“Oggi una cara persona ha diffuso
questo scritto per fare gli auguri di buon 2026. Lo copio perché è un dono prezioso,
una riflessione importante. Consigli e visioni potenti, ma semplici, direi
naturali, umane, piene di un umanesimo che deve risorgere in tutti noi. Sembra
sia stato scritto a più mani, il che lo rende ancora più importante e prezioso,
secondo me”. S. Genini
* “Lo considero un testo collettivo perché concetti simili sono
stati espressi da molti teorici e anche da noi su ‘Odissea’ da almeno
vent’anni. Si trovano in Martin Luther King, Mandela, Tutu, Tolstoj, Gandhi,
Cassola…”. A. Gaccione
* “Vero, infatti per me è importante questo: un contenuto
importante al di là di chi lo ha scritto e se è collettivo meglio”. Sergio
Genini
Dalla parte dell’umano
“Non
abbiate fretta. Non
credete che
solo correndo si
possa arrivare. In
questo tempo che
ci spinge al rumore, alla
velocità, alla
conquista, io
vi invito a sostare. A
coltivare il dubbio, a
praticare l’ascolto, a
custodire il fragile. È
tempo di essere piccoli, non
per rinunciare, ma
per scegliere. Piccoli
per non dominare, ma
per appartenere. Non
cercate la forza che impone, ma
quella che sostiene. La
dolcezza non è resa, ma
resistenza. La
lentezza non è pigrizia, ma
profondità. E
la profondità, oggi
più che mai, è
rivoluzionaria. Cercate
l’indefinito, là
dove le cose non sono
subito chiare, nette, pronte a essere consumate. È
lì che abita la possibilità di
un mondo condiviso, dove
nessuno ha l’ultima parola e
tutti possono dire qualcosa. Vi
chiedo questo: abbiate
il coraggio dell’autolimitazione, della
sobrietà, della gratuità. Non
come sacrificio, ma
come atto di liberazione. Come
un fiore che sboccia senza
chiedere nulla in cambio. E
scegliete, sempre, la
pace. Non
come assenza di lotta, ma
come tessitura quotidiana di legami. Non
come tregua, ma
come scelta di vita. La
nonviolenza non
è debolezza, è
la più alta forma di forza. È
dire no senza distruggere. È
resistere senza odiare. È
costruire ponti dove
altri alzano muri. Rifiutate
il riarmo, le
spese folli in armi, le
retoriche del nemico. Non
lasciate che la paura vi
spinga ad armare il futuro. Nessuna
vera sicurezza nasce
dall’intimidazione. Nessun
domani si
costruisce con le bombe. E
se vi chiedono da
che parte state, non
abbiate paura di dire: dalla
parte della vita che
cresce lenta, fragile, profonda. Dalla
parte dell’umano. Dalla
parte della pace. Non
abbiate paura della lentezza, né
della solitudine che a volte accompagna chi
cerca sentieri nuovi. Non
tutto si concluderà oggi, né
domani. Ma
ogni gesto, ogni
parola nonviolenta, ogni
scelta sobria e giusta, è
un seme. E
i semi, anche
se non li vediamo subito
germogliare, fanno
il loro lavoro. Abbiate
cura. Degli
altri, della
terra, del
tempo. Abbiate
cura di
ciò che cresce piano. E
camminate. Non
da soli, ma
insieme. Più
lentamente, più
profondamente, più
dolcemente”.