Ancora sul referendum Fra le prese, che fa per il sedere il nostro governo di fratelli, c’è la separazion delle carriere, ordita che neanche Machiavelli. Intanto la presiede l’arroganza di stanare il mal della giustizia in un’incestuosa colleganza che ne causerebbe la nequizia. Già s’era fatto, come per la droga con la modica dose consentita, così con l’alternanza nella toga. Ma del tutto può essere impedita, così da scampar l’intelligenza, di avere, più saggio e preparato, un giudice che abbia l’esperienza di Piemme prima o d’avvocato. Mente perciò, negando l’intenzione - da Governo anti-democratico - di sottometter la giurisdizione, che gli duole come nervo sciatico. Le chiacchiere però valgono zero che l’Alto Consiglio è presidiato - la norma 105 parla chiaro - da un politico, fatto magistrato. Che quindi si tratti di una balla lo riprova tutto il decretato: il togato giammai non tocca palla. Infatti, se si vede sanzionato, nell’appellarsi verrà ri-giudicato dalla Corte, non più di Cassazione, ma dall’Alta che l’ha condannato. Non basta! C’è quest’altra infiltrazione: l’illiceità la dice il Parlamento. Ne consegue che può darsi il caso che si commini il suo licenziamento per l’accusa di grattarsi il naso.