Pagine

giovedì 13 novembre 2025

“INDIPENDENZA” ALL’ITALIANA 
di Luigi Mazzella



Come creatore (allo stato, unico e inascoltato) della teoria (filosofico-politica) dei cinque irrazionalismi (tre religiosi e due politici) come causa del caos dominante in Occidente, mi sento obbligato a segnalare, a riprova della mia tesi, le maggiori incongruenze riscontrabili nella nostra vita individuale collettiva. Oggi scriverò del monstrum dell’indipendenza e dell’autonomia nella Pubblica Amministrazione e, in particolare, di quanto sta accadendo per l’organo di protezione della Privacy. È noto che gli uffici Statali italiani, come la maggior parte di quelli Europei, risultano modellati sulle idee elaborate da Jean Baptiste Colbert e da lui concepite in modo tale da dare al Re Sole (il monarca assoluto, francese, Luigi XIV) un vero esercito di fedeli servitori (compresi quelli destinati a fare “giustizia”), pagati dallo Stato e muniti di penna e di inchiostro al posto delle armi. Gli Anglosassoni il cui illuminismo, in Gran Bretagna, non aveva seguito le orme di quello francese (sfociato nel Terrore e nel Bonapartismo), come di consueto avevano le loro perplessità sulle scelte dei “cugini” d’oltre Manica e negli Stati Uniti d’America, sul finire del XIX secolo, affidarono ad estranei all’Amministrazione la scelta, in vario modo indiretta, dei civil servant inquadrati in Authorities e Agenzie, keeping out of politics. Sul territorio dello Stivale, passando per Napoleone e Mussolini il modello francese prevalse e dominò, fino all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Poi, l’italica tendenza allo scimmiottamento ebbe il sopravvento e non rinunciò all’imitazione dei modelli anglosassoni. Furono così introdotte , nel nostro ordinamento, le Autorità dette indipendenti e autonome, definite “enti pubblici che discostandosi dal modello tradizionale di pubblica amministrazione, non dipendono dal Governo e non subiscono ingerenze di natura politica”.


 
E ciò, anche se i suoi ben pagati membri sono rigorosamente scelti dal potere politico dominante al momento della costituzione (o del rinnovo). Dopo un tale bluff, tipicamente italiano, di chiamare “indipendenti” Autorità amministrative messe in piedi con la nomina dei loro componenti con modalità esclusivamente e rigorosamente politiche, stiamo assistendo, in questi giorni, a una “farsa” relativa all’Autorità per la protezione della “privacy”, che più ignominiosa non potrebbe essere (e che a definirla Arlecchinata” significherebbe soltanto recare ingiuria a una nota maschera della nostra Commedia dell’Arte). Forze di governo e forze di opposizione (la Destra di Giorgia Meloni e la Sinistra di Elly Schlein), infischiandosene di far mostra di credere che quell’Autorità sia stata e sia veramente ‘indipendente’, in buona sostanza, concorderebbero nell’intento di mandare a casa i suoi componenti (ognuna di esse pensando di potere così nominare altri membri di più provata e certa fede politica). In altre parole se “s’ode a destra uno squillo di tromba e a sinistra risponde uno squillo” non si tratta dell’annuncio di una manzoniana e napoleonica battaglia, ma in piena concordia di suoni è il canto di un identico leit motiv comune delle due pulzelle (la “rossa” e la “nera”), per altri aspetti rivali. L’unico grido, nella pugna dissonante, è quello del Presidente della Privacy che, autocraticamente (?), dice: “Se sono autonomo e indipendente, decido io con i miei membri del Collegio quando andare via!”. Il discorso sino a questo momento appare in fase di stallo. Vedremo come andrà a finire. 


 
P.S. Mi sembra che qualche considerazione ulteriore possa essere fatta, a beneficio della mia tesi che non piace ad alcuni lettori di “Odissea”. Gli eventi della Autorità della Privacy di questi giorni confermano che il “cul de sac” in cui s’è cacciato l’Italia non è fatto di stoffa perforabile o a trama larga: è veramente senza via d’uscita. Anche se non è da escludere, infatti, che sia in progressivo aumento il numero degli abitanti dell’Ovest del Pianeta che coglie la falsità, l’ipocrisia, la menzogna palese e sconvolgente della maggior parte delle pretese verità divulgate da “alti” dignitari della religione e della politica Occidentale l’opera di denunciarne la finzione è accusata - essa - di contribuire al “crollo dei Valori” della nostra cosiddetta “civiltà. In altre parole, se si sostiene che Hobbes non è stato mai smentito sul detto “Homo homini lupus” perché i fautori  più tenaci  della solidarietà universale e dell’uguaglianza umana si sono dimostrati solo capaci di rendere ricchi i propri Alti Prelati o i Membri della Nomenklatura bolscevica, facendone gli oligarchi del post-comunismo e che le buone intenzione dei popoli amati da Dio (i Tedeschi) o dal medesimo addirittura prediletti (gli Ebrei) hanno clamorosamente smentito la loro buona volontà salvifica della  umanità (da essi considerata bisognosa di guida perché di rango inferiore) con i campi di sterminio nazisti e i bombardamenti di Netanyahu su Gaza, si rischia di passare per cinici denigratori e distruttori di plurisecolari miti valoriali.