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venerdì 12 aprile 2024

INTORNO A TREBLINKA 
di Gabriele Scaramuzza

 
Vasilij Grossman
 
Vasilij Grossman non ha bisogno di presentazioni, la sua fama è vasta, e più che giustificata. È noto anche che come corrispondente di guerra per “Stella Rossa” è stato presente fin quasi alla fine alla battaglia di Stalingrado, e ha seguito poi l’Armata Rossa fino a Berlino. Ha risentito non poco del suo essere ebreo non solo per la madre trucidata dai nazisti al loro primo ingresso a Berdičev, in Ucraina, con tanti altri parenti e conoscenti; ma anche per il vero e proprio ostracismo che ha subito sotto Stalin e oltre, e che colpì tanti suoi scritti, tra cui Vita e destino e Il libro nero, da lui curato con Il’ja Erenburg.
Ucraina senza ebrei testimonia l’agghiacciate stupore con cui Grossman constata verso la fine del 1943 l’eccidio degli ebrei in Ucraina: “Qui hanno ucciso un popolo, hanno ucciso le case, le famiglie, i libri e una fede, hanno ucciso l’albero della vita […]. Hanno ucciso la morale di un popolo, i suoi usi quotidiani, le barzellette tramandate dai vecchi ai figli, hanno ucciso i ricordi, le canzoni tristi, la poesia di una vita allegra e amara insieme, hanno devastato case, famiglie e cimiteri”.
Come ha potuto succedere? Che cosa rende il genocidio degli ebrei “diverso dagli altri eccidi che i tedeschi hanno compiuto ai danni di centinaia di migliaia di persone nell’Europa occupata? Una differenza c’è. Francesi, danesi, serbi, ucraini, russi e cechi, i fascisti li giustiziano se violano norme e leggi fasciste […] Gli ebrei, invece, li uccidono solo perché sono ebrei. Per loro non c’è ebreo che abbia il diritto di vivere. Essere ebreo è il crimine sommo, ed è un crimine che si punisce con la morte”. Questo anche perché “gli ebrei non hanno leggi che li proteggano, né eserciti che li difendano e sono quindi un bersaglio formidabile per l’ira dei deboli e dei vinti”. Non hanno uno stato o, meglio, non l’avevano quando Grossman scriveva, nel 1943, Ucraina senza ebrei. Fa riflettere tuttavia che, da quando esiste Israele, esistono nazioni e società che si sono assegnate come compito di distruggerlo. La sua esistenza ancora oggi viene contrastata, è tuttora precaria, data per incerta e controvertibile, per illegittima soprattutto.      
Eppure i tedeschi, sottolinea Grossman, “non sono una nazione di assassini e criminali”. Criminale se mai è il sentirsi una nazione eccezionale, al di sopra di tutte le altre – per chi si sente tale, e sono ben lungi dall’esserlo tutti per fortuna. Inaccettabile è l’arroganza, il senso di superiorità, il disprezzo verso gli altri, il nazionalismo. Cose che furono purtroppo tipiche anche di certo Wagner: un uomo di una volontà così ferrea e indomabile che ci si chiede da cosa venga il suo conclamato amore per la schopenhaueriana noluntas, e per il buddismo. La sua vita, il suon accanito dogmatismo dicono tutt’altro. 

 
 
Superata l’Ucraina, l’Armata Rossa, muovendosi verso la Germania, attraversa la Polonia, e lì incontra Treblinka, cui Grossman dedica L’inferno di Treblinka (Adelphi, 2010), che fu portato a testimonianza al processo di Norimberga. A Treblinka fu comandante per qualche mese tra il ‘42 e il ‘43, dopo esserlo stato a Sobibor (in seguito passò anche per la Risiera di San Sabba, sempre agli ordini di Hitler), Franz Stangl – intervistato poi da Gitta Sereny nel terribilmente toccante In quelle tenebre.
Per contrasto, e per far meglio risaltare quanto resta agghiacciante di quel campo di sterminio, Grossman scrive La Madonna di Treblinka (ed è noto quanto dalla Madonna Sistina, qui rimessa in gioco, abbia attratto la cultura russa, Dostoevskij in particolare): “La madre allatta il figlio, mentre la folla erige muri, stende il filo spinato, costruisce baracche… E all’interno di silenziosi palazzi si progettano camere a gas, forni crematori…. È venuto il tempo dei lupi, gli uomini vivono la vita delle bestie feroci. In questo tempo la giovane madre partorì e allevò il bambino”.  
Il tema dell’umano è onnipresente nelle opere di Grossman, ma in nessun luogo assume tanto autonomo risalto quanto nel racconto La Madonna Sistina. È un simbolo terreno questa Madonna; paradossalmente scrive Grossman: “Ho l’impressione che questa Madonna sia l’espressione più atea della vita, dell’umano senza la presenza del divino”. Rinvia a un mondo da cui Dio è scomparso, come a Treblinka; come ai “terribili anni di carestia, ai figli dei bottegai e degli artigiani ebrei durante il pogrom di Kisinëv, ai bambini dei minatori quando l’urlo della sirena annunciava al villaggio impazzito un’esplosione in miniera”, come alla “triste fatica delle operaie in fabbrica”. Molto cambia nella storia, ma “un solo fatto resta immutabile: si tratta sempre di un destino triste…”. Nei loro sguardi la Madre e il Figlio recano impresso l’orrore e la distruzione, li conoscono, eppure non se ne lasciano sommergere: “la forza della vita, la forza dell’umanità è enorme, e neppure la violenza più feroce e sistematica è in grado di sottometterla, può soltanto ucciderla. Ecco la ragione della serenità che appare sui volti della madre e del figlio: sono invincibili. Anche nelle epoche più terribili la distruzione della vita non significa la sua sconfitta”.  
[A proposito della versione italiana di La Madonna a Treblinka, stupisce che nel secondo risvolto di copertina si sostenga che proprio a Treblinka Grossman avrebbe scoperto che la madre era stata trucidata dai nazisti, e che si citi Vita e destino solo nella edizione di Jaca Book, senza neppure accennare a quella di Adelphi].
Dopo che ho scritto, nel mio Smarrimento e scrittura, il capitolo “Vasilij Grossman: terrore e utopia”, non poco altro è uscito su questo grande scrittore; tra cui segnalerei, di Giovanni Maddalena, Il pensiero di Vasilij Grossman, edito a Torino nel 2023 da Rosenberg & Sellier. Un testo assai significativo; anche se non l’ho ancora potuto rileggere con la distensione che merita.
 
 
 
Vasilij Grossman
Ucraina senza ebrei,
a cura di Claudia Zonghetti
Adelphi, Milano 2023, pp. 80, € 5.
 
Vasilij Grossman
La Madonna di Treblinka
trad. di M. A. Curletto
prefazione di Marzio Pieri
con un saggio di Maurizio Cecchetti
Medusa, Milano 2023, pp. 71, € 11.