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“SIPARIO” E LA BIBLIOTECA DELLO SPETTACOLO
di Angelo Gaccione

Mario Mattia Giorgetti
“Sipario”
è senza dubbio la più longeva rivista di teatro italiana. Era stata fondata a
Genova nel lontano 1946 e quest’anno compirà il suo 80° anno di vita. Come
avviene per molti organi di stampa, spesso con il cambio del direttore o del
gruppo editoriale, la redazione diventa mobile e si sposta. Lo stesso è
avvenuto per “Sipario” nel corso degli anni: Milano, Roma, Lecco e poi
definitivamente Milano con alcuni cambi di sede. Dal 1984, e sotto la direzione
dell’attuale direttore, il drammaturgo e regista Mario Mattia Giorgetti, la
rivista è rimasta in pianta stabile a Milano. Oggi la sua redazione si trova in
quello che per i milanesi è più noto come il quartiere Isola.
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| Mario Mattia Giorgetti |

La lapide del poeta Luciano Beretta

Il quartiere Isola, per me, era il pittore albanese Ibraim Kodra che andavamo a trovare in Piazzale Lagosta tutte le volte che il poeta calabrese-arberesche Franco Esposito, veniva da Stresa a Milano. Ma è stato anche il quartiere delle mie tante esplorazioni milanesi. Tra gli altri scoprii che vi era nato il poeta dialettale Luciano Beretta; in via Guglielmo Pepe, come informa la targa di marmo affissa sulla facciata di un bel palazzo liberty di piazza Garigliano numero 3. Il testo in lingua meneghina ce ne dà ragione: “Son nassuu in Guglielmo Pepe al numer vot, son passaa in via Garigliano al numer trii…”. Ma la targa è più esplicita: “Queste strade che come la via Gluck, si snodavano un tempo fra campi e cascinali, devono a Luciano Beretta, poeta milanese (1928 - 1994) di essere entrate nel novero dei percorsi del cuore e della nostalgia”.

La lapide di Mario Madè
Ahimè, io lo sono un inguaribile nostalgico e sentimentale! E non
ho potuto fare a meno di andare a rintracciare sulla parasta del palazzo al
numero 6 della piazza, anche la targa dell’apprendista della Breda, il partigiano
Mario Madè. Il giovanissimo garibaldino deportato nel campo di sterminio
nazista di Gusen (Mauthausen), vi morì il 1° aprile del 1945. Aveva appena 17
anni.


La targa di "Sipario"
La targa che indica la sede del celebre mensile dello spettacolo è
al numero civico di via Garigliano 8. Oltre alla redazione, c’è il centro di
lettura della Fondazione dedicata al drammaturgo Carlo Terron e la
fornitissima Biblioteca Internazionale dello Spettacolo. Un patrimonio di oltre
10 mila volumi, una collezione specializzata costituita da libri rari,
documenti, saggi e testi teatrali, compresi spartiti storici del Teatro alla
Scala, articoli di giornali e quant’altro attiene al mondo della scena e dello
spettacolo dal vivo, sono a disposizione degli studiosi e degli appassionati di
teatro. Entrare nella sede di “Sipario” è come entrare in un piccolo universo
fatato, affollato di un disordine visivamente fascinoso che riesce ad
incantare. I miei occhi non riuscivano a saziarsi e vagavano da un punto
all’altro, da una maschera all’altra. Ce ne sono ben 40 esposte in una specie
di mostra stabile. Sono su cartoncini e raffigurano, a colori, i tanti
personaggi della Commedia dell’Arte che ci hanno tanto deliziati.

ALBUM
J'ACCUSE
di Marcello Campisani
Carissimi
amici di sinistra
considero la colpa tutta vostra,
se abbiamo Meloni ch'amministra,
facendo dell'Italia la sua giostra.
Nel mentre che state a chiacchierare,
vincono fascisti e delinquenti
perché si sono dati assai da fare,
coalizzati ad esser fetenti
e dettando al Nordio nazionale,
di massimo squallore accreditato,
quel
nuovissimo codice penale
che va annichilendo il magistrato.
Non vi assolverà lo blaterale
che sono degli inetti scalzacani,
cosa ch'un probo destro già sa fare,
come lo fa Marcello Veneziani.
Io dico che, nel vostro mondo porco,
che vinca la destra vi conviene
che fa, pur per voi, il lavoro sporco
di cui beneficiate come iene
che raspollano resti di carogne.
Non fateci promesse meloniane
c'han superato tutte le vergogne,
ma di restituir giustizia e pane,
raddoppiando giudici e P.M.
o la giustizia resterà stantia,
anche più vecchia di Matusalemme,
cioè nell'attuale parodia.
Siete certo, formalmente, onesti;
peraltro, per chi vi sta a guardare,
apparite dei ceffi più modesti
che non hanno coraggio di rubare.
Voi che, col fottuto perbenismo,
non ci dite che erano delitti,
persino sotto il trucido fascismo
i delinquenziali oggi diritti.
Di tutti gli scempi del Governo
non avremmo nemmeno cognizione,
senza marcotravaglio, padreterno
della giornalista informazione.
Non vi agitate perché vi sta bene:
beneficiate d'assicurazione,
-una vergogna che però conviene-
contro la mancata rielezione
del cui premio noi siamo oberati.
Quel vitalizio che avevate tolto
l'hanno rimesso pur con gli arretrati.
E voi partecipate del maltolto!
Siete pure voi
parlamentari
ed, al pari degli altri, ingaglioffiti
pieni di privilegi e di denari,
senza manco votarne gli spartiti.
Al posto vostro mi darei da fare
per applicare la Costituzione,
non limitandomi a rimproverare
chi vuole bombardarla col cannone.
Potreste nel frattempo rinunciare,
tanto per apparir meno indecenti,
allo stipendio di parlamentare,
bastandovi gli apporti concorrenti.
Non risulta ch'abbiate presentato
un disegno di legge che prevede
che quelli che lavoran per lo Stato
proporzionata abbiano mercede,
secondo i vari gradi militari
dove nessuno se la passa male,
ma non ci son nemmeno milionari,
andando da sergente a generale.
E' l'istinto che ci porta a odiare
non il ladro che fa il suo mestiere,
bensì la guardia che lo lascia fare,
che quindi tradisce il suo dovere.
Delitto non c'è che sia più odioso,
e pertanto giustamente odiato,
di quel comportamente ignominioso
che è l'infedeltà dell'avvocato.
Consimili le trucide passioni
dei rivoluzionari movimenti,
che spiegano, ben bene, le intenzioni
d'accoppare, per primi, i conniventi.
venerdì 30 gennaio 2026
IL SIGNOR MATTO
Il
signor Matto ha appena lanciato un’altra delle sue ormai tipiche minacce all’Iran.
È risaputo che l'Iran non vuole possedere armi nucleari. Esiste
persino un editto religioso che lo afferma. L'Iran aveva negoziato un accordo
nucleare con gli Stati Uniti che garantiva che l'Iran non avrebbe avuto i mezzi
per costruire armi nucleari. Fu Trump a smantellare quell'accordo durante la
sua prima amministrazione. Sappiamo quindi che il vero problema non è il
nucleare. Il problema è la posizione anticoloniale generale dell'Iran e in
particolare la sua costante resistenza all'occupazione sionista della Palestina.
Qualsiasi tentativo di cambiare con la forza questa posizione ideologica di
lunga data dell'Iran è destinato a fallire. Negli ultimi mesi,
l'esercito statunitense ha aumentato le sue forze in Medio Oriente. Una flotta
di portaerei è in posizione (archivio), diversi squadroni di caccia
statunitensi e britannici sono stati schierati in Giordania e Qatar, e sono
stati schierati sistemi di difesa aerea THAAD e Patriot per fornire ulteriori
livelli di difesa aerea. Cacciatorpediniere statunitensi sono nel Mediterraneo
a supporto delle difese aeree israeliane. Un attacco all'Iran avverrà
principalmente con missili da crociera lanciati dall'esterno dello spazio aereo
iraniano. Coinvolgerebbe anche bombardieri a lungo raggio provenienti dagli Stati
Uniti. Sono in corso esercitazioni di guerra statunitensi. Tuttavia,
anche l'Iran è pronto. Ha aumentato le sue forze missilistiche. Ha promesso di
usarle contro le posizioni statunitensi in Medio Oriente e contro Israele come
rappresaglia a qualsiasi attacco. Ha anche promesso di chiudere lo Stretto di
Hormuz. Gran parte dell'approvvigionamento petrolifero mondiale scorre
attraverso di esso. Una chiusura selettiva, che ad esempio consentirebbe il
passaggio alle petroliere destinate alla Cina, è anch'essa una possibilità. Ma
anche una chiusura parziale e prolungata farebbe improvvisamente aumentare i
prezzi del petrolio e del gas in tutto il mondo. Le possibilità dei
Repubblicani di vincere le elezioni di medio termine diminuirebbero. I
principali alleati arabi degli Stati Uniti in Medio Oriente hanno rifiutato di
partecipare a qualsiasi avventura contro l'Iran. Arabia Saudita, Emirati Arabi
Uniti e Qatar hanno dichiarato esplicitamente che non consentiranno operazioni
statunitensi contro l'Iran dal loro territorio o attraverso di esso. L'ultimo
attacco statunitense all'Iran è stato una sorpresa mentre i negoziati erano
ancora in corso. È stato accompagnato da una campagna di omicidi e da squadre
locali sul campo che hanno sabotato l'equipaggiamento di difesa aerea iraniano.
È improbabile che una simile sorpresa possa ripetersi. L'Iran ha reagito
all'attacco lanciando droni e missili verso Israele. Le prime salve hanno
causato pochi danni, ma durante gli ultimi 12 giorni di guerra i missili
iraniani hanno colpito costantemente obiettivi sensibili all'interno di
Israele. Gli Stati Uniti e Israele erano a corto di difese aeree e avevano
bisogno di porre fine al conflitto. La risposta iraniana a un altro
attacco sarà immediata, precisa ed efficace. Durante i primi giorni la difesa
aerea statunitense contribuirà a evitare i danni maggiori. Ma dopo una o due
settimane, le preoccupazioni sulla disponibilità di munizioni porteranno
probabilmente a una diminuzione delle intercettazioni missilistiche. Le
vulnerabilità di Israele - installazioni portuali, industria chimica, ecc. -
sono ben note e facili da colpire. Anche le navi statunitensi nel raggio
d'azione dell'Iran sono in pericolo. È improbabile che il conflitto che
ne deriverà sia breve quanto la recente campagna di 12 giorni. Potrebbe
facilmente degenerare in una guerra di logoramento. A differenza dell'Iran,
Israele possiede armi nucleari e potrebbe essere disposto a usarle. Ma, date le
dimensioni e la numerosa popolazione l'Iran è probabile che finisca gravemente
danneggiato, ma da vincitore. Ciò che Trump vuole è un'altra vittoria
simbolica. Ha iniziato, come al solito, con una minaccia gigantesca nella
speranza di ottenere una concessione minore che gli permetta di tirarsi
indietro. Dubito che l'Iran sia dell'umore giusto per dargli quello che chiede.
Questo gli lascia la scelta di tirarsi indietro senza vincere o di scommettere
la casa e la sua presidenza sull'escalation. Che scelga saggiamente.
[Da “Moon of Alabama” 28 gennaio 2026]
THE BOSS IS BACK
di Romano Rinaldi
Nel maggio
dello scorso anno Bruce Springsteen (The Boss) aveva già affrontato l’argomento
della “sua” America che egli ha cantato per oltre 50 dei 250 anni dell’Unione, aprendo
un concerto a Manchester (UK) con una orazione impietosa nei confronti di
questa amministrazione USA che ne tradisce i principi fondamentali. Ne avevo
dato conto su “Odissea” il 21-5-2025:
https://libertariam.blogspot.com/2025/05/il-canto-del-boss-di-romano-rinaldi-non.html?m=1
I recenti fatti di Minneapolis
hanno ispirato al Boss una nuova canzone, scritta sabato scorso, registrata
lunedì e pubblicata ieri (27-1-2026). Come prova che l’America non è quella che
vorrebbero i nuovi “boss”, val la pena di leggere il testo di questa canzone.
Per ascoltarla, la si può riprodurre sul telefonino dal collegamento riportato
in fondo.
Minneapolis
di Bruce Springsteen
Attraverso il ghiaccio e il
freddo invernale
lungo Nicollet Avenue
una città in fiamme combatteva il
fuoco e il ghiaccio
sotto gli stivali di un occupante
l’esercito privato di Re Trump
dal DHS
armi infilate nei cappotti
è venuto a Minneapolis per far
rispettare la legge
o almeno così racconta la loro
storia
contro fumo e proiettili di gomma
alla luce dell’alba
I cittadini si sono battuti per
la giustizia
le loro voci risuonavano nella
notte
e c’erano impronte insanguinate
dove avrebbe dovuto stare la
misericordia
e due morti lasciati morire su
strade innevate
Alex Pretti e Renee Good
Oh la nostra Minneapolis, sento
la tua voce
cantando attraverso la nebbia insanguinata
prenderemo posizione per questa
terra
e lo straniero tra noi
qui, nella nostra casa,
uccidevano e vagavano
dell’inverno del ’26
ricorderemo i nomi di coloro che
sono morti
per le strade di Minneapolis
I teppisti federali di Trump
picchiano
la sua faccia e il suo corpo
poi abbiamo sentito gli spari
e Alex Pretti giaceva nella neve,
morto
la loro scusa era legittima
difesa, signore
basta che tu non creda ai tuoi
occhi
à il nostro sangue e le nostre
ossa
e questi fischi e telefoni
contro le sporche bugie di Miller
e Noem
Oh la nostra Minneapolis, sento
la tua voce
piange attraverso la nebbia insanguinata
ricorderemo i nomi di coloro che
sono morti
per le strade di Minneapolis
Ora dicono di essere qui per far
rispettare la legge
ma calpestano i nostri diritti
se la tua pelle è nera o marrone,
amico mio
puoi essere interrogato o deportato
a vista
In cori di ICE OUT ora
il cuore e l’anima della nostra
città insistono
attraverso vetri rotti e lacrime insanguinate
per le strade di Minneapolis
Oh la nostra Minneapolis, sento
la tua voce
cantando attraverso la nebbia insanguinata
qui, nella nostra casa,
uccidevano e vagavano
nell'inverno del ’26
prenderemo posizione per questa
terra
e lo straniero tra noi
ricorderemo i nomi di coloro che
sono morti
per le strade di Minneapolis
ricorderemo i nomi di coloro che
sono morti
per le strade di Minneapolis
https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3DwWKSoxG1K7w&ved=2ahUKEwiUvee5g6-SAxXJh_0HHQY9GdwQuAJ6BAgREAE&usg=AOvVaw2pvbqQLYf2ul07sEVGlGFa
VERSI PER KOBANE
di Laura Cantelmo
Le eredi del Rojava
Nell’aria turchina di Siria rapide
ombre
attraversano un tempo irreale, dove
coppie felici salivano un giorno
al Forte di Aleppo con occhi fuggenti
mano nella mano.
Oggi quelle giovani donne si sfanno
sotto la terra. I loro corpi fiorenti
i loro cuori immensi, coperti da pietre
tombali, hanno nomi di fiori di prato.
La musica dei cantastorie celebra le loro
intelligenze.
Risorgete, fiere donne del Rojava
tradite da chi vi mandava.
Col fucile avete ripreso al nemico
le zolle stuprate, all’uomo avete carpito
i diritti negati.
Riprende ogni giorno, ogni notte la lotta
infinita. Il vostro sangue imbratta
il guano e le blatte sulle case abbattute
sui letti le fredde lenzuola strappate.
Il vostro segreto destino ha una tinta di cielo
che a occidente ignoriamo.
giovedì 29 gennaio 2026
DEMOCRAZIA AMERICANA
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| Rastrellamenti di innocenti in America |
Ci hanno sempre parlato degli Stati Uniti come la patria della libertà e della democrazia; come del Paese in cui la giustizia è al di sopra di ogni sopruso, dove il Potere della Stampa non si lascia addomesticare… Insomma, come un modello per il mondo intero. E allora com’è possibile che un uomo solo abbia potuto concentrare nelle sue mani un potere così assoluto senza dover rispondere a nessuno tanto da dotarsi di una milizia armata criminale che terrorizza il Paese come nelle più disgustose delle dittature? Come è possibile che quest’uomo sia ancora in circolazione e non lo abbiano ancora arrestato e messo in galera? [A. G.]
DIFESA E GUERRA
di Alessandro Pascolini - Università di Padova Padova

Opera di Max Hamlet - 2025
La Nuova Strategia di Difesa Nazionale americana.
Venerdì 23 sera è stata resa pubblica dal Pentagono la versione non classificata
della Nuova
Strategia di Difesa
Nazionale (NDS)
americana. La NDS è considerata
un documento fondamentale, in quando rende militarmente operative le linee guida della
Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) dello scorso dicembre. In contrasto con le
pubblicazioni passate, il Dipartimento della Guerra (DoW) ha scelto un'insolita mancanza di clamore: ha inviato il documento via
email senza preavviso quasi alle 19 di un venerdì, quando l'intera costa
orientale americana
era concentrata sull'arrivo di una grande tempesta di
neve. Inoltre,
la pubblicazione del
documento non è stata accompagnata da un video del Segretario alla Guerra Pete Hegseth, come usa solitamente
fare.
Il documento non classificato è scarno di dettagli,
cosa normale per una NDS, ma si riduce a una mera
ventina di pagine, mentre la NDS dell'amministrazione Biden (2022) si
sviluppava su 80 pagine. Il confronto dei due documenti presenta una
particolare curiosità: mentre "Presidente Biden" appare solo due volte
nel documento precedente, la nuova NDS, anche se è molto più breve, nomina 47 volte il "Presidente
Trump",
cui sono dedicate anche cinque foto su sette. Il tono del testo non nasconde l'entusiastica
ammirazione per il Presidente, con espressioni che ricordano quelle per altri
venerati leader supremi.
Nonostante la brevità,
nella NDS ci sono
chiari segnali per alleati, partner e industria su dove si concentreranno le
priorità della leadership del Pentagono per l'amministrazione Trump: la priorità numero uno del DoW è il territorio nazionale, davanti
all'Indo-Pacifico;
si segnalano futuri tagli alle forze
statunitensi in Europa e Corea del Sud, chiedendo al contempo una maggiore condivisione degli oneri da parte
degli alleati e maggiori investimenti nella base industriale della difesa.
Il documento, dopo una
prefazione del Segretario, si articola in un'introduzione, l'esame del contesto
di sicurezza, il conseguente approccio strategico e le conclusioni.
Il punto di partenza è una
critica spietata delle amministrazioni precedenti: "Per troppo
tempo, il Governo degli Stati Uniti ha trascurato - persino rifiutato - di
mettere al primo posto gli americani e i loro interessi concreti. Le precedenti
amministrazioni hanno sperperato i nostri vantaggi militari e le vite, la buona
volontà e le risorse del nostro popolo in promesse autocelebrative di
sostenere astrazioni effimere ('castelli in aria') come l'ordine internazionale
basato sulle regole. Il
Presidente Trump ha cambiato decisamente questa situazione, mettendo
coraggiosamente gli americani al primo posto per rendere davvero l'America di
nuovo grande. Sotto la sua guida, gli Stati Uniti dispongono dell'esercito più potente che questo
mondo abbia mai visto. Sosterremo una politica di vera pace attraverso la
forza."
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| Opera di Max Hamlet - 2025 |




























