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martedì 27 gennaio 2026

LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA
di Romano Rinaldi


 
La definizione di irrilevanti, marginali e operanti non al fronte ma nelle retrovie, data dal Comandante in Capo delle Forze USA riguardo le Forze NATO dei paesi alleati arrivate in soccorso degli Stati Uniti in Afghanistan nel 2001/2 e rimaste là a combattere per 20 anni, a seguito della richiesta USA di applicare l’art. 5 dell’Alleanza (per la prima e finora unica volta), ha lasciato basiti tutti i Capi di Stato e di Governo interessati. Ci sono volute “solo” 24 ore e persino la nostra presidente del consiglio, di ferrea obbedienza trumpiana, ha dovuto ammettere che sono parole irricevibili a fronte del sacrificio di vite umane (molte centinaia in totale, una cinquantina italiani) che quellintervento militare causò tra le fila degli alleati NATO in aiuto alle Forze USA. Il ricorso all’Art. 5 fu invocato dagli USA a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. In pratica, gli USA avevano subito un attacco sul loro territorio da parte di terroristi la cui base era ritenuta l’Afghanistan e quindi là doveva svolgersi l’azione di contrasto. Dunque, l’interpretazione che ne vuole dare il presidente USA parte da un falso storico e fattuale. Questa è ormai la regola adottata per consolidare il consenso tra i suoi adepti e simpatizzanti ed al contempo calpestare qualsiasi altra realtà che viene considerata nemica, quindi da distruggere. Tuttavia, una seppur frettolosa menzione dei più recenti fatti eclatanti che risuonano dall’altra parte dell’Oceano con conseguenze imminenti anche per tutti noi, non può prescindere da tanti altri eventi, tra cui il più emblematico è il perdurante intervento della milizia ICE, alle dirette dipendenze della Casa Bianca, che nominalmente dovrebbe occuparsi di contrasto all’immigrazione clandestina ma di fatto sta seminando il panico e il terrore tra gli americani, soprattutto negli Stati e nelle città governati dal partito Democratico. Prova di questo atteggiamento, ormai platealmente scoperto è la recente uccisione di due cittadini americani, una signora madre di tre figli (Renee Good) e un infermiere dedito al suo lavoro (Alex Pretti) rei di non essere d’accordo coi metodi brutali adottati dalla milizia per portare a termine il loro compito nella città di Minneapolis. Come, ad esempio l’arresto di un minore di cinque anni e l’utilizzo di un altro minore di soli due anni per entrare nelle case delle loro famiglie ed arrestarli insieme ai genitori. Questo genere di cose, pur volendo credere che la società americana sia più violenta della “nostra”, non può non rappresentare una sirena d’allarme sulla tenuta del sistema le cui regole cominciano ad essere piegate con la forza.

In pratica, mentre gli USA si apprestano, insieme con Israele, a sferrare un attacco all’Iran più volte minacciato col pretesto di non poter tollerare che le rivolte dei cittadini iraniani fossero soffocate nel sangue, il dissenso e le proteste civili dei cittadini americani, sono trattati esattamente allo stesso modo dall’integralismo politico, se non proprio religioso, di questa malaugurata amministrazione americana; seppur eletta democraticamente, avviata verso una deriva autoritaria che può essere ignorata solo da chi non vuole vederla a tutti i costi. Di questo passo ce n’è abbastanza per dubitare che le elezioni di mid-term nel prossimo novembre, in cui confidano i molti che pensano ancora ad un’America d’altri tempi, possano svolgersi in condizioni normali. Sarà il caso che qualcuno che conta nel mondo cominci a porsi la domanda: “C’è qualcuno che possa liberarci da questa turbolenta amministrazione?”. Non portò molto bene a Enrico II, ma si trattava di oltre otto secoli orsono…