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sabato 3 gennaio 2026

MESSAGGIO ALLA NAZIONE



Oggi una cara persona ha diffuso questo scritto per fare gli auguri di buon 2026. Lo copio perché è un dono prezioso, una riflessione importante. Consigli e visioni potenti, ma semplici, direi naturali, umane, piene di un umanesimo che deve risorgere in tutti noi. Sembra sia stato scritto a più mani, il che lo rende ancora più importante e prezioso, secondo me”. S. Genini


*
“Lo considero un testo collettivo perché concetti simili sono stati espressi da molti teorici e anche da noi su ‘Odissea’ da almeno vent’anni. Si trovano in Martin Luther King, Mandela, Tutu, Tolstoj, Gandhi, Cassola…”. A. Gaccione


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“Vero, infatti per me è importante questo: un contenuto importante al di là di chi lo ha scritto e se è collettivo meglio”. Sergio Genini


 

Dalla parte dellumano


Non abbiate fretta.
Non credete
che solo correndo
si possa arrivare.
 
In questo tempo
che ci spinge al rumore,
alla velocità,
alla conquista,
io vi invito a sostare.
 
A coltivare il dubbio,
a praticare l’ascolto,
a custodire il fragile.
 
È tempo di essere piccoli,
non per rinunciare,
ma per scegliere.
Piccoli per non dominare,
ma per appartenere.
 
Non cercate la forza che impone,
ma quella che sostiene.
 
La dolcezza non è resa,
ma resistenza.
 
La lentezza non è pigrizia,
ma profondità.
E la profondità,
oggi più che mai,
è rivoluzionaria.
 
Cercate l’indefinito,
là dove le cose non
sono subito chiare, nette,
pronte a essere consumate.
È lì che abita la possibilità
di un mondo condiviso,
dove nessuno ha l’ultima parola
e tutti possono dire qualcosa.
 
Vi chiedo questo:
abbiate il coraggio dell’autolimitazione,
della sobrietà, della gratuità.
Non come sacrificio,
ma come atto di liberazione.
Come un fiore che sboccia
senza chiedere nulla in cambio.
 
E scegliete,
sempre,
la pace.
 
Non come assenza di lotta,
ma come tessitura quotidiana di legami.
Non come tregua,
ma come scelta di vita.
La nonviolenza
non è debolezza,
è la più alta forma di forza.
 
È dire no senza distruggere.
È resistere senza odiare.
È costruire ponti
dove altri alzano muri.
Rifiutate il riarmo,
le spese folli in armi,
le retoriche del nemico.
Non lasciate che la paura
vi spinga ad armare il futuro.
 
Nessuna vera sicurezza
nasce dall’intimidazione.
 
Nessun domani
si costruisce con le bombe.
 
E se vi chiedono
da che parte state,
non abbiate paura di dire:
dalla parte della vita
che cresce lenta,
fragile,
profonda.
Dalla parte dell’umano.
Dalla parte della pace. 
 
Non abbiate paura della lentezza,
né della solitudine che a volte accompagna
chi cerca sentieri nuovi.
Non tutto si concluderà oggi,
né domani.
 
Ma ogni gesto,
ogni parola nonviolenta,
ogni scelta sobria e giusta,
è un seme.
 
E i semi,
anche se non li vediamo
subito germogliare,
fanno il loro lavoro.
 
Abbiate cura.
Degli altri,
della terra,
del tempo.
Abbiate cura
di ciò che cresce piano.
 
E camminate.
Non da soli,
ma insieme.
Più lentamente,
più profondamente,
più dolcemente”.