La definizione di irrilevanti, marginali e operanti
non al fronte ma nelle retrovie, data dal Comandante in Capo delle Forze USA
riguardo le Forze NATO dei paesi alleati arrivate in soccorso degli Stati Uniti
in Afghanistan nel 2001/2 e rimaste là a combattere per 20 anni, a seguito
della richiesta USA di applicare l’art. 5 dell’Alleanza (per la prima e finora
unica volta), ha lasciato basiti tutti i Capi di Stato e di Governo
interessati. Ci sono volute “solo” 24 ore e persino la nostra presidente del
consiglio, di ferrea obbedienza trumpiana, ha dovuto ammettere che sono parole
irricevibili a fronte del sacrificio di vite umane (molte centinaia in totale,
una cinquantina italiani) che quell’intervento militare causò tra le fila
degli alleati NATO in aiuto alle Forze USA. Il ricorso all’Art. 5 fu invocato
dagli USA a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. In
pratica, gli USA avevano subito un attacco sul loro territorio da parte di
terroristi la cui base era ritenuta l’Afghanistan e quindi là doveva svolgersi
l’azione di contrasto. Dunque, l’interpretazione che ne vuole dare il
presidente USA parte da un falso storico e fattuale. Questa è ormai la regola
adottata per consolidare il consenso tra i suoi adepti e simpatizzanti ed al
contempo calpestare qualsiasi altra realtà che viene considerata nemica, quindi
da distruggere. Tuttavia, una seppur frettolosa menzione dei più recenti fatti
eclatanti che risuonano dall’altra parte dell’Oceano con conseguenze imminenti
anche per tutti noi, non può prescindere da tanti altri eventi, tra cui il più
emblematico è il perdurante intervento della milizia ICE, alle dirette
dipendenze della Casa Bianca, che nominalmente dovrebbe occuparsi di contrasto
all’immigrazione clandestina ma di fatto sta seminando il panico e il terrore
tra gli americani, soprattutto negli Stati e nelle città governati dal partito
Democratico. Prova di questo atteggiamento, ormai platealmente scoperto è la
recente uccisione di due cittadini americani, una signora madre di tre figli
(Renee Good) e un infermiere dedito al suo lavoro (Alex Pretti) rei di non
essere d’accordo coi metodi brutali adottati dalla milizia per portare a
termine il loro compito nella città di Minneapolis. Come, ad esempio l’arresto
di un minore di cinque anni e l’utilizzo di un altro minore di soli due anni
per entrare nelle case delle loro famiglie ed arrestarli insieme ai genitori. Questo
genere di cose, pur volendo credere che la società americana sia più violenta
della “nostra”, non può non rappresentare una sirena d’allarme sulla tenuta del
sistema le cui regole cominciano ad essere piegate con la forza.
In
pratica, mentre gli USA si apprestano, insieme con Israele, a sferrare un
attacco all’Iran più volte minacciato col pretesto di non poter tollerare che
le rivolte dei cittadini iraniani fossero soffocate nel sangue, il dissenso e
le proteste civili dei cittadini americani, sono trattati esattamente allo
stesso modo dall’integralismo politico, se non proprio religioso, di questa
malaugurata amministrazione americana; seppur eletta democraticamente, avviata
verso una deriva autoritaria che può essere ignorata solo da chi non vuole
vederla a tutti i costi. Di questo passo ce n’è abbastanza per dubitare che le
elezioni di mid-term nel prossimo novembre, in cui confidano i molti che
pensano ancora ad un’America d’altri tempi, possano svolgersi in condizioni
normali. Sarà il caso che qualcuno che conta nel mondo cominci a porsi la
domanda: “C’è qualcuno che possa liberarci da questa turbolenta amministrazione?”.
Non portò molto bene a Enrico II, ma si trattava di oltre otto secoli orsono…