L’Occidente, anche nel gioco geopolitico, continua a muoversi secondo
gli schemi suggeriti dalla sua tradizionale politica di forza.Donald Trump, palesemente figlio di una mentalità fondata su false e retoriche
verità (da lui, a differenza di altri riconosciute come tali) a parte
qualche innovazione peggiorativa (Maduro) cerca di muoversi nel
solco dell’irrazionalità e prepotenza Occidentali già collaudate nei
secoli e ripercorre, con spirito nuovo, sentieri già battuti, tempo
addietro, dai “maestri” Europei.La pretesa di
annettersi la Groenlandia ha precedenti storici non molto lontani nel tempo e
nello spazio. Cito i tre a noi più vicini e più noti: Corsica. La conquista francese dell’isola ebbe luogo tra il 1768 e il 1769, quando
la Repubblica Corsa fu occupata dalle forze francesi sotto il comando di Noël
Jourda, Conte di Vaux. Con il Trattato di Versailles del 1768 il re di Francia
acquistò dalla Repubblica di Genova la Corsica per due milioni di lire. Malta L’isola non è mai stata una colonia italiana formale, ma ha avuto un forte
legame storico e culturale con l’Italia, essendo stata parte del Regno di
Sicilia, con l’italiano lingua franca dell’aristocrazia e dell’amministrazione. Durante il periodo coloniale britannico, non sono mancati movimenti
irredentisti che chiedevano l’annessione all’Italia, specialmente durante le
guerre mondiali. Gibilterra Si trova nell’Europa sudoccidentale, precisamente nel sud della penisola Iberica, all’estremo
orientale dello stretto omonimo che collega
l’oceanoAtlantico e il mar Mediterraneo. A nord confina
interamente con La Línea de la Concepción, comune spagnolo in provincia di Cadice (Andalusia). Gibilterra è
tuttora considerata dalla Spagna come una vera e propria colonia in territorio
europeo.
Veniamo all’oggi. La Groenlandia è un’isola collocata nell’estremo nord dell’Oceano
Atlantico tra il Canada a ovest, l’Islanda a sud-est e l’Artide e il Mar
Glaciale Artico a nord. Con circa 0,03 ab. /km², è la nazione meno densamente
popolata della Terra. L’isola fu una delle colonie della Corona Norvegese fino al
1814, quando passò sotto il controllo della Danimarca; nel 1953 divenne parte
del regno danese attraverso la formula dell’unione personale. Nel 1979 all’isola
venne concesso l’autogoverno(hjemmestyre)
dal Folketing (il Parlamento danese) mediante una legge
approvata nel 1978. Il sovrano di Danimarca rimane
comunque il suo capo di Stato. Il Presidente americano in carica afferma che
vi sono ragioni di sicurezza, tra quelle per cui gli Stati Uniti vogliono
controllare la Groenlandia. Osservando, infatti, la Terra dall’alto, si vede come l’isola si trovi
a metà tra Usa e Russia nell’area del Polo Nord. Su posizione contraria sono Danimarca, Gran
Bretagna e Svezia (assente la Norvegia, cui un tempo apparteneva l’isola). La
posizione più “amena” è venuta dall’Italia con il richiamo alla NATO: è come se
a decidere il destino di Cappuccetto Rosso fosse suggerita la chiamata del lupo
travestito da nonna. Le trattative sono, allo stato, in alto mare, ma
i precedenti storici e i rapporti di forza sembrano essere decisamente
favorevoli a Trump, anche se il solito guascone e smargiasso Presidente dei
Francesi ha già inviato sull’isola suoi militari. Ovviamente, il sistema mass-mediatico
occidentale tenta di allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla
Groenlandia e dai precedenti storici europei e insiste sull’annessione del
Donbass da parte di Putin e tira in ballo con mente scervellata Taiwan, per
alimentare altri focolai di lotta con Xijing, schierandosi con laRepubblica
di Cina,Stato a
riconoscimento limitato dell’Asia orientale, costituito
da Formosa e da vari
arcipelaghi (che nella sua costituzione, ma non più nelle sue più recenti affermazioni,
rivendica, anche la sovranità sulla Cina continentale, su Tuva e
sulla Mongolia Esterna. L’isola che dal
1949, ospita il governo della Repubblica di
Cina sorta nel 1912, dandole quindi continuità politica, è anche
denominata Cina nazionalista per distinguerla dalla Repubblica
Popolare Cinese, detta invece Cina popolare, che rivendica uguale sovranità sull’altra.
L’Occidente, more solito, nelle dichiarazioni del Cairo del
1943 e di Potsdam del 1945, aveva considerato Taiwan come una parte dell’intera
nazione cinese, ritenendo che l’isola doveva essere restituita alla “Repubblica
di Cina”. In particolare, nella dichiarazione del Cairo le “potenze Occidentali
alleate” affermavano che ogni territorio sottratto alla Cina, come Formosa, la Manciuria
e le isole Pescadores, doveva tornare alla Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia, lo scoppio della Guerra di Corea nel 1950 e l’emergere della
Guerra Fredda, con il conseguente avvio del conflitto ideologico tra paesi
comunisti e democrazie liberali, avevano portato a un cambio di rotta da parte
delle potenze alleate Occidentali, le quali avevano iniziato a sostenere
l’occupazione nazionalista dell’isola. A difesa di tale posizione, gli alleati
avanzavano e avanzano l’argomento per cui lo status di Formosa non è mai stato
determinato da alcun trattato. Il governo in esilio su Taiwan continua ad essere considerato dalla
comunità Internazionale, allo stato, il legittimo governo della Cina.Due distinti governi, con controllo rispettivamente di due differenti
territori, hanno, quindi, secondo l’Occidente, entrambi lo scopo di
riconquistare l’altra parte dello Stretto.Mentre la RPC
ancora oggi mira alla totale sovranità su Taiwan, il governo di Taiwan ha
abbandonato, come si è detto, il suo progetto di riconquista, adottando
una politica indipendentista per l’entità taiwanese e per i suoi abitanti, che
non hanno mai vissuto sotto il governo della Repubblica Popolare e che hanno
sviluppato una propria e differente coscienza politica, economica e culturale.
Tuttavia, oggi Taiwan è riconosciuta solamente da 12 paesi in tutto il mondo,
mentre ben 180 riconoscono come legittimo il governo della Repubblica Popolare
Cinese.
La questione è ancora oggi irrisolta, e varie visioni si scontrano circa
cosa il diritto internazionale prescriva in un simile contesto.Orbene, l’avvento di Trump sulla scena politica mondiale sembra aver
cambiato radicalmente le carte in tavola.Tutto a me sembra
preludere a una considerazione omogenea dei tre casi di Groenlandia, Donbass e
Taiwan. Dopo che sconvolgimenti profondi a livello mondiale hanno caratterizzato la
vita politica internazionale dal momento dell’elezione di Trump a Presidente
degli Stati Uniti d’America è inevitabile notare: 1) che il cosiddetto diritto internazionale ha dimostrato di essere una
bolla di sapone, ingigantita dal soffio di mediocri feluche in cerca di una
inutile visibilità mediatica. Si è avuta, cioè, la prova che il vero potere
decisionale è altrove e che non bastano vuote espressioni propagandistiche a
nascondere e/o eliminare un uso spregiudicato della forza. 2) che verosimilmente USA, Cina e Russia saranno i garanti di un nuovo
assetto mondiale, sperabilmente di pace, dopo la soddisfazione tacitamente
concordata delle loro istanze anche territoriali: il Donbass alla Russia, la
Groenlandia agli Stati Uniti, Taiwan alla Cina. 3) che la polverizzazione dell’Unione Europea, con gli ordigni
esplosivi da essa stessa costruiti per propria dabbenaggine, condurrà
all’inevitabile ridimensionamento di Paesi rissosi e inquieti, come Francia,
Germania e Gran Bretagna (i cui legami con il nuovo mondo potrebbero allentarsi
se non annullarsi). In un tale nuovo contesto persino la stupidità di credere in fole e
fandonie, con manifestazioni di fervore popolare inverosimili e visionarie,
nata e cresciuta nel Vecchio Continente, potrebbe costituire una variante di
folklore utile alle curiosità turistiche dei padroni del globo.