Appare
abbastanza verosimile che l’Occidente e il mondo intero stiano eseguendo (e
vivendo intensamente) una rappresentazione scenica parlata o muta (con
foto o senza = pantomima) il cui finale è stato già scritto in modo non molto
dissimile da quello da me descritto a voi e su “Odissea”, raccontandovi
il mio primo sogno: Groenlandia agli Stati Uniti d’America: Donbass o
intera Ucrania alla Russia, Taiwan e isole collegate alla Repubblica popolare
cinese. I veri e importanti protagonisti dello show sono
e saranno unicamente tutti i detentori (tali per tacito “riconoscimento
reciproco”) di armi nucleari. L’Iran che vorrebbe porsi al loro livello
ha, in realtà una prospettiva di collocazione ancora molto dubbia, pur
avendo l’atomica e grandi riserve petrolifere. Russia e America dovranno
accordarsi su essa e ciò avverrà probabilmente quando gli ayatollah,
integralisti islamici particolarmente sanguinari, restituiranno quel Paese al
mondo appena più civile e meno invasato, (e comunque invaso da monoteisti meno
fondamentalisti), com’è augurabile che avvenga anche per tutti gli Stati
in cui ancora imperversano i principi religiosi mediorientali, penetrati,
purtroppo, in ogni parte del globo.Intanto, mentre si pongono, coram populo e con i necessari
effetti teatrali (anche di dubbio e cattivo gusto), le basi per un assetto
geopolitico che garantisca un duraturo e (augurabilmente) definitivo
periodo di pace, gli “attorucoli” di scarso talento bocciati senza
possibili esami di riparazione e scartati, quindi, per entrare
anch’essi nell’esecuzione della pièce, si agitano
spasmodicamente e smaniano, impotenti e frustrati, con escandescenze da trivio
(Macron per la Francia con i suoi tre missili nucleari, Ursula Albrecht Von der
Leyen per la Germania con ansia convulsa di riarmo, Starmer per la Gran
Bretagna con la consapevolezza di non essere Winston Churchill) o con
scodinzolamenti di sottomissione (Meloni per l’Italia dopo aver messo a
museruola a Crosetto). I “potenti” autori del ventilato (o
sospettato) patto hanno, invece, la cosiddetta “calma dei forti”. Mentre, però, gli Stati Uniti
d’America con Trump fingono di intervenire (nel pur scontato) dibattito
con repliche polemiche, diffuse mediaticamente al solo fine di dare
l’impressione di trattarsi di un work in progress, Russia e Repubblica
Popolare Cinese attendono, sia pure in modo e con vicissitudine interne
radicalmente diverse, l’evolversi degli eventi. Ipotesi verosimile è che
sul palcoscenico della pièce appariranno anche i fantasmidi
due “caduti” sul campo: l’Unione Europea e la NATO. Domanda: Rimpianti?
Rimorsi? Pentimenti? Accettazione? Reazioni scomposte e violente? Niente di tutto ciò!Al “pecorilismo” il mondo è stato
abituato per millenni da capi religiosi (soprattutto monoteisti e assolutisti)
e/o politici (autoritari) che hanno sempre parlato di “gregge”, di “fedeli” et
similia.Rimedio ben
noto ai potenti: Basterà lasciare ai singoli una libertà di parola che
sarà “tamquam non esset”, come è sempre stato nei millenni di vita umana!