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martedì 2 dicembre 2025

IL PARTITO DEGLI ASTENSIONISTI
di Luigi Mazzella
 
  
Anche le votazioni regionali in Campania, in Puglia e in Veneto hanno confermato che, per ciò che riguarda l’astensione del voto elettorale, non siamo davanti a un fenomeno fisiologico né a un semplice sintomo temporaneo. Si tratta di un segnale profondo e strutturale che richiederebbe interventi immediati, se fosse agevole individuare e dire quali. In realtà nessuno a livello politico o mediatico sembra preoccuparsene. Non si precisa che per capire le ragioni di una massiccia non partecipazione consapevole al voto, va bandito, soprattutto, il rimedio dei pannicelli caldi e c’è chi inutilmente denuncia la mancanza di educazione civica o invoca una maggiore attenzione alle donne e alle periferie. Sondaggi non superficiali e inadeguati dimostrerebbero che proprio i più civicamente educati e amanti della pace e del quieto vivere civile si rifiutano di votare per chi, al governo o all’opposizione, appare invasato da furori bellici e farnetica di riarmo, di reintroduzione nel Paese del servizio militare, di sostegni economici a un regime politico corrotto e in odore di neo-nazismo e si collega alla cordata di un partito statunitense sconfitto alle elezioni politiche, pur facendo falsi e finti salamelecchi al vincitore. Di educazione politica adeguata a uno Stato libero e indipendente difettano proprio le forze politiche che al governo o all’opposizione si accontentano di racimolare i voti sempre in calo dei cittadini più irregimentati e meno capaci di individuare il cumulo di menzogne propagandistiche che un sistema mass mediatico, totalmente dipendente dal mondo finanziario e dell’industria degli armamenti, diffonde a piene mani. Di educazione civica difettano uomini e donne della politica che si battono per governare con minoranze esigue della popolazione (meno minoranze delle altre minoranze), contravvenendo alla unica logica degna di una democrazia, quella della necessità di avere almeno il 50+1 % dei voti per pretendere di governare un Paese. Di fronte a uomini e (purtroppo anche) a donne della politica che offrono un panorama così squallido e deprimente delle loro proposte, chi ha la sensibilità di un individuo libero e democratico con il suo “non-voto” resta una “vox clamans in deserto” anche se fa parte di una stragrande quantità di aventi diritto al voto che la pensano al suo stesso modo.