ANCORA SULLA FRAGILITÀ DEL SISTEMA POLITICO di Franco Astengo
Una
brillante analisi firmata da Lorenzo Castellani ("Domani" 6 gennaio)
sulle dinamiche in atto nel sistema politico italiano si concludeva
richiamandone le "fragilità strutturali": avevamo già affrontato il
tema in un intervento (scusando l'autocitazione) "La grande bonaccia delle
Antille" prendendo spunto da una ricerca curata dall'IPSOS sullo stesso
argomento che indicava, nella sostanza, una situazione di stallo e di continua
perdita di contatto tra sistema politico e società civile. Una perdita di
contatto non testimoniata appieno dal costante calo nella partecipazione
elettorale che pure rappresenta un indicatore specifico di rilievo. L'analisi di Castellani vi accenna
ed è il caso di ritornare su alcuni punti: 1) Il sistema è logorato da un
gioco "a sottrazione" fra le diverse forze politiche. Una dinamica
"in discesa" che si sta esercitando su di un campo sociale sempre più
ristretto in una dimensione chiaramente di conservazione autoreferenziale; 2) Abbiamo davanti scadenze
fondamentali a partire dal referendum sulla magistratura che dovrà essere
innalzato a livello di referendum sulla costituzione. Il referendum si svolgerà
presumibilmente all'interno di un quadro internazionale di grande difficoltà al
riguardo del quale la sinistra europea fin qui è apparsa del tutto subalterna
alle incertezze che guidano l'operato dei governi e della Commissione. Intanto
si accentuano le tendenze ad un riarmo guidato dalle priorità imposte dalla
Germania su proprie linee di sviluppo dell'industria bellica. Sul piano interno
il referendum rappresenterà il punto di snodo obbligato per le elezioni 2027 e
così dovrà essere considerato pur ponendo in campo tutta l'attenzione necessaria
sui contenuti che dovranno essere espressi nella ricerca di proposta di
chiarezza per la scelta del corpo elettorale in occasione del referendum
stesso;
3) l'analisi citata in apertura
accenna ad un logoramento del centro-destra che potrebbe verificarsi nella
riduzione di margine "tra promessa e gestione ordinaria"da
parte del governo: una erosione di credibilità lenta ma che potrebbe
rappresentare il punto di partenza per un avvio di riequilibrio politico; 4) Per avviare questo non
impossibile punto di riequilibrio è necessario (e su questo mi permetto di
insistere anche rischiando di annoiare) modificare profondamente il tipo di
intermediazione arrivando alla formazione di una soggettività adeguata a
ricostruire l'offerta politica: perché (ed è questo un punto di analisi sul
quale riflettere) è il deficit di offerta politica che provoca quella che è
stata definita come "perdita di contatto"; 5) Non si tratta semplicemente di
andare avanti con "l'ostinazione unitaria" così come definisce
la sua linea la segretaria del PD. La modificazione dell'offerta deve essere
molto più profonda: da questo punto di vista non mi dilungo (si potrebbe
esporre una vera e propria letteratura di merito) ma mi limito a presentare in
forma assolutamente semplificata un solo aspetto d'analisi. La questione di
fondo è quella di comprendere appieno la radicalità delle contraddizioni in
atto sia al riguardo del quadro internazionale che reclama scelte nette, sia
sul piano economico - sociale più ravvicinato oltre al delicato campo istituzionale
laddove alla difesa della Costituzione Repubblicana va collegata un'azione
molto più decisa rispetto alla modifica della formula elettorale evitando ogni
accentuazione (perdente) di unoschema bipartitico personalizzato. 6) Rimarrebbe da discutere la
forma politica da proporre in campo non riducendoci a una semplice coalizione
di "diversi" anche contrastanti ma pensando alla costruzione di un
soggetto davvero "pivotale" rivolto all'intero sistema e non soltanto
a una parte: forse servirebbe un seminario comune sul tema con una
partecipazione allargata a sinistra e comprendente anche soggetti non
direttamente partitici ma operativi sul piano della ricerca politica con un
coinvolgimento diretto.