Dopo oltre
venti secoli di conflitti acerrimi, con guerre disastrose, massacri, genocidi,
stermini, provocati da concezioni, religiose e politiche, tutte
ugualmente fantasiose, irrazionali e cervellotiche, irrealizzabili e
irrealizzate sorprende molto la persistenza di sentimenti non ostili nell’animo
umano degli Occidentali. E’ molto più agevole ipotizzare una diffusa profonda
avversione sia per il massacro di palestinesi islamici (sunniti al 97%)
compiuto, nel nome di Dio e di altro, nella striscia di Gaza da un
implacabile Netanyau; sia per la repressione violenta dell’islamico Alì
Khamanei in Iran contro giovani che vorrebbero essere liberi di non credere
alle “verità” sciite e di potere entrare nella modernità di costumi meno
assurdi e costrittivi. L’odio
disseminato dai seguaci dei “cinque malfattori dell’umanità” è diventato il
vero contrassegno comune, caratterizzante la vita, pubblica e privata, di tutti
gli Occidentali (V. il mio libro: “D’odio si muore”, in uscita per
i tipi di Avagliano). Tra guerre “mal dichiarate” (in violazione,
cioè, di norme pattizie, addirittura “proprie”), golpe effettuati,
da forze militari regolari in Paesi diversi dal proprio, bombardamenti a
tappeto e lancio di missili non preannunciati per accrescere il numero delle
vittime, riedizioni con strumenti adeguati ai nuovi tempi delle pratiche di
pirateria sui mari e di colonialismo sulla terra, diffusione di fake
news e creazione con l’intelligenza artificiale di eventi del tutto
inesistenti a fini meramente propagandistici e ingannatori, la visione della
realtà è (normalmente) del tutto stravolta per gli Occidentali e il
“girellismo” nelle convinzioni è diventato un modo d’agire quasi incolpevole.
C’è persino da credere a una totale buona fede nel partecipare a momenti di
gioia per il rilascio di prigionieri di regimi odiosi, conseguenti ad atti
esecrabili ed inediti di pirateria.
Le regole del
vivere sono radicalmente mutate. Si va a
dormire con la fiducia in idee rassicuranti sul raziocinio di chi governa
i Paesi dell’Occidente, ci si sveglia l’indomani con annunci mediatici di
leader politici che appaiono tali da far rimpiangere le chiusure disposte
in Italia dalla legge Basaglia.Il timore di non poter “credere
più a niente” induce a dare fiducia alle panzane più inverosimili raccontate
per giustificare i colpi di mano più imprevedibili. Nella coscienza degli
Occidentali è ormai dominante la consapevolezza che le asserzioni di
“Governanti” mal riposte sono mal riposte perché i leader politici
hanno nella mente confusioni del tutto simili a quelle dei loro “elettori
e votanti”. Basta porre mente, in questi giorni, alle corbellerie che, a
proposito dei referendum sulla riforma Nordio, si ascoltano nei talk
show e si leggono on line. Domanda: Se
le fandonie circa scenari irrealizzabili sono stare l’unico patrimonio
culturale degli Occidentali per oltre due millenni, perché la situazione
appare irreparabile e disastrosa solo oggi? Per la somma
degli eventi accumulatisi nei secoli, si è giunti al punto di non ritorno. La
progressiva auto-distruzione collettiva appare ormai ineludibile a tutti
anche se a diversi livelli di coscienza. Un ritorno all’uso integrale della
ragione e all’abbandono della fiducia nel mistero, nell’occulto, nel
segreto, nel dogma (in buona sostanza all’inverificabile)
appaiono esclusi proprio dall’assenza, progressivamente sempre più totale
e riscontrabile, di razionalità. Una “ricomparsa” di essa nella vita dell’Occidente
postulerebbe che una quantità enorme di chiunquedecidesse di
togliersi finalmente il prosciutto dagli occhi e decidendo di cominciare a
pensare anzi che a credere!