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domenica 11 gennaio 2026

NOTA A UNA GIOIOSA FATICA DI GACCIONE
di Laura Garavaglia


Angelo Gaccione
 
Per gentile concessione della sua autrice, pubblichiamo per i lettori di “Odissea” la nota di lettura di Laura Garavaglia comparsa mercoledì 7 gennaio 2026 sul suo blog “Da Poeta a Poeta”.
 
Il titolo dell’antologia di poesie Una gioiosa fatica di Angelo Gaccione (La Scuola di Pitagora Editrice 2025, pagine 160 € 16) è l’ossimoro perfetto per descrivere la sua opera: la scrittura come impegno, scavo nel dolore e nella storia, ma che produce la gioia suprema della libertà e del volo.
Nel libro la poesia non è mai un esercizio di stile fine a sé stesso, ma una forma di resistenza etica. L’opera si presenta come una mappa dei sentimenti universali che attraversa il Novecento, le sue ferite e cicatrici, cercando incessantemente quel punto di equilibrio dove il “mite dolore” del poeta può riscattare il dolore del mondo.
Le poesie sono raccolte in varie sezioni, dalla prima, Le ritrovate, a quella che chiude l’opera, Le ultime: il poeta conduce il lettore attraverso una sorta di topografia delle emozioni. Dai primi versi giovanili, (per esempio la brevissima e intensa poesia “Ho perso i miei tredici petali/me li ha rubati la vita/quando rifioriranno/ avrò le ali”, che esprimono una malinconia profonda, un momento della vita in cui ci si sente privati di qualcosa di prezioso e vitale, eppure si intuisce che quella perdita non è la fine, ma una metamorfosi) il poeta attraversa poi  alcune città che si fanno luoghi dell’anima, Parigi e le sponde della Senna, Monaco e le piazze bavaresi, i vicoli di una Milano notturna, “amata e odiata”, dove i poeti si riprendono lo spazio sottratto dai “mercanti”. In queste pagine, la città non è solo sfondo, ma sembra prendere corpo, un corpo fatto di odori, di “strade senza banche” e di incontri fugaci che sembrano segnare il passaggio verso la maturità.
L’opera ha una profonda caratura morale: Gaccione affronta l’orrore del  Novecento - i Gulag, i Lager - con tono deciso e super partes. Per il poeta, il “disumano” ha un unico volto. Il suo è un richiamo alle vittime, ai “corpi crivellati”, affinché il loro silenzio dia voce alla nostra coscienza.
L’autore mette in scena l’eterno conflitto tra il determinismo biologico, che traspare ad esempio dalle parole di uno dei personaggi presenti nelle poesie, Aristide Bellocchio, e la capacità umana di creare un diverso destino grazie all’arte della scrittura. Sembra dirci che anche se è l’istinto a governarci è la parola che ci libera, come si legge nella poesia Va’ parola mia… che richiama alla mente i famosi versi di Luzi di Vola alta parola.
Molti altri spunti di riflessione offre questo libro, già lo si intuisce da quanto scrive Gaccione nell’Incipit: “La poesia mi è appartenuta. Io sono appartenuto alla poesia. È stato un rapporto cominciato presto e non si è mai interrotto. E si comprende come abbia saputo trasformare i propri “tredici petali rubati in ali possenti. È un’opera che profuma di pane buono dentro la credenza e brilla di “stelle appese al mio balcone, capace di riportare il lettore “più vicino al cielo.
Un’antologia necessaria, dove ogni verso risuona e lascia un’eco profonda nel lettore, ricordandoci quanto  il valore della poesia si fa respiro e resistenza, capace di “insinuare dubbi salutari” e indicarci ”sentieri scivolosi” [1]
, come ha scritto Attilio Bertolucci, per aiutarci a capire che l’impegno, l’onestà intellettuale e la responsabilità del poeta costano sì fatica, ma offrono anche, come ho scritto all’inizio, l’ineguagliabile  gioia della libertà.


La copertina del libro
 
Nota
[1] I poeti e la scuola: incontri con Bertolucci, Cucchi, Porta, Sereni
A cura di
 Giacinto Spagnoletti, Guerini e Associati Edizioni, Milano, 1982.


L’autrice della Nota

Presidente de La Casa Poesia di Como


Laura Garavaglia legge poesie in Corea
(Seul, ottobre 2025)
 
https://www.lauragaravaglia.it/nota-di-lettura-dellantologia-una-gioiosa-fatica-di-a-gaccione/