Pagine

venerdì 12 settembre 2025

BIBI A GAZA
di Zaccaria Gallo

             
 
Ti hanno insegnato ad aver paura
della dolcezza e, nella tana della tua testa,
è cresciuta la consapevolezza
che anche il cielo puoi strangolare.
Non hanno padri, non hanno fratelli,
quelli che tu chiami nemici in una
guerra perduta per entrambi?
E i lamenti delle donne che l’aria
saturano con voli di tordi a sera,
non giungono al tuo cuore,
pieno di benzina e kerosene,
d’uranio, fosforo e terrore?
“La tua guerra non è un campo di grano”
per far fiorire le spighe
e coltivare il pane,
ma armadio, dove conservare il delirio,
non importa se muore un vecchio
o un bambino.
Il tuo nome si scrive nella estraneità
del Meccanico del mondo,
che ti lascia fare quello che vuoi,
come se se la fosse data a gambe
dopo la creazione.
Sugli scuri della tua casa,
sul parabrezza della tua auto,
riposano angeli senza braccia,
senza gambe, come anitre
impallinate per la cena.
Apri il frigorifero e,
tra i certificati di morte,
cerca la bottiglia che contiene l’omicidio.
Tua madre l’ha conservata da tempo per te.