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martedì 27 gennaio 2026

NO ALL’ICE POLIZIA RAZZISTA
di Franco Astengo



Non è vero quello che sostiene il ministro Piantedosi sulla sicurezza degli atleti nelle prossime Olimpiadi Invernali che va data libertà ai diversi stati di provvedervi utilizzando i propri organi di sicurezza. Bisogna saper dire No e fare di questo No una vera e propria campagna politica al riguardo della presenza degli agenti dell’ICE statunitense sul suolo italiano. Come dimostrano i violenti fatti che stanno accadendo non solo a Minneapolis l’ICE è un organismo di insicurezza, che ha come missione l’espressione di un razzismo che ha comunque sempre fatto parte delle “stimmate” poliziesche made in USA. Importazione del razzismo, altro che esportazione della democrazia. Ciò avviene perché la democratica America, così come tante altre parti del mondo, è considerata come un “regime” da quella che mi permetto di considerare come la sua minoranza più importante. Un “regime del razzismo”
Razzismo come sfruttamento, razzismo come crescita dalla disuguaglianza, razzismo come esclusione politica, razzismo come estrema marginalizzazione sociale. Un “regime del razzismo” diverso dal “regime razzista” apparentemente sconfitto nel caso dell’apartheid sudafricana. Una apartheid che continua però nella forma feroce delle disuguaglianze sociali. Una apartheid accentuata nella sua violenza dalla repressione di marca trumpiana.
Qui si apre ancora il discorso dell’intreccio delle fratture da realizzare attorno a quella eterna dello sfruttamento. Sul razzismo però si apre un interrogativo: può essere considerato sfruttamento oppure “condizione umana”? La riflessione si può ampliare all’insieme delle democrazie mature che tengono dentro il loro “ubi consistam” tante forme di razzismo, compresa quella della differenza di genere. Anche la differenza di genere può essere considerata “condizione umana”? Fin qui banalità ma veramente ci troviamo dentro a un fluire della storia nel corso della quale si erge a regime il dominio della differenza più forte che decide di farsi riconoscere quale “totus” escludendo gli altri ed evocando la propria insindacabile supremazia, per via del colore della pelle o dell’essere maschio piuttosto che femmina. Flavio Baroncelli (che negli USA aveva insegnato) scrisse qualche anno fa, proprio durante un suo soggiorno USA per ragioni di cura prima di lasciarci prematuramente “il Razzismo è una gaffe”: credo che quel titolo debba essere idealmente corretto con “Il Razzismo ormai è un Regime”. Un Regime oppressivo e totalitario perché fenomeno espressione di un modo d’essere prima ancora che fatto culturale e politico.

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