a L accanto all’Oratorio di S. Atanasio si spalancò davanti a lui e alla sua famiglia. La voce continuò a parlare: La felicità è un vicolo molto corto, ma se perdi la speranza perdi anche questa piccola salvezza. Il Paradiso non si raggiunge camminando su viali alberati. La via verso la Felicità è fatta di mille insignificanti stradine. Ricorda questo”. Dal Vangelo sappiamo che la fede muove le montagne, e questa leggenda non si discosta dal sentire medievale. Non avrete la felicità su questa terra, ma almeno vi guadagnerete il paradiso.