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lunedì 12 gennaio 2026

TRUMP
di Romano Rinaldi



I nodi vengono al pettine.
 
Avendone ripetutamente scritto in tempi non sospetti, mi sento autorizzato a tornare sull’argomento dell’attitudine alla funzione di governo da parte dell’attuale presidente della prima potenza militare al mondo. In effetti, nelle precedenti occasioni, mi riferivo alla medesima persona come il rappresentante della più potente (e antica) democrazia dei nostri tempi. Purtroppo però questa definizione non ha più ragione di essere richiamata, soprattutto in quanto l’interesse per l’ordinamento democratico del suo Paese e del resto del mondo, non è più tra le priorità, come ampiamente manifestato con le azioni ed anche teorizzato col “pensiero” di questo individuo. Mi riferisco in particolare ad una recente intervista rilasciata al New York Times nella quale, richiesto del suo parere su quale sia il limite alle azioni che intende intraprendere per ottenere quanto egli reputi necessario per fare l’America di nuovo grande, l’inquilino della Capanna Bianca, corroborato da una tribù che non solo lo imita ma cerca addirittura di superarlo in sfrontatezza, non ha avuto esitazioni ad ammettere che l’unico limite che egli percepisce è quello della sua stessa coscienza. Parola estremamente impegnativa ma che nulla ha a che fare con le regole scritte o tramandate nei secoli dall’umanità per costruire la convivenza all’interno dei popoli e tra popoli retti da diverse regole. Comprese le disposizioni del diritto e delle Istituzioni internazionali create per arginare le possibili derive che hanno portato l’umanità a soffrire gli ultimi due conflitti mondiali e che ci hanno regalato il periodo di pace in Europa più lungo della sua storia. A mio parere quell’affermazione basta e avanza per confermare l’indole dell’uomo, ben prima che del capo dello stato, e certificarne inappellabilmente l’inadeguatezza a governare, non solo una democrazia ma una qualsivoglia comunità di individui che non voglia entrare in conflitto con chiunque altri non condivida la medesima “coscienza”. Insomma una affermazione che denota l’incoscienza allo stato puro e squalifica chiunque sia eletto per curare gli interessi di una molteplice comunità di individui che necessariamente non possono condividere la stessa “coscienza” o il medesimo ombelico, che dir si voglia. E tanti auguri per la prossima assegnazione del Premio Nobel per la Pace!